Spumantitalia: valorizzare la variegata ricchezza delle bollicine tricolori

Si è tenuto a Pescara il numero zero di una manifestazione dedicata al movimento spumantistico italiano: il racconto

04-03-2019

Il sistema spumantistico italiano si sta ampliando sempre di più, sono tanti gli spumanti da uve autoctone che ogni giorno si presentano sul mercato, cercando di dare alternative briose alle denominazioni già consolidate. Il loro legame con un territorio specifico è senza dubbio motivo di curiosità e di diversità, ma una riflessione sorge spontanea, possibile mai che tutte le uve siano adatte a questo processo di lavorazione? Non sarà solo un fenomeno di moda?

Questi sono solo alcuni degli interrogativi che sono stati affrontati nella interessante manifestazione Spumantitalia, svoltasi a Pescara. Una manifestazione fortemente voluta da Andrea Zanfi, direttore della rivista Bubble’s, che insieme al Consorzio di Tutela Vini d’Abruzzo, ha trovato a Pescara, presso il Museo delle Genti d’Abruzzo, sede e spazio di discussione.

Andrea Zanfi

Andrea Zanfi

Numero zero quindi per questa manifestazione che, attraverso laboratori e dibattiti, ha dato la possibilità a enologi, produttori e comunicatori di mettere a confronto le proprie idee, creando interessanti tavoli di confronto sulla strada e sulle strategie da perseguire, per costruire un “brand Italia” intorno allo spumeggiante mondo delle bollicine. 

Secondo i numeri forniti, il mercato delle bollicine è senz’altro un trend in continua crescita sia in Italia sia all’estero, ecco perché è necessario creare una distinzione puntuale e identificarsi in modo sempre più chiaro. Andrea Zanfi di Bubble’s Italia sottolinea la necessità di un linguaggio comune intorno al quale valorizzare un prodotto che vuole esprimere il territorio italiano, con le sue diversità.

Il movimento spumantistico italiano, ormai divenuto oggetto di un evidente successo, è ancora ben lontano dall’essere capitalizzato. Non bisogna "usare" il vitigno, ossia non pensare al modello Prosecco come riferimento: solo perché questo è stato un modello vincente non è detto che sia replicabile. 

Focus sul Durello

Focus sul Durello

Un esempio valido può essere il lavoro svolto dalla realtà del Monti Lessini Metodo Classico e del Lessini Durello Metodo Italiano, entrambi prodotti con uva Durella, ma espressione di due distinte identità. Oggi il Lessini Durello è tra gli spumanti italiani da varietà autoctona più identitario.

Proviene dall’area dei Monti Lessini, a cavallo tra le province di Verona e Vicenza, presenta un suolo di origine vulcanica e un paesaggio caratterizzato da molta biodiversità dove i vigneti sono intervallati da boschi e vegetazione. Interessante ed esemplificativa la distinzione fatta per le due tipologie, dove con la dicitura “Lessini Durello” viene indicato solo lo spumante prodotto in autoclave, mentre la denominazione “Monti Lessini” è destinata allo spumante ottenuto con rifermentazione in bottiglia. Una scommessa coraggiosa nata trent’anni fa, che negli ultimi 5 anni ha avuto una crescita importante, diventando la quinta DOC spumantistica italiana.

Da più interventi è emerso che quello su cui si deve puntare in senso stretto è proprio la diversità delle tante identità territoriali che l’Italia racchiude. La forza dell’Italia è, infatti, la sua enorme varietà, e il vitigno deve entrare a far parte del territorio specifico. Operazione che va portata avanti con coscienza e competenza, facendo sì che la diversità diventi unicità comune.

Bisogna valutare attentamente quali siano le varietà idonee alla produzione di spumanti e di conseguenza valutare le tecniche migliori per realizzarli. Non si può spumantizzare tutto, così come sta accadendo. Fondamentale è anche la comunicazione di tutto quello che si mette sul mercato, nei confronti del consumatore che, assediato da svariate tipologie e denominazioni, è sempre più disorientato.

Valentino Di Campli, presidente del Consorzio di Tutela Vini d’Abruzzo

Valentino Di Campli, presidente del Consorzio di Tutela Vini d’Abruzzo

Bisogna fornirgli gli strumenti opportuni di discernimento e conoscenza di quello che gli si offre, a partire proprio dai nomi che differenziano le diverse produzioni, per questo l’importanza di riconoscere il nome Metodo Italiano, come definitivo sostituto di metodo Charmat o Martinotti. Bisogna cercare di semplificare per comunicare meglio.

Queste sono le linee guida emerse nel corso dei diversi dibattiti, che sono state rimarcate anche da Valentino Di Campli, presidente del Consorzio di Tutela Vini d’Abruzzo, orgoglioso di aver svolto questa manifestazione al suo numero zero proprio in Abruzzo, riconoscendo l’importanza e la validità di questo confronto.

Una manifestazione che vuole diventare un appuntamento annuale, che avrà così come scenario un territorio che, anche se affacciatosi solo di recente al sistema spumantistico, si è dimostrato da subito attivo e dinamico.


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