30-09-2026

Dal boom col gin alla sfida no&low alcol: «Il nuovo trend? Il ricaricante naturale»

Parla Paolo Dalla Mora: dopo Engine, Strucchi e Contrattino, l'imprenditore langarolo torna a scommettere sull’innovazione nel beverage con Liquid Ventures, focus sulle tendenze del futuro. E sulle scelte della Gen Z

Paolo Dalla Mora e, a destra, una lattina di Dolom

Paolo Dalla Mora e, a destra, una lattina di Dolomitico, primo progetto in lancio di Liquid Ventures, sua nuova azienda di beverage. Dolomitico è un ricaricante naturale analcolico che punta a diventare un nuovo trend. È una versione evoluta dello skiwasser, la bevanda alpina fatta con lampone, limone e acqua. Dolomitico usa vero succo di lampone e di limone, con magnesio, potassio e vitamine B1, B3, B7 e B12; è senza caffeina e senza taurina

Paolo Dalla Mora, classe 1977, imprenditore d'origini friulane ma con base a Barbaresco (Cuneo), è ben noto per aver aver creato nel 2019 Engine, il primo gin venduto in latte che ricordano quelle dell’olio delle officine. Ora ha costruito il marchio di Vermouth e Bitter Strucchi, e in Via Durini a Milano, una delle zone più vocate al design, ha aperto Strucchi caffè x Cassina. Una delle ultime idee è nata due anni fa con il lancio di Contrattino, un aperitivo low alcol pre-miscelato definito come il ready to drink "piemontese style", prodotto da Contratto di Canelli e promosso dallo chef Antonino Cannavacciuolo come testimonial. Con la recente presentazione di Liquid Ventures, ha deciso di puntare tutto nel mondo del no&low alcol.

Lo abbiamo intervistato.

 

Come è arrivato nelle Langhe? 
«Sono di Lignano Sabbiadoro, in Friuli, ma ero già stato in Langa. Lavoravo come manager, prima da Unilever a Milano, Roma e Londra, poi in Ferrero dal 2008, successivamente sono tornato a Milano da McDonald’s e ILLVA Saronno curandone il marketing e la comunicazione a livello mondiale. Mia moglie è nata e cresciuta nelle Langhe e, con il progetto di costruzione di una famiglia, nel 2015 mi sono trasferito a Barbaresco e nel 2017 ho deciso di licenziarmi da ILLVA per iniziare a lavorare come imprenditore. Da li è iniziata la consulenza con molte delle multinazionali con cui avevo collaborato, tra cui il marchio di moda Moschino, lavorando a stretto contatto con il team dello stilista a Los Angeles e, sempre nel 2017, dato che sono figlio di ristoratori, ho aperto con Maurilio Garola l’Osteria Campamac a Barbaresco».

 

Paolo Dalla Mora — al centro, fondatore di Engine Gin — insieme a Bob Kunze-Concewitz, a sinistra, già ceo di Campari, e Luca Gargano patron di Velier: i tre soci han fondato Liquid Ventures, nuovo venture builder dedicato al beverage no&low alcol, cioè una struttura che non si limita a finanziare startup esistenti ma crea direttamente nuovi brand e nuove aziende, occupandosi di concept, posizionamento, sviluppo del prodotto, distribuzione e crescita internazionale

Paolo Dalla Mora — al centro, fondatore di Engine Gin — insieme a Bob Kunze-Concewitz, a sinistra, già ceo di Campari, e Luca Gargano patron di Velier: i tre soci han fondato Liquid Ventures, nuovo venture builder dedicato al beverage no&low alcol, cioè una struttura che non si limita a finanziare startup esistenti ma crea direttamente nuovi brand e nuove aziende, occupandosi di concept, posizionamento, sviluppo del prodotto, distribuzione e crescita internazionale

Come nasce l'idea di Liquid Ventures?
«È una azienda di beverage con sede a Barbaresco e con uffici anche a Milano. Nasce dal concetto che l’innovazione oggi viene meno dalle multinazionali e più dalle startup. Pensate a Claude o Chat GPT, non sono nate da Microsoft o da Google, ma da giovani imprenditori visionari... L’obbiettivo è uno start up studio, un venture builder con l’obiettivo di costruire brand nel mondo del no&low alcol, con idee nate e sviluppate al nostro interno o con giovani imprenditori che abbiano un'idea ma che non sanno come renderla impresa. Non siamo un incubatore o un fondo che investe su tanti progetti: se crediamo in un progetto lo costruiamo e lo rendiamo internazionale. Se c’è un founder con le idee ma scarso di dotazioni finanziarie per poter costruire queste realtà, noi lo accompagniamo. Si tratta di replicare quello che è stato un po’ il percorso di Engine. Il progetto vede, oltre a me, Bob Kunze-Concewitz, già ceo di Campari Group e Luca Gargano, proprietario di Velier, il primo distributore indipendente di beverage in Italia. Il primo progetto in lancio si chiama Dolomitico: non è né un enervit, né un energy drink, ma un ricaricante naturale. Partiamo da un trend, quello della ricetta dello skiwasser, un prodotto della tradizione alpina italiana, austriaca e svizzera, e puntiamo a trasformarlo in un trend di beva internazionale».

 

Quale futuro vede per i dealcolati? 
«Io non credo nei prodotti dealcolati, siano spirits o vino. Il vino resterà sempre vino; se per dealcolare devi creare un’etichetta per spiegare tutti i conservanti e i preservanti, si perde la natura del prodotto stesso. Il vino vero, quello buono, esisterà anche in futuro perché è espressione di un territorio e della nostra cultura. Lo storytelling sarà importante per spiegare questi concetti alle nuove generazioni».

 

Aperitivo con Strucchi Bianco, vermouth bianco di Torino rilanciato da Paolo Dalla Mora nell’ambito del marchio storico Strucchi, antica casa piemontese di vermouth

Aperitivo con Strucchi Bianco, vermouth bianco di Torino rilanciato da Paolo Dalla Mora nell’ambito del marchio storico Strucchi, antica casa piemontese di vermouth

Quanto contano il design e il marketing nel mondo del food&beverage? 
«Contano molto, ma alla fine quello che conta di più sono i prodotti buoni. Ho avuto grandi capi, grandi maestri. Mi hanno insegnato come il prodotto che metti sulla tavola e sullo scaffale debba essere di alta qualità. Un consumatore che non è soddisfatto poi lo perdi, invece con un prodotto buono lo tieni. Il brand è relativo al dna di quello che proponi e il marketing è come lo proponi. Il marketing mix è come un tavolo a quattro gambe: molto spesso per marketing si intende la comunicazione, poi vi sono il prodotto, il prezzo e la distribuzione. Se un tavolo non balla vuol dire che ha un bel marketing mix. Invece, se si dispone di un bel prodotto ma distribuito male, il tavolo si muove».

 

Il vermouth sta vivendo un momento di grande rilancio. Intravvede prospettive in questa tipologia di vino? 
«Sì, anche grazie al grande lavoro condotto dal Consorzio del Vermouth di Torino. Noi stiamo lavorando su un vermouth che sia tradizionale, abbiamo riscoperto le ricette di Arnaldo Strucchi, abbiamo lavorato bene sul rosso e ridato dignità al bianco, il dry ha una sua storia nei Martini cocktails e molto interessanti sono anche con il bitter rosso e il bitter bianco che abbiamo sviluppato per i cocktail Negroni e Milano-Torino. Stiamo crescendo bene in Italia, Gran Bretagna, Belgio, Francia, Olanda ed è recente l’ingresso nel mercato americano e greco».

 

 Contrattino, aperitivo low alcol pre-miscelato definito come il ready to drink "piemontese style"

 Contrattino, aperitivo low alcol pre-miscelato definito come il ready to drink "piemontese style"

La generazione Z beve meno? 
«Siamo davanti a due grossi cambiamenti, un generazionale legato alla fruizione dei contenuti, l’altro di trend legato al viver meglio e più a lungo. La Gen Z beve in meno occasioni ed è più attenta, perché nasce già con il concetto di longevity e well-being in testa, invece noi adottiamo questo cambiamento come nuovo trend per la nostra generazione. I giovani non bevono tutti i giorni a pasto, sono più consapevoli di come si sta muovendo il mondo. Bevono quando scelgono che quello è il giorno in cui berranno, in Inghilterra lo fanno il giovedì sera ad esempio. È inoltre cambiato il modo di essere presenti da un punto di vista personale: loro sono digital native. Un esempio? Oggi se bevi troppo e finisci sui social, rischi di perdere la reputazione al prossimo colloquio di lavoro. Ci sono anche momenti di consumo diversi, come quello domestico che è in decisa espansione, ed esiste una forte attenzione e consapevolezza nelle nuove generazioni: chi guida non beve neanche un bicchiere».

 

Cosa si aspetta in futuro dalle Langhe? 
«Dal punto di vista del marketing esistono quattro fasi: nascita, crescita, maturità, saturazione. Poi, se non rinnovi, arriva il declino naturale. Il ciclo di vita del prodotto ha una sua logica temporale. Io mi domando, la Langa in quale fase si trova? La nascita è stata con il vino e il tartufo, la crescita è avvenuta con le ristorazioni eccezionali, sia di tradizione che di innovazione. Adesso siamo nella fase di maturità, verso la saturazione. Di sicuro la Langa deve capire che cosa vuole essere da grande: un luogo di esperienza della tradizione, di eventi internazionali come la Fiera del Tartufo o di overtourism della domenica? Queste colline devono essere come Capri o come Rimini? O magari nessuna delle due? Bisogna stabilire il posizionamento, il marketing ci insegna “posizionamenti chiari”, ed è chiaro che non si può essere tutto: o si è di massa o si è di nicchia. Ma i langhetti, che hanno sempre dimostrato di avere una giusta soluzione per riprendersi, come dalla malora, sapranno scegliere anche questa volta il meglio per queste colline meravigliose».


Dall'Italia

Recensioni, segnalazioni e tendenze dal Buonpaese, firmate da tutti gli autori legati a Identità Golose

 Filippo Bonardo Conti

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Filippo Bonardo Conti

laureato in Relazioni Internazionali, da sempre molto appassionato di cucina gourmet e viaggi. Mi piace scrivere e raccontare tutte le declinazioni del cibo italiano. Amo il mare e ci torno ogni volta che posso

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