Romito contro i falsari del piatto

Duro intervento dello chef abruzzese contro chi copia. Ma si consoli: è prova della sua grandezza

26-02-2016
Due piatti quasi identici. A sinistra è quello fi

Due piatti quasi identici. A sinistra è quello firmato Niko Romito, anno 2010. A destra uno che viene servito in questi giorni in un noto ristorante. Da qui la polemica del cuoco abruzzese: «Prendere ispirazione va bene. Ma copiare così, senza neanche citare la fonte, è troppo. Esiste un limite a tutto»

Ci sono cuochi “made in China”? Ossia, che non si limitano a prendere ispirazione dai più grandi, ma che scopiazzano volgarmente (e impunemente)? Di qualche minuto fa sono queste parole di Niko Romito, uno dei più celebri chef italiani, al Reale Casadonna di Castel di Sangro in Abruzzo: «Guardate la foto sopra. A sinistra, Fettuccia, gamberi rossi e dragoncello, una mia proposta al Reale, correva l’anno 2010. A destra, un piatto non mio attualmente servito in un ristorante italiano di grido. Esiste un limite anche per chi di solito è misurato come me: qui è stato superato.  Va bene "ispirarsi" al piatto di un collega ma copiarlo no, e in ogni caso va citata la fonte. È questione di etica. Come per ogni mio piatto, abbiamo investito tantissima ricerca e molto lavoro per arrivare al risultato finale, che in questo caso ha portato allo sviluppo, nel 2010, della tecnica dell'estrazione a freddo delle teste di crostacei (quelle che nel libro Dieci lezioni di cucina definisco "basi")».

Fin qui Romito, che ha acceso su Facebook un bel dibattito di gente stanca degli “scopiazzatori”. E’ intervenuto anche Paolo Marchi, commentando con le parola di Coco Chanel: "Per me, la copia è il successo. Non c’è successo senza copia, senza imitazione". E allora vale la pena ricordarle tutte, quelle parole rilasciate dalla mitica stilista.

Intervistatore: “Gli abiti che avete creato l’anno scorso, mademoiselle, sono stati copiati o imitati in tutto il mondo, e i produttori di tutti i Paesi del mondo hanno riprodotto i vostri modelli in milioni di esemplari, lo stile Chanel è arrivato in strada, ne siete soddisfatta?”.
Coco Chanel: «Ah ne sono felicissima. Ovviamente è quello che cercavo, era il mio obiettivo: creare uno stile. Non ce n’era più uno in Francia, c’è uno stile quando la gente della strada è vestita come te, e credo di essere arrivata a questo. Però non credo nella copia, credo nell’imitazione. E’ già tanto essere arrivata all’imitazione».

Coco Chanel: "Per me, la copia è il successo. Non c’è successo senza copia, senza imitazione"

Coco Chanel: "Per me, la copia è il successo. Non c’è successo senza copia, senza imitazione"

Intervistatore: “Ed è più importante, addirittura…”
Coco Chanel: “La copia è una cosa molto difficile, che non si pratica più. Sapete, abbiamo perseguitato tutte le piccole stiliste per difendere cose inesistenti. Ma quello che mi è sempre sembrato ridicolo è difendere una moda, la moda… non si può difendere la moda, non è moda se nessuno la vede. Ci sono state molte storie di cui non sono del tutto a conoscenza, non mi avete fatto questa domanda ma insomma vi dico che questo è uno dei problemi… Anche, non il mio ma dell’haute couture, è la paura insensata della copia. Quando, per me, la copia è il successo. Non c’è successo senza copia, senza imitazione.”

Insomma: Romito ha pienamente ragione di essere adirato. Ma si consoli, perlomeno, considerando che l’essere copiato è la misura più evidente della sua eccellenza. Se lo copiano, è perché ha creato uno stile, che è suo e del quale chi copia è solo un pallido imitatore. Come un parassita sul corpo di un gigante (fastidioso, eh…), un pesce remora attaccato a una balena bianca.


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