Colli Berici e Vicenza, il futuro è rock

In giro tra le migliori cantine consorziate: puntano sul progetto legato al Tai Rosso per rafforzare la loro identità

14-10-2017
Importante anteprima quest’anno per Gustus – V

Importante anteprima quest’anno per Gustus – Vini e Sapori dei Colli Berici, l’evento organizzato dal Consorzio Vini Colli Berici e Vicenza e dalla Strada dei Vini Colli Berici, in programma dal 4 al 6 novembre 2017 a Vicenza. Dalle 9.30 alle 12.30 di venerdì 3 novembre si terrà il convegno Paesaggi del vino dei Colli Berici. Luogo della conferenza sarà la Biblioteca Internazionale “La Vigna” di Vicenza

La roccia della terra che imprime personalità al vino e una scossa rock al “cuore del Veneto”.  A suonare la musica, il Consorzio di tutela Colli Berici e Vicenza che non solo sta portando avanti la nuova alleanza fiorita nel 2011 (prima c’erano due entità separate), con 30 soci, ma punta sul progetto legato al Tai Rosso per rafforzare l’identità. Anche valorizzandola in un percorso capace di dare linfa al turismo che si nutre di gusto, come di arte e amore per la natura.

Follow the rock, segui la roccia, è il filo conduttore tracciato dal Consorzio, guidato dal presidente Silvio Dani e dal direttore Giovanni Ponchia. Qui parla davvero la roccia, anzi le rocce. Quella calcarea, le argille rosse e i terreni basaltici di origine vulcanica, a cui si aggiungono le scarse precipitazioni. Risultato: vini resistenti e tenaci. In tutto, nel 2016 sono state prodotte 1.728.000 bottiglie. Il 63% del vino certificato Doc Colli Berici (17.200 ettolitri, dai locali della zona ancora richiesto molto sfuso) è da uva a bacca rossa: prevale il Merlot, seguono Cabernet Sauvignon e Tai Rosso. Proprio su quest’ultimo, si crede molto, con le note di finezza ed eleganza. «Un vino gastronomicamente versatile»  spiega Ponchia, che opera poi accostamenti attenti ai piatti del ristorante Aqua Crua di Giuliano Baldessari, dove acido e amaro giocano con il dolce.

Un incontro, tra caratteri ed emozione come quello che avviene nelle cantine. A Longare, da Piovene, si compie un viaggio nel tempo, attraverso le voci delle nuove generazioni. «Welcome» è il saluto di benvenuto, a testimonianza di un mercato sempre più spalancato sul mondo. Le cugine Chiara e Alessandra guidano nell’esplorazione e trasmettono una passione che è anche e soprattutto donna. Pure quando ci si trova alla degustazione e viene accolta PuntoZero, altra storia di famiglia ma nuova come svela lo stesso nome.

Uguale musica con Dal Maso  - quinta generazione con Nicola, Silvia e Anna – dove prima si dà il benvenuto ai prodotti della Fattoria Le Vegre. Quindi, con l’arte dello chef Francesco Bertola del ristorante La Marescialla, di Selva di Montebello, si mette in scena un pranzo dove compare il classico baccalà con polenta, esaltato dal Tai Rosso proprio della cantina Dal Maso.

Ma non si ritirano dalla competizione amichevole i bianchi, con il gran finale del Vin Santo, l’eterno. Il Tai è l’autoctono, quello che deriva dal vitigno del Tocai e ha radici genetiche in comune con Cannonau e Grenache, ma qui ha trovato la sua impronta rocciosa. Così l’altra varietà autoctona è la Garganega, che porge il ritmo dei bianchi, con sentori fruttati, floreali e minerali.

Anime diverse, che amano cambiare abito ancora, come il Tai Rosso in purezza che si degusta da Pegoraro – altra azienda familiare – una tipologia nuova, con un colore rubino attenuato senza perdere la vivacità, tanto da diventare Rosé Brut. E prima dell’ultimo incontro all’azienda agricola Cavazza, un viaggio al centro della terra, nella cava di Zovencedo per il duello amico tra Cabernet e Carménère con Inama e Mattiello.

Là dove la pietra bianca rivela la sua morbidezza, come questi vini di carattere che però trovano la loro strada con naturalezza verso il palato e verso mercati sempre più vasti.


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