Durello e le bollicine: l'arte della pazienza e del saper aspettare

Un vino di nicchia che piace sempre di più: se ne è discusso all'edizione 2018 del Durello and Friends a Vicenza

02-11-2018

«Dobbiamo fidarci del Durello». A dirlo è Renato Cecchin, uno dei padri di questo vino, che crede nelle potenzialità di questo vitigno che, spumantizzato, può dare grandi risultati.

Un riflessione semplice ma significativa, che spiega come Durello and Friends, la manifestazione che si è svolta a Villa Bonin a Vicenza e dedicata allo spumante autoctono, alla quale hanno partecipato 28 cantine (sulle 32 consorziate), che hanno presentato più di 100 espressioni d’identità territoriale in chiave spumantistica, e oltre 1200 persone in due giorni, tra operatori, ristoratori e winelovers.

Una manifestazione che ha portato a riflettere su questo prodotto di nicchia, in quanto stiamo parlando di poco più di un milione di bottiglie di bollicine prodotte sui 120 ettari vitati destinati a questa tipologia di vino (sui 400 totali della zona). Di queste, circa il 70% è dedicata al metodo charmat, che come deciso all’unanimità dall’assemblea dei soci del Consorzio Tutela Vini Lessini Durello presto si chiamerà solo “Lessini Durello” metodo italiano, mentre il rimanente 30% riguarda il metodo classico, che invece prenderà il nome di “Monti Lessini” metodo classico.

Per quanto riguarda lo charmat (o meglio dire metodo italiano), si tratta di un vino più immediato, giovane, fresco, ma anche più profondo e lungo della media dei Prosecco Doc. Una bollicina che piace per l’aperitivo, ma che può anche accompagnare qualche piatto, grazie alla sua spiccata acidità. Tra questi segnaliamo volentieri l’azienda Dal Maso: presto però arriverà anche un metodo classico.

Renato Cecchin, uno dei "padri" del Lessini Durello

Renato Cecchin, uno dei "padri" del Lessini Durello

Sul metodo classico la riflessione è più complessa. E lo spunto arriva ancora Renato Cecchin: «Nel 1989 ho iniziato a produrre il Durello con il metodo classico. Ho capito che era tutta un’altra cosa, che la differenza era enorme. E allora, da me, il metodo charmat è sparito».

Una scelta drastica, ma che ha un significato che abbiamo ritrovato anche durante gli assaggi durante il Durello and Friends: il metodo classico, il futuro “Monti Lessini”, è un vino che ha bisogno di pazienza, di maturare lentamente sui lieviti, di trasformare la forte acidità della Durella (il nome del vitigno è al femminile, il vino è Durello, ndr) da quello che potrebbe sembrare all’inizio un difetto a un enorme pregio. I 36 mesi sui lieviti spesso non bastano per far uscire il potenziale di questa uva così ostica: ci vuole pazienza. Saper aspettare. E anche dopo la sboccatura, è necessario un buon periodo in bottiglia.

I soci del Consorzio Tutela Vini Lessini Durello

I soci del Consorzio Tutela Vini Lessini Durello

Non è un caso se i vini che hanno maggiormente convinto sono quelli con un affinamento sui lieviti di 60 mesi. Prendiamo alcuni esempi che ci sono particolarmente piaciuti: il Brut di Franchetto 60 mesi (azienda che già ci aveva impressionato per i suoi ottimi Soave), Gianni Tessari 60 mesi e Sandro De Buono 60 mesi, mentre degli ottimi prodotti di Casa Cecchin avremo modo di parlarne in futuro.

Dopo 5 anni sui lieviti, il vino inizia a raggiungere un buon equilibrio: in tutti questi vini, con le giuste differenze stilistiche determinate da zone di produzioni, terreni, altitudini, microclimi differenti, troviamo un bouquet ampio, che varia dal fruttato allo speziato, con note da sottobosco e da erbe aromatiche.

Il “Monti Lessini” (chiamiamolo già con il suo prossimo nome) è un vino di nicchia, anche solo per il numero basso di bottiglie prodotte, che però sta avendo un successo crescente. Bisogna però “uscire” dal preconcetto di un Durello che non possa essere all’altezza degli altri grandi metodo classico italiani, dal Franciacorta al Trentodoc, ma che ha delle caratteristiche diverse, e che possono regalare piacevolissime sorprese. Il consiglio è sempre lo stesso: provare per credere.

La fortuna di questa zona è che i numeri, negli anni potrebbero crescere: potenzialmente ci sono ettari di vitigno coltivabili a Durella da bollicine. Ma prima bisogna aspettare le risposte dei mercati che, probabilmente, non tarderanno. Al di là del nome.


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