28-07-2026

Cos'è il "mese creativo" di Cedroni: idee, prove ed errori per costruire il menu

Nel loro laboratorio Tunnel, Moreno Cedroni e Luca Abbadir guidano una brigata che sperimenta, discute, accantona e riparte. È qui che, tra intuizioni e sbagli, prendono forma i piatti che oggi gustiamo a La Madonnina del Pescatore

Moreno Cedroni, chef de La Madonnina del Pescatore

Moreno Cedroni, chef de La Madonnina del Pescatore, e il suo braccio destro Luca Abbadir

Il cliente apre il menu 2026 de La Madonnina del Pescatore, il 42° dall’apertura del 1984, e trova, tra gli altri, Paté en croute marino con coda di rospo testa e trippa, salame di orata, uova di seppia, gelatina di yuzu e Moro oceanico, il mantecato delle sue spine frollate tre mesi, cotte e frullate, salsa di zucca amara, cetriolo agrodolce. Dietro quei piatti – così come dietro tutti gli altri – ci sono settimane di prove, assaggi, discussioni e piatti lasciati da parte per ricominciare il giorno dopo.

 

Paté en croute marino con coda di rospo testa e trippa, salame di orata, uova di seppia, gelatina di yuzu, uno dei piatti del menu 2026 de La Madonnina del Pescatore, L'evoluzione delle spine

Paté en croute marino con coda di rospo testa e trippa, salame di orata, uova di seppia, gelatina di yuzu, uno dei piatti del menu 2026 de La Madonnina del Pescatore, L'evoluzione delle spine

UN MESE PER CREARE. «Una volta lavoravamo ai nuovi piatti quando il ristorante era aperto, quindi non riuscivamo a cambiare l’intero menu», racconta Moreno Cedroni. «Da otto anni, invece, chiudiamo da novembre a gennaio e dedichiamo un mese intero alla creatività». È il periodo in cui Cedroni e la sua brigata si ritrovano in cucina senza il ritmo del servizio. Con lui ci sono Luca Abbadir, da diciannove anni al suo fianco e molto più di un sous chef, Francesco e Alessandro, responsabili delle cucine della Madonnina e del Clandestino, e da quest’anno anche Matteo. Un lavoro senza gerarchie. «Ci guardiamo tutti in modo orizzontale. Ognuno assaggia, propone, mette in discussione. La cosa sbagliata è solo quella non detta. A volte basta un'osservazione per cambiare la direzione di un piatto», continua Cedroni.

 

Moreno Cedroni nel Tunnel, il laboratorio in cui nascono tutti i suoi piatti

Moreno Cedroni nel Tunnel, il laboratorio in cui nascono tutti i suoi piatti

IL LABORATORIO DELLE IDEE. Tutte le prove passano dal Tunnel, il laboratorio ricavato nell'ex garage di casa Cedroni, a pochi metri dal ristorante, un concentrato di tecnologia applicata alla cucina aperto nel 2019. «Quando andavamo nel Nord Europa e in Spagna vedevo che molti colleghi avevano il laboratorio annesso alla cucina. Io non potevo averlo lì, l'ho fatto a trenta metri». È il posto dove si preparano amari, kombucha, fermentazioni, ma anche quello dove facciamo i nostri esperimenti. «Ogni volta che entriamo lì la mente si apre». È da qui che nascono i menu dei locali firmati da Cedroni.

Le giornate in cui vengono costruiti i piatti iniziano presto. «Ci incontriamo alle 9.30, ci poniamo tante domande anche se non riusciamo a trovare una risposta. Mangiamo quello che proviamo. Alle tre del pomeriggio siamo già svuotati, abbiamo consumato tutta l'energia», ammette sorridendo. Ma non è l’ora in cui un piatto va rimesso in frigorifero, quella arriva prima. Spiega: «Se l’abbiamo provato una, due volte, tre volte e non ne siamo venuti a capo, lo accantoniamo. Non può assorbire tutte le energie che hai in un giorno». Il giorno dopo si ricomincia. «La mattina ti ricarichi e spesso trovi la risposta». Tra i piatti che hanno richiesto più tempo c'è proprio il Paté en croute marino. «Per quattro settimane è stato oggetto di prova. A un certo punto eravamo quasi dell'idea di abbandonarlo. Ma abbiamo continuato a farci domande. Ci siamo chiesti: nel paté en croute cosa mettono in Francia? Il foie gras. Noi cosa possiamo usare?». Da quella domanda il piatto ha preso la sua strada ed è finito in carta. È il Paté en croute marino con coda di rospo testa e trippa, salame di orata, uova di seppia, gelatina di yuzu.

 

Moro oceanico, il mantecato delle sue spine frollate tre mesi, cotte e frullate, salsa di zucca amara, cetriolo agrodolce, un altro piatto del menu 2026 de La Madonnina del Pescatore, L'evoluzione delle spine

Moro oceanico, il mantecato delle sue spine frollate tre mesi, cotte e frullate, salsa di zucca amara, cetriolo agrodolce, un altro piatto del menu 2026 de La Madonnina del PescatoreL'evoluzione delle spine

L'ERRORE A MODO MIO. «Sbagliare è fondamentale. Gli errori ti fanno toccare il fondo». Ma aggiunge: «Quando tocchi il fondo c'è sempre quell'attimo in cui ti rialzi». Anche il tema di un menu può nascere da una prova senza un obiettivo preciso. È capitato l'anno scorso quando, in una pentola coreana che utilizza da tempo e che combina pressione e raggi infrarossi, Cedroni mise una spina di ricciola. Ricorda: «Dopo quattro ore aveva ancora la sua forma, ma si spappolava con le dita». Da quell’idea sono nati il menu 2025 Le Spine e quello 2026, L'evoluzione delle spine.



Il piatto ispirato al Fumè marchigiano rivisto da Moreno Cedroni dopo l'osservazione di un cliente

Il piatto ispirato al Fumè marchigiano rivisto da Moreno Cedroni dopo l'osservazione di un cliente

L'ULTIMA PAROLA È DELLA SALA. I piatti di Moreno Cedroni però non sono statici. Confessa: «Ascolto tutto quello che si dice in sala. Ricordo un ospite che paragonò a un’amatriciana un piatto ispirato al fumé marchigiano». In questi casi la brigata torna in cucina. «Quella volta abbiamo aumentato il latte di cocco e il piatto è cambiato!».


Dall'Italia

Recensioni, segnalazioni e tendenze dal Buonpaese, firmate da tutti gli autori legati a Identità Golose

Mariella Caruso

di

Mariella Caruso

catanese di nascita, milanese d'adozione. Giornalista professionista, racconta persone, cibo, televisione e quei dettagli che spesso sfuggono alle cronache. Ha fondato Volevo fare il giornalista e continua a fare quello che le riesce meglio: andare in giro, fare domande e ascoltare storie

Consulta tutti gli articoli dell'autore