Come si fa senza a Muntagna? Ossia i vini per Salvo Foti, alle pendici dell'Etna

Terza edizione, corretta e aggiornata, del libro “Etna – I vini del vulcano”. L'autore è l'enologo siciliano, che vi racconta storia, tecnica, pensiero, rispetto del territorio

24-07-2020
La copertina del libro e il suo autore, Salvo Foti

La copertina del libro e il suo autore, Salvo Foti

«L’Etna è per noi da sempre, gente della Sicilia Orientale, un riferimento. Non potrebbe essere altrimenti. È una presenza maestosa. Da piccolo non riuscivo a immaginare la mia terra senza la Montagna e, ingenuamente, chiedevo, con ovvia ilarità di chi mi ascoltava: ma come fanno gli altri senza “a Muntagna”?».

Salvo Foti, enologo siciliano, non si nasconde nel suo libro “Etna – I vini del vulcano”, che quest’anno è stato pubblicato nella sua terza edizione, corretta e aggiornata. Quello che potrebbe sembrare un libro nozionistico, quasi un manuale, una spiegazione storica e tecnica della produzione vitivinicola sull’Etna, in realtà nasconde pure una parte autobiografica e filosofica, ma anche un pensiero aperto a come dovrebbe essere la viticoltura moderna, al rispetto del territorio che passa sempre attraverso il suo strumento principale: l’uomo.

Il libro (198 pagine, Giuseppe Maimone Editore, 20 euro) aiuta sicuramente a conoscere l’Etna non solo da un punto di vista strettamente ampelografico. Si tratta di uno sguardo a 360 gradi sulla storia, sulle tradizioni, sulla cultura etnea. Una zona sulla quale, come spiega lo stesso Salvo Foti, «non molto tempo fa eravamo in pochi a crederci».

Poi il vulcano è esploso. Non una moda, ma una presa di coscienza del grande potenziale che i siciliani avevano a disposizione, puntando sugli autoctoni dell’Etna, Nerello Mascalese in primis, e valorizzando non solo i vari versanti più o meno vocati alla produzione vitivinicola, ma anche le singole contrade, l’unità delle vigne, molte delle quali con oltre un secolo di vita alle spalle e comunque con una età media molto elevata.

‘A Muntagna, comunque, non manca mai. È una presenza costante che aleggia in ogni singolo paragrafo; anche quando l’autore fa delle digressioni legate al suo pensiero di viticoltura, sostenibilità e di produzione vinicola.

Il volume è ricchissimo di citazioni storiche, di documenti, di foto, così come di dati e analisi, che dimostrano quanto sia evoluta la produzione di vini sull’Etna, anche sulla base dei cambiamenti climatici in corso, testimoniati da analisi e studi. Capitoli sono dedicati agli antichi palmenti e alla Maestranza de I Vigneri, l’associazione dei viticoltori nata a Catania nel 1435.

È un viaggio virtuale in salita, verso la cima dell’Etna, con il pensiero dell’enologo che punta sempre a migliorare. «Ci piace pensare il nostro lavoro come in una vecchia vite ad alberello, con le radici ben salde e profonde nel passato e la parte aerea nel presente, capace ogni anno, con la giusta potatura, di rinnovarsi e dare buoni frutti».


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