Elio Carta, il signore della Vernaccia di Oristano. E del gin

L'incredibile Vernaccia Riserva del 1968 si affianca a una produzione di distillati di alta qualità

06-03-2019
Elio Carta è il titolare della Silvio Carta, azie

Elio Carta è il titolare della Silvio Carta, azienda che produce la preziosa Vernaccia di Oristano e distillati di qualità

Concretezza e sguardo aperto verso il futuro. Senza fermarsi mai. Credendo con forza nella propria terra, la Sardegna.

Elio Carta è uno di quelle persone da conoscere. Un uomo che sembra magari un po’ schivo, ma al quale basta uno sguardo per capire chi ha di fronte. E soprattutto un sardo che vuole proporre la sua idea di Sardegna, viva e vivace, con un patrimonio inestimabile che ha solo bisogno di essere valorizzato.

Serve un lungo affinamento

Serve un lungo affinamento

La fortuna di Elio Carta, titolare dell’azienda Silvio Carta fondata dal padre, si chiama Vernaccia di Oristano. «Un vino strano, perché fermenta sempre in legno» come spiega anche Elio. Che racconta anche di un curioso episodio: «Era il 1967 e studiavo alla scuola enologica di Conegliano. Il sabato era dedicato alla degustazione alla cieca dei vini, e quando ho portato la Vernaccia, avevo spiegato che era un vino bianco vinificato in botte, e il docente mi disse: “non dica stupidaggini, i vini bianchi non si passano in botte”».

Ma la Vernaccia è così, da sempre. «La fortuna di questo vino in Sardegna è stata nel dopoguerra, quando le aziende vitivinicole non erano sviluppate come adesso: mentre gli altri vini, quando arrivava la primavera, cominciavano ad avere dei problemi, la Vernaccia, più arrivava il caldo e meglio era, proprio perché aveva questa attitudine». Un vino che fermenta tra i 46 e i 48 gradi centigradi. E che poi ha bisogno di tempo.

L'incredibile colore della Vernaccia di Oristano del 1968

L'incredibile colore della Vernaccia di Oristano del 1968

«Più va avanti nel tempo, più si esalta – spiega ancora Elio Carta - in quanto vengono fuori, non subito, gli aromi. Inoltre ha 16 gradi di alcol e ne dimostra molto meno, perché è un vino molto ricco di glicerina e gli consente di mantenere grande morbidezza. Più va avanti nel tempo più si ossigena, perché la caratteristica di questo vino è che i lieviti prima trasformano lo zucchero in alcol, e vanno finire sul fondo, poi dopo un paio di mesi dalla fine della fermentazione, risalgono, e si forma un film sopra (tanto che si chiamano lieviti filmogeni) che consentono la micro ossigenazione del prodotto. E lì viene a formarsi tutto il bouquet. Dalla parte superiore della botte non arriva più nulla, in pratica non si ossida, mentre dai lati, dalle doghe, arriva questa micro ossigenazione».

La ricerca di Elio Carta continua

La ricerca di Elio Carta continua

Ed è un vino che, in passato, era molto venduto in Sardegna: «Nel periodo d’oro, sto parlando dagli anni Sessanta sino a fine anni Settanta, noi mandavamo a invecchiare oltre tre milioni di litri di Vernaccia. A fine anni Settanta tutti i prodotti ad alto grado sono diventati tabù, tanto è vero che i vini che superavano i 10 gradi e mezzo erano da scartare, considerati troppo forti».

Per la Silvio Carta c’era bisogno di una svolta. «Se la Vernaccia va in crisi, siamo finiti. Aumentava il numero di clienti, ma i consumi erano sempre gli stessi. In Sardegna ristrutturavano i bar e non volevano più la Vernaccia da vendere a quartini, e si è passati da 500-600 litri di Vernaccia a settimana per ogni bar a una chiusura nei confronti di questo vino. Così dico a mio padre: “O facciamo altro, o per noi non c’è futuro”. Da lì si è partiti con un impianto di distillazione, abbiamo cominciato nel 1984».

Generazioni a confronto: Silvio Carta, a sinistra, con il figlio Elio

Generazioni a confronto: Silvio Carta, a sinistra, con il figlio Elio

La Vernaccia non è stata abbandonata. «Ma l’azienda si è evoluta e l’abbiamo sdoppiata – sottolinea Elio Carta - Oggi abbiamo una superficie coperta di quasi due ettari e mezzo, dove mezzo ettaro è destinato solo alla cantina, mentre tutto il resto è dedicato alla produzione di liquori e distillati».

Grappa e non solo. Fino alla nascita dei gin che, negli ultimi anni, stanno avendo un enorme successo, non solo in Italia. Ma anche per la distillazione, Elio Carta ha voluto essere legato alla sua terra. “Made in the wild”. «Abbiamo un patrimonio enorme di botaniche. Tanto che i gin hanno un’impronta chiara. Il gin Pigskin viene realizzato, oltre che con il ginepro, con salvia desoleana, che abbiamo solo noi in azienda, che era stata persa e che noi abbiamo recuperato, che produce una foglia molto grande. Poi c’è il mirto, l’elicriso, che sono le botaniche fondamentali, un pizzico di lime e l’artemisia che è fondamentale. Ovviamente sono molto importanti le quantità. Infine viene messo per  5 o 6 mesi in botti, sempre di Vernaccia, che, oltre al gusto, conferiscono anche un leggero colore ambrato». Un prodotto che sa di Sardegna e che dà un’impronta molto “wild”, mantenendo comunque un’ottima eleganza, al gin tonic.  

Il gin rosa: è il Pink Pingskin

Il gin rosa: è il Pink Pingskin

Dalla Vernaccia vengono realizzati vari prodotti: due grappe, una giovane e l’altra invecchiata, due Vermouth, uno bianco e uno rosso, e anche un Brandy, con 25 anni di invecchiamento. «Il gin è l’ultimo nato. Sei anni fa, io nemmeno conoscevo i gin». E ora se ne producono di vari tipi: il Giniu, che è probabilmente il prodotto di punta, il Boigin, che ha un’aromatizzazione legata agli agrumi, il Pigskin che abbiamo già descritto, il Grifu, l’Old Grifu e, come ultima novità, il Pink Pingskin, che, come dice il nome, è rosa, in quanto è ripassato su un letto di bacche di mirto.

Un capolavoro: la Vernaccia di Oristano riserva del 1968

Un capolavoro: la Vernaccia di Oristano riserva del 1968

Ma la Vernaccia di Oristano? Per celebrare i 50 anni di produzione di Elio Carta, è uscita sul mercato una Vernaccia di Oristano Riserva del 1968, una vera perla enologica che sta raccogliendo consensi e premi.

«All’inizio avevamo 64.500 litri di prodotto, ora sono diventati solo tremila litri. Bisogna pensare che abbiamo una perdita media annua tra l’8 e il 10% di prodotto, che evapora: è la famosa “parte degli angeli”. A livello economico, solo per l’uva, avevamo avuto un investimento iniziale di 24 milioni e mezzo di lire, nel 1968».

Le botti di affinamento della cantina Silvio Carta

Le botti di affinamento della cantina Silvio Carta

Andando su internet, utilizzando un programma di rivalutazione monetaria, un pari investimento oggi sarebbe equivalente ad almeno 250mila euro.

Ultime annotazioni: la Silvio Carta, al momento, produce circa un milione di bottiglie all’anno di distillati e 250mila bottiglie di vino, tra Vernaccia, Vermenatino e Cannonau. La Vernaccia resta quella maggiormente prodotta, con 60 ettari dedicati.


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