Fantastica Denver, ma Milano...

Danilo Gallinari a Identità Expo: rimpiango il cibo e un certo stile di vita. L'Esposizione? Bellissima

04-06-2015
Due fuoriclasse nei rispettivi campi: il cestista

Due fuoriclasse nei rispettivi campi: il cestista Danilo Gallinari - indovinate un po': è quello più alto, a destra - oggi sulla terrazza di Identità Expo con lo chef Moreno Cedroni, protagonista fino a domenica di Italian & International Best Chefs

«Quello che porterei a Milano da Denver? L’aria pulita, i parchi, i laghi, i fiumi… E il clima. Quello che viceversa porterei a Denver da Milano? Ma facile, il cibo!». Idee chiare lunghe 209 centimetri, quelli di Danilo Gallinari, classe 1988, il cestista italiano più famoso, probabilmente anche il migliore di tutti i tempi. Dal 2008 gioca nella mitica Nba statunitense, ora nei Denver Nuggets, da qui il confronto col capoluogo lombardo. Dal quale si evince anche come, per quanto riguarda la buona cucina, preferisca giocare in casa: tanto che poche ore fa era al temporary restaurant di Identità Golose, ossia ai tavoli di quell’Identità Expo S.Pellegrino che proprio in quei minuti accoglievano per la prima volta – e fino a domenica sera – l’estro e la tecnica di Moreno Cedroni.

Danilo, iniziamo dalle cose serie: mangiato bene?
«Benissimo!».

La cucina di Cedroni punta tutto sul pesce: consente insomma di non trasgredire nemmeno alla severa alimentazione di un’atleta, o sbaglio?
«Proprio così. Noi abbiamo un regime dietetico molto rigido, durante la stagione agonistica: carboidrati a colazione, carboidrati con un po’ di proteine a pranzo, la sera solo proteine: pesce e carne, con il contorno di verdura».

Gallinari poche ore fa a Identità Expo con la spilla dell'Esposizione, della quale è stato nominato Ambassador

Gallinari poche ore fa a Identità Expo con la spilla dell'Esposizione, della quale è stato nominato Ambassador

Rimpiangi l’Italia del cibo?
«Come non potrei? Io non so cucinare, solo qualche piatto di pasta. Mi mancano i sapori italiani: certo, ci sono tanti “nostri” ristoranti negli Stati Uniti, ma non è certo la stessa cosa… Mi mancano le ricette delle mamme, delle nonne».

Piatti preferiti?
«Due in particolare: Gnocchetti sardi al gorgonzola e Riso con la zucca».

Togliamo la quasi “esoticità” degli gnocchetti sardi, per il resto sono due piatti molto nordici. D’altra parte tu sei di Sant’Angelo Lodigiano...
«No! Nato a Sant’Angelo ma sono di Graffignana, un paese poco distante. C’è una certa rivalità, ci tengo a precisarlo».

Vada per Graffignana. Comunque sei lombardo e molto legato a Milano: tuo padre Vittorio è stato una colonna della mitica Olimpia Milano degli anni Ottanta, quando c’era Dan Peterson in panchina. Tu stesso hai giocato a Milano a lungo, tra il 2007 e il 2008 e poi ancora alcuni incontri nel 2011. Che effetto ti fa la città dell’Expo?
«Ho visto un po’ oggi l’Esposizione e tornerò, perché mi ha fatto un’ottima impressione, davvero positiva, non me l’aspettavo così. Non pensavo che Milano avesse la forza di organizzare un evento così grande. Bravi».

Spesso gli italiani sono i primi a denigrarsi…
«Fa parte della nostra mentalità, abbiamo un approccio negativo alle cose. Bisognerebbe fare il contrario, questa è una kermesse bellissima che riscatta la nostra immagine nel mondo. Chi viaggia molto o vive e lavora all’estero, come me, capisce quante potenzialità abbia questo Paese. E quanto sia necessario ritrovare il rispetto per noi stessi, come popolo».

Il cestista lombardo gioca a Denver: gran bella città, come si evince anche da questa immagine. Ma il cibo...

Il cestista lombardo gioca a Denver: gran bella città, come si evince anche da questa immagine. Ma il cibo...

Migliora l’immagine dell’Italia e in primis quella di Milano, città alla quale, come si diceva, sei legato.
«E’ davvero cresciuta, cambiata. In altri Paesi è più facile reinventarsi, in Italia più complicato perché abbiamo una storia fantastica, tradizioni forti: sono caratteristiche uniche, che vanno salvaguardate, ma che a volte ci spingono a non essere propositivi per il futuro. Invece Milano sta cogliendo questa sfida. Porta Nuova, ad esempio, mi piace tantissimo. Avanti così!».

Il tuo futuro prossimo?
«Ora la nazionale, poi ho ancora un anno di contratto a Denver: devo dare il massimo, ne abbiamo bisogno. Tra l’altro è un centro molto bello, in Colorado, a 1.400 metri sul livello del mare, offre un’altissima qualità della vita e un clima invidiabile. Eppure è assai sottovalutata, non solo in Italia ma persino negli States».

L’abbiamo detto, invidi queste caratteristiche. Ma sul cibo la battiamo…
«Non solo sul cibo. Mi piacerebbe portare a Denver anche lo stile di vita milanese, la cultura dell’eleganza, l’aperitivo. Cose così». che magari racconterà nel suo prossimo libro.


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Olio Coppini