28-10-2026

Spaghetti “in piedi” e croccanti, conditi con ragù di triglia: piatto indimenticabile

Questa e altre bontà nel ristorante di Catania nato come salumeria di mare: chef Alberto Angiolucci al suo Angiò propone una cucina che esalta la materia prima ittica. Ora apre anche un forno e sbarca a Milano…

Spaghetto 'ncastagnatu, zafferano e ragù di t

Spaghetto 'ncastagnatu, zafferano e ragù di triglia, assaggio memorabile al ristorane Angiò di Catania, chef Alberto Angiolucci

Lo aveva raccontato già Paolo Marchi qui, ma davvero val la pena tornare a scrivere dello Spaghetto 'ncastagnatu, zafferano e ragù di triglia, assaggio clamoroso il cui artefice è Alberto Angiolucci, chef-patron del ristorante Angiò di Catania. “La parte croccante dello spaghetto”, si potrebbe dire, botturianamente: boccone intenso eppure fine, croccante fuori e scioglievole dentro (come fosse un buon impasto), con un condimento perfetto. Da solo, vale il viaggio verso la città etnea.

Dice lo stesso Angiolucci che è uno dei piatti tecnicamente più complessi di Angiò. La preparazione parte dalla normale cottura degli spaghetti, che vengono poi disposti con grande precisione, per il lungo, in uno stampo e nappati con una vellutata di pesce allo zafferano, dalla aromaticità molto equilibrata. La pasta viene quindi leggermente pressata e poi lasciata riposare finché non acquista compattezza. Una volta formata, la mattonella di spaghetti viene tagliata a fette, passa in una padella rovente con abbondante olio: deve quasi friggere, fino a formare all’esterno una crosta dorata e croccante, mantenendo invece il cuore morbido.

Le varie fasi di lavorazione dello Spaghetto 'ncastagnatu, zafferano e ragù di triglia: qui la cottura della pasta che poi viene disposta in uno stampo. Lo spaghetto è detto 'ncastagnatu perché la pasta diventa croccante e abbrustolita, il termine deriva dalla parola "castagna" (il colore marroncino e la consistenza dura della buccia o della castagna arrostita richiamano proprio l'aspetto della crosta)

Le varie fasi di lavorazione dello Spaghetto 'ncastagnatu, zafferano e ragù di triglia: qui la cottura della pasta che poi viene disposta in uno stampo. Lo spaghetto è detto 'ncastagnatu perché la pasta diventa croccante e abbrustolita, il termine deriva dalla parola "castagna" (il colore marroncino e la consistenza dura della buccia o della castagna arrostita richiamano proprio l'aspetto della crosta)

La mattonella di spaghetti viene tagliata e fritta...

La mattonella di spaghetti viene tagliata e fritta...

...infine adagiata su un ragù di triglia con pinoli, uvetta e finocchietto, condita con vellutata di pesce allo zafferano e infine lucidata con un filo di olio di sesamo

...infine adagiata su un ragù di triglia con pinoli, uvetta e finocchietto, condita con vellutata di pesce allo zafferano e infine lucidata con un filo di olio di sesamo

Alla base del piatto arriva poi un ragù di triglia molto siciliano, arricchito con pinoli, uvetta e finocchietto. Sopra viene adagiata la mattonella di spaghettino piastrato, ulteriormente condita con la vellutata di pesce allo zafferano e infine lucidata con un filo di olio di sesamo. Il risultato gioca sul contrasto tra la croccantezza della pasta, la morbidezza e la sapidità del ragù di pesce, la dolcezza dell’uvetta, la nota resinosa dei pinoli e quella aromatica del finocchietto.

Spaghetto 'ncastagnatu, zafferano e ragù di triglia

Spaghetto 'ncastagnatu, zafferano e ragù di triglia

Boccone memorabile, ma l’intero nostro pranzo da Angiò è stato sorprendente. Il che ci fa dire: Angiolucci ha un bel futuro davanti a sé, d’altra parte lo dimostra la sua crescita come chef-imprenditore, aveva aperto Angiò nel 2022 quale “macelleria di mare con cucina”, l’idea era soprattutto lavorare il pesce come si fa con la carne, quindi frollature, stagionature, salumi marini, tagli esposti e preparazioni anche da asporto. Il progetto nasceva per colmare un vuoto di mercato: rendere accessibili lavorazioni ittiche evolute anche fuori dal classico contesto fine dining.

Idea brillante ma troppo sottile per la realtà locale, da qui la trasformazione: già tra il 2023 e il 2024 la anima del ristorante ha cominciato a prendere il sopravvento. Sono restate centrali la frollatura del pesce, l’uso del quinto quarto di mare e l’idea dell’utilizzo integrale della materia prima, ma il menu è diventato sempre più costruito, tecnico e gastronomico. Il successo è arrivato di conseguenza: «Siamo partiti con 3 ragazzi in brigata, ora siamo in 12. Il 70% della clientela è costituito da turisti gourmet, ma abbiamo un 30% di golosi locali, tornano spesso» dice Angiolucci, che progetta di aprire una seconda sede a Milano, zona Porta Romana (dovrebbe essere inaugurata entro Natale) e di raddoppiare a Catania con un forno aperto da mattina a notte fonda, quindi dal croissant per la colazione alle pizze per i tiratardi.

Ceviche di muggine, cozze alla brace, estratto di peperone, vaniglia

Ceviche di muggine, cozze alla brace, estratto di peperone, vaniglia

Trippa di mare alla romana

Trippa di mare alla romana

Paté di fegati di mare, marsala e pistacchio di Bronte

Paté di fegati di mare, marsala e pistacchio di Bronte

Salumi di mare: da sinistra bresaola di pesce spada, prosciutto di alalunga e prosciutto di palamita, seguono le lavorazioni cotte o stagionate ossia mortadella di lampuga con pistacchio di Bronte, lardo di totano, chorizo di tonnetto striato e bottarga di tonno

Salumi di mare: da sinistra bresaola di pesce spada, prosciutto di alalunga e prosciutto di palamita, seguono le lavorazioni cotte o stagionate ossia mortadella di lampuga con pistacchio di Bronte, lardo di totano, chorizo di tonnetto striato e bottarga di tonno

Comunque andranno questi progetti, già ora da Angiò è una festa. Lo Spaghetto 'ncastagnatu, zafferano e ragù di triglia rimane la star per manifesta genialità, ma che buoni anche il Ceviche di muggine, cozze alla brace, estratto di peperone, vaniglia (il muggine, frollato per tre-quattro giorni, viene servito in forma di ceviche con cozze alla brace. A completare il piatto, un latte di tigre preparato con estratto di peperone e vaniglia, cipolla in agrodolce e peperoncino candito. Assaggio delicato, leggermente troppo dolce; le cozze danno la spinta, il muggine regalano il morso), i Gamberi rossi, panelle e finger lime (con un side: la testa del gambero, accuratamente pulita, viene infarinata con farina di riso, fritta e farcita con maionese alla paprika), la panificazione (grissini di semola, pane con farina Russello e lievito madre e una focaccina preparata con farina di Timilia), la Trippa di mare alla romana (gustosa e golosa: gli stomaci di cernia e ricciola vengono lavorati come una trippa, con salsa di pomodoro, pecorino e menta. Un piatto che trasferisce sul pesce codici e consistenze tradizionalmente associati al quinto quarto animale). Ma soprattutto, straordinari sono il Paté di fegati di mare, marsala e pistacchio di Bronte, che crea dipendenza, e – ovvio, vista la genesi dell’indirizzo – i Salumi di mare, davvero una spanna in più rispetto a tanti altri che abbiamo assaggiato: bresaola di pesce spada, prosciutto di alalunga e prosciutto di palamita, seguono le lavorazioni cotte o stagionate ossia mortadella di lampuga con pistacchio di Bronte, lardo di totano, chorizo di tonnetto striato e bottarga di tonno. Il tutto è accompagnato da pane di semola fritto.

Terrina di collari e teste

Terrina di collari e teste

Wellington di alalunga

Wellington di alalunga

Crème caramel 

Crème caramel 

Meno convincenti, a dirla tutta, la Terrina di collari e teste ("zuzzu") che è un po’ scarica, manca anche solo qualche fiocco di sale Maldon; la Wellington di alalunga (l’alalunga è frollata per circa dieci giorni e avvolta in bacon di pesce spada, duxelles di funghi, una crêpe alle erbe e pane brioche. Il piatto è accompagnato da beurre blanc, fondo bruno di pesce e da una piccola carota cotta a bassa temperatura e poi glassata nel burro) che è troppo sapida, col pesce stopposo e il condimento prevalente. Anche la Crème caramel (il latte è trattato a infrarossi per favorire la caramellizzazione degli zuccheri. Ne nasce una crème caramel servita con salsa mou e chantilly alla vaniglia) è eccessivamente pastosa. Ma son dettagli, a questo punto.


Carlo Mangio

Gita fuoriporta o viaggio dall'altra parte del mondo?
La meta è comunque golosa, per Carlo Passera

Carlo Passera

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Carlo Passera

classe 1974, milanese orgoglioso di esserlo, giornalista professionista dal 1999, ossia un millennio fa, si è a lungo occupato di politica e nel tempo libero di cibo. Ora fa l'opposto ed è assai contento così. Appena può, si butta su viaggi e buona tavola. Coordinatore della redazione di identitagolose.it e curatore della Guida di Identità Golose alle Pizzerie e Cocktail Bar d'autore. Instagram: carlopassera

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