Monopattini, bici con lo sconto... E per noi il coprifuoco. Mi chiedo: ma chi pensa alla ristorazione?

Lo sfogo dello chef Pasquale Caliri: «È movida la signora in attesa del soufflé? Eppure siamo messi insieme: ristoranti, bar, discoteche, scalinate affollate e paninoteche assaltate...»

26-10-2020
Lo chef Pasquale Caliri del Marina del Nettuno Yac

Lo chef Pasquale Caliri del Marina del Nettuno Yachting Club di Messina. È anche un Ambasciatore del Gusto

Il soufflé era nel forno, alle undici e quaranta della sera, venti minuti a quello che era considerato il "coprifuoco", qualche giorno fa. La signora in sala aveva voglia di cioccolato. Era una coppia, arrivata in seconda serata, lui un giornalista di quelli che ancora “chiudono le pagine” su un quotidiano. Cena tardi, prima lo aspettavo anche a notte fonda. Già la settimana scorsa non si poteva più. Così lui approfittava del grado e veniva un po' prima.

Il forno aveva scandito i minuti, in cucina guardavamo il display come Amadeus la notte di Capodanno. A mezzanotte si chiude, signori miei. Cronista e signora, ma anche una coppietta più in là, stavano per entrare nella zona rossa.

Era una scena d’ordinaria notte in un ristorante sul mare, una piccola città, gli ultimi commensali frettolosi come Cenerentola la sera del ballo. Ora è pure peggio.

Eppure siamo in un luogo sicuro, molto sicuro. E non lo dice lo chef che deve portare a casa lo stipendio; lo dicono gli esperti che portano al Governo i numeri. Quasi l’ottanta per cento dei contagi avviene in luoghi privati. Con tutte le misure in atto, che il virus potesse beccarti tra uno spaghetto e un arrosto statisticamente era alla pari con la probabilità di una gelata sull’Etna ad agosto.

 

«Con tutte le misure in atto, che il virus potesse beccarti tra uno spaghetto e un arrosto statisticamente era alla pari con la probabilità di una gelata sull’Etna ad agosto»

Al ristorante ci vai con il partner, con i colleghi di lavoro, con i familiari. Insomma: se ci condividi letti o scrivanie, poco cambia se ti metti insieme al tavolo. I posti sono distanziati, il personale lavora con la mascherina, e se ti alzi lo fai per andare al bagno, non per slinguazzarti col tavolo accanto.

Difficile definire movida la signora in attesa del soufflé e il marito che sorseggia il brandy mentre aspira un Toscanello spento... La giovane coppia accanto, che divideva un tiramisù, mi appariva assai lontana dalla massa di ragazzini che si passa la vodka a basso costo presa dal bengalese in piazza prima delle sei.

Eppure è cosi: siamo tutti qui messi insieme come un potpourri: bar, ristoranti, discoteche, scalinate affollate e paninoteche assaltate.

Sì, è vero: non ci abbiamo pensato, abbiamo passato l’estate dimenticando e sciabolando, ma anche tirando i conti, sperando, e pagando. Abbiamo sperato: negli aiuti di Stato, nell’organizzazione di una prevenzione, nell’accessibilità dei tamponi, in un confronto ragionato. Ma qualcuno invece pensava ai monopattini e alle biciclette con lo sconto, come alla Despar quando compri la pasta.

Il resto, diceva Nietzsche, è conseguenza.


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