Settimo Calice d'oro, l'Alto Piemonte può sorridere

La manifestazione a Novara, con una certezza: i produttori seguono con consapevolezza il passato e la fame di futuro

04-04-2018
La premiazione del Settimo Calice d'Oro: da si

La premiazione del Settimo Calice d'Oro: da sinistra Margherita Gelmini, Antonello Rovellotti e Cecilia Bianchi

Tre vini, tre sguardi sull’Alto Piemonte e sulla sua identità. L’assegnazione del Settimo Calice d’Oro 2017, nella cornice del Castello Visconteo di Novara rilanciato verso nuova vita, svela una ricerca. Che si esprime nella determinazione non a rincorrere, bensì a seguire con consapevolezza il passato e la fame di futuro. Quest’ultima evidente anche per i tanti volti giovani che si sono visti durante la cerimonia.

Una selezione rigorosa, che non imbriglia, bensì esalta la passione dei viticoltori nelle tre categorie del concorso, organizzato dalla Camera di commercio di Novara con gli enti camerali di Biella-Vercelli, del Verbano Cusio Ossola e con il supporto tecnico dell’Associazione Enologi Enotecnici italiani. La cornice era l’evento Taste Alto Piemonte che si è svolto al Castello dal 24 al 26 marzo e che era organizzato dal Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte, guidato da Lorella Zoppis, con 150 etichette pronte a lasciarsi scoprire.

Un affascinante scorcio delle Colline Novarese

Un affascinante scorcio delle Colline Novarese

Oltre diciannove le aziende che si sono sfidate nel concorso del Calice d’Oro, per migliorarsi sempre.

A guadagnarsi il premio tre etichette che hanno un mondo da narrare. Si parte con un bianco, Colline Novaresi Doc Particella 40 2015: Erbaluce al cento per cento, dalla Cantina Valle Roncati, rappresentata da Cecilia Bianchi.

Nella degustazione guidata da Giuseppe Martelli,  ci si addentra in un bianco di 13 gradi, che si offre al palato -  dopo l’accoglienza seducente tra sfumature giallo paglierino e tenui riflessi verdognoli – con una sensazione di leggero vellutato che non vuole congedarsi.

I tre vini in degustazione

I tre vini in degustazione

Poi il Colline Novaresi Doc Nebbiolo Valentina Vendemmia Tardiva 2011 dell’azienda Il Roccolo di Mezzomerico.

Nebbiolo al cento per cento, questo vino – presentato da Margherita Gelmini – racconta il suo percorso di affinamento nelle barrique di rovere per quarantotto mesi, quindi in bottiglia per altri dodici. Il rosso rubino intenso con declinazioni in porpora e granata, conduce ai primi assaggi di primavera sotto forma di viole; quindi si consegna ad altre sensazioni che vagano dalla frutta candita alla liquirizia. Un vino di 15 gradi e mezzo che non si scompone, bensì offre come dono finale una persistenza irresistibile.

Rappresenta bene il carattere piemontese, come ha rimarcato Martelli, quasi diffidente all’inizio, poi incapace di resistere a chi si ferma e sa apprezzarne le doti.

Infine, il Ghemme Docg Riserva “Costa del Salmino 2009” di Rovellotti Viticoltori in Ghemme: Nebbiolo al 90 per cento, con un apporto quasi simbolico di Vespolina. Lo introduce Antonello Rovellotti. Quattordici gradi, una riserva che vive 42 mesi in botti grandi di rovere, quindi un altro anno di affinamento in bottiglia. Anche qui, colori e profumi si inseguono, dal rubino che si stempera nel granata alla viola ancora e alla rosa che già si è spinta avanti nella stagione. Martelli le ha definite nuance di una grande orchestra. Ma la musica continua a fluire, nei trentacinque diplomi di merito assegnati, che coincidono con altrettante etichette e storie di dedizione. Una competizione accesa che ha un ingrediente speciale, rivela il fratello di Antonello, Paolo: «Qui, siamo tra amici».


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