Settimana milanese della cucina

Identità sposa l'idea emersa dal summit che ha messo a confronto Martina e Sala con gli chef

17-05-2016
Paolo Marchi, il ministro Maurizio Martina e l'

Paolo Marchi, il ministro Maurizio Martina e l'ex commissario Expo Giuseppe Sala all'incontro di qualche ora fa organizzato da Identità Golose per discutere dello stato della ristorazione milanese a un anno dall'Esposizione

Mettiamola così: se l’incontro voluto da Identità Golose e tenutosi qualche ore fa alla Fondazione Catella, a Milano, fosse invece stato organizzato altrove – a Roma, per dire. Ma non solo – si sarebbe trattato di un semplice confronto tra istituzioni e chef del luogo: un po’ di promesse, qualche chiacchiera e tutti al buffet finale (peraltro ottimo, del padrone di casa Cesare Battisti). Invece, appunto, si era a Milano, e lo spirito fattivo, concreto della città pare aver influenzato il summit che, neanche due ore di discussione, ha partorito un’ottima idea: quella di organizzare una Settimana milanese della cucina, ovviamente a iniziativa congiunta pubblica-privata, perché Milan l’è on gran Milan.

Diamo subito merito al grande vecchio Gualtiero Marchesi - che sa distillare ottime pillole di saggezza, tra discutibili lamentazioni sul bel tempo andato – di aver lanciato l’ipotesi; a Beppe Sala, già commissario Expo e ora in piena corsa per diventare primo cittadino, di averla immediatamente sposata, iniziando persino a ragionare su come realizzarla, e quando; al ministro Maurizio Martina di averla appoggiata, così come praticamente tutti gli chef presenti.

Gualtiero Marchesi parla circondato da alcuni dei nuovi grandi della ristorazione milanese, spesso suoi allievi: si riconoscono Davide Oldani, Francesco Cerea, Andrea Berton, Daniel Canzian

Gualtiero Marchesi parla circondato da alcuni dei nuovi grandi della ristorazione milanese, spesso suoi allievi: si riconoscono Davide Oldani, Francesco Cerea, Andrea Berton, Daniel Canzian

Ed erano tanti, la sala piena: Carlo Cracco, Andrea Berton, Davide Oldani, Antonio Guida, Claudio Sadler, Pietro Leemann, Alessandro Negrini, Andrea Aprea, Fabrizio Ferrari, Daniela Cicioni, Gianluca Fusto, Elio Sironi, Christian Milone, Eugenio Boer, Eugenio Roncoroni, Daniel Canzian, Andrea Alfieri, Andrea Provenzani, Domenico della Salandra, Franco Aliberti e tanti altri.

E ufficializziamo subito che Identità Golose accoglie l’idea. Lo ha fatto Paolo Marchi, stimolato in questo senso da Sala. Di quest’ultimo le seguenti parole: «Ragioniamoci sopra insieme a Identità Golose, che ha un’evidente capacità di mettere le cose a sistema. Direi che può essere realizzata nel 2017, troviamo un’idea forte». E Marchi, ai nostri taccuini: «La cucina milanese nel mondo è popolarissima. La città oggi offre una scelta ampia ma debole, per paradosso, proprio sui suoi piatti identitari, anche perché l’internazionalità è oggi l’identità prevalente in città. Ecco, credo che un’iniziativa di questo tipo vada realizzata; deve saper coniugare la forza della vocazione multiculturale con il recupero e la valorizzazione della nostra tradizione un po’ dimenticata». Al che Claudio Ceroni, suo alter ego imprenditoriale come patron di MagentaBureau: «Ha ragione Paolo: noi milanesi siamo troppo poco coscienti di quanto rifulga all’estero l’immagine della nostra città. La Settimana milanese della cucina è non solo utile, ma giusta e indispensabile. Oggi si ragiona tanto degli chef come ambasciatori dell’eccellenza italiana nel mondo: perfetto. Ma devono e possono esserlo anche della Madonnina. Diventando il suo gustoso biglietto da visita».

E’ forse questa capacità di darsi prospettive, di costruire il proprio futuro, la forza della Milano del dopo Expo, la sua nuova dinamicità, «la magia di una città che vanta 2000 anni di storia ma una contemporaneità assoluta. Qui si annusano le novità, succede solo a Milano, in Italia», per dirla con Sala, che ha raccontato così il cambio di marcia vissuto durante Expo: «Se avessimo coscienza di questo cambiamento di pelle in atto? Solo fino a un certo punto. E’ successo all’improvviso, come se qualcuno avesse acceso la luce. Click, e tutto è partito» anche se «indubbiamente viviamo anche una situazione a due velocità, ci sono zone in ritardo, e su quelle intendo lavorare, per renderle partecipi della crescita. Ma qui c’è un pubblico, ci sono le basi per poterlo fare. Sintetizzo il concetto in una frase: il Piccolo Teatro ha più abbonati del Milan».

Maurizio Martina, al di là dell’idea della Settimana, ha sottolineato l’impegno suo e dell’Esecutivo nell’appoggiare la crescita del settore, e nello sfruttare il settore come punta di diamante del Paese all’estero: «Siamo fortemente motivati a dare sempre più corpo al progetto complessivo Food Act, che come sapete poco a poco si sta sostanziando coinvolgendo numerosissimi attori. E’ questo il lascito più interessante di Expo. Milano saprà continuare a essere all’avanguardia: voi chef fate parte di tale processo, anzi ne siete tra i protagonisti». Poi, una proposta pragmatica: «Come ci siamo detti tante volte (rivolto a Marchi, ndr), a livello nazionale diamoci un tempo, costruiamo le prime iniziative e poi valutiamone pregi e difetti, per migliorare ulteriormente. A livello locale, milanese, ci sono meno problemi: già il capoluogo ha fatto passi in avanti e continua a saper camminare con le proprie gambe, sfruttando le proprie idee». La Settimana, ad esempio.

L'intervento di Carlo Cracco. Alle sue spalle si nota Sonia Re in rappresentanza di Apci (www.cucinaprofessionale.com). Foto Canio Romaniello

L'intervento di Carlo Cracco. Alle sue spalle si nota Sonia Re in rappresentanza di Apci (www.cucinaprofessionale.com). Foto Canio Romaniello

A Marchesi che auspicava «una Milano metropolitana allargata alle periferie, come Parigi», ha risposto indirettamente Pietro Leemann: «E’ importante volare alto. Vivo a Milano molto bene, è già una piccola Parigi con un grandissimo potenziale. Sono arrivati Guida, Bartolini… Dobbiamo impegnarci per disegnare prospettive: possiamo essere all’avanguardia nelle politiche per la salvaguardia dell’ambiente. Una città più ecologica, più verde, più ciclabile, più pulita» (ed è già molto più pulita di Parigi, per dirla con l’assessore Franco D’Alfonso).

Brillanti gli interventi anche di altri, come Carlo Cracco: «L’esperienza di Expo ci insegna che bisogna continuare a pensare a eventi e strutture nuove, per consolidare il trend positivo». Andrea Berton: «Sono arrivato qui 11 anni fa, ho creduto in Milano, ci vivo, ci ho investito tempo, energie e denaro, devo dire che è notevolmente migliorata. Certo, alcuni aspetti sono ancora critici, penso al traffico, ma dà molta energia». Davide Oldani: «A chi chiede se l’Expo abbia avuto ricadute utili, rispondo così: io all’esposizione ho servito 70mila piatti del mio Zafferano e riso alla milanese D'O, pensato per l’occasione. Ma devo anche dire che nei sei mesi non è che avessi notato molto più movimento, a Cornaredo: i turisti arrivavano, andavano all’Expo, un salto in città e via. Il feedback molto positivo lo avverto ora: ogni settimana almeno 10-15 persone mi dicono che sono al D’O perché ci hanno conosciuto all’Expo, e sono voluti tornare. E’ un’ondata importante, che sarà bene alimentare». In tutti i sensi.


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