Marilisa Allegrini, Poggio al Tesoro a Bolgheri: la sua visione del vino di qualità

Dalla Valpolicella la famiglia nel 2001 investì in questa zona della Toscana. Il vino più importante prodotto da quelle vigne è dedicato a Walter Allegrini, scomparso prematuramente

13-03-2021

Allegrini è sinonimo di Valpolicella, grandi vini creati nel quartier generale di Fumane da una famiglia veronese che vive di vino dal XVI secolo. Un nome identificativo che accompagna la storia di un susseguirsi di generazioni che hanno deciso di allargare i confini veneti, esplorando dapprima la Toscana con Bolgheri e Montalcino, e più recentemente il Lugana. Marilisa Allegrini è una signora del vino che non ha bisogno di presentazioni: unica produttrice italiana ad aver conquistato la copertina della rivista internazionale Wine Spectator.

Colta, iperattiva, sportiva, amante della natura e delle sue figlie Caterina e Carlotta, neo nonna di Pietro, figlio di Carlotta. Ci racconta: «Nonostante sia passato un anno davvero difficile il presente non mi rassicura. Abbiamo lavorato molto con i nuovi mezzi digitali tuttavia le mie abitudini a viaggiare, continuamente, per il mondo mi costringono ad accettare e subire, come tutti noi, questa situazione, a tratti quasi surreale. Le nostre cantine e la natura non si sono mai fermate».

Oggi dalla Valpoilicella ci trasferiamo virtualmente nella cantina di Bolgheri, Poggio al Tesoro, situata in una delle zone più interessanti della Toscana. Proprio nel 2001 Marilisa e il fratello Walter s’innamorarono di queste colline, decidendo di acquistare un appezzamento di oltre 70 ettari tra la costa del Mar Tirreno e le Colline Metallifere.

Chiosa Marilisa: «Oggi è una delle aziende bolgheresi più dinamiche, dove produciamo vini che esprimono questo terroir meraviglioso. Quando arrivammo a Bolgheri la tenuta non aveva neppure un nome, la chiamammo Le Sondraie perché era il nome dell’appezzamento più grande. Solo qualche anno più tardi prese vita come Poggio al Tesoro. Oggi lo dico con orgoglio, mai nome fu più appropriato. Piantammo 7 ettari di Petit Verdot a Le Grottine, mentre il Merlot a Le Sondraie, perché c’erano più argilla e minerali, ideali per questo vitigno. Ci trovammo già piantati del Cabernet Sauvignon e Franc proprio nei terreni più sabbiosi per arrivare a vini più potenti e concentrati. Non posso scordare il 2003, una vendemmia incredibile per il caldo fuori misura. Un’annata che venne prodotta, come sempre, vinificando tutto separatamente. Fin da subito capimmo che il Cabernet Franc aveva una marcia in più. Il nostro primo consulente Alberto Antonini comprese subito che il vino era da monitorare, perché si evolveva con speziature incredibili. Decisamente sempre un passo avanti rispetto al Cabernet Sauvignon. Mio fratello Walter ci ha lasciati prima di poter ammirare queste bottiglie. Decidemmo, fin dall’annata 2003, di creare un’etichetta “Dedicato a Walter”».

Un vino prodotto dal 2003, ogni anno tranne che nel 2014: vigneti con rese bassissime per una produzione attuale di solo 7-8 mila bottiglie. Nel 2015 arriva a Poggio al Tesoro Luca D’Attoma e Marilisa precisa: «Enologo geniale e un po’ pazzo, nell’accezione migliore del termine. Ha affiancato il nostro enologo Lorenzo Fortini che, dalla Valpolicella, ha portato il suo sapere applicandolo sul territorio bolgherese. Oggi questo vino è un Bolgheri Superiore Doc, ma le prime annate secondo il disciplinare non consentivano questa denominazione per il monovarietale. Il mio animo commerciale mi ha spinto a far provare ai miei distributori nel mondo questo prodotto. Dopo aver parlato per anni di Amarone andavo a vendere Bolgheri. Vi confesso che tutt’oggi ho continue sorprese di clienti che si fanno conquistare dalla piacevolezza di questo rosso».

Senza dubbio è il vino più importante della tenuta, interamente ottenuto da uve Cabernet Franc e dedicato da Marilisa e Franco Allegrini al fratello Walter, scomparso prematuramente. Al naso svela frutti neri e note di pepe con alternate sfumature balsamiche di eucalipto in perfetta armonia ed equilibrio. All’assaggio appare teso e potente senza mai scordare una trama elegante. Dopo una fermentazione in tini d’acciaio, malolattica inclusa, si trasferisce in barrique per un affinamento di almeno 24 mesi.

Ci racconta Marilisa: «Una particolarità che mi piace sottolineare è la nostra vendemmia a Bolgheri. Come per le uve dell’ Amarone utilizziamo delle piccole cassette da 5 kg per non rovinare gli acini. Una cura maniacale dei grappoli perché il nostro obiettivo è la qualità. Mio fratello Walter mi disse: 'Non siamo venuti a Bolgheri per fare un semplice investimento. Qui desideriamo fare vini dove non esistono compromessi sulla qualità'».


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