Una porta sul Mediterraneo: i vini di Fabio Motta

Etichette e prospettive di un giovane agronomo milanese, che fa poche bottiglie a Castagneto Carducci, nel cuore di Bolgheri

15-02-2021
Fabio Motta, classe 1980, titolare dell'azien

Fabio Motta, classe 1980, titolare dell'azienda omonima, indirizzo Vigna del Cavaliere 61 a Castagneto Carducci (Livorno), telefono +393461403750

Bolgheri è un anfiteatro di vigne racchiuse fra colline e mare, con altitudini diverse al suo interno che variano da pochi metri fino a quasi 400 metri. Questa forma particolare determina un microclima unico e caratterizza i terreni, che sono per lo più di natura sedimentaria: la parte più vicina alle colline è prevalentemente argilla - e si tratta della parte migliore per la vite, ossia dei terreni capaci di trattenere l’acqua anche in questi anni di frequente siccità - mentre avvicinandosi al mare aumentano le sabbie. Il tutto, s'intuisce facilmente, gioca a favore di una grande varietà di espressioni e declinazioni.

Bolgheri è un terroir molto apprezzato dalla critica enologica e dai consumatori di mezzo mondo nonostante la sua storia relativamente breve, con la Doc riconosciuta solo nel 1994 e la sua fortuna iniziale dovuta negli anni Quaranta del Novecento agli Incisa della Rocchetta e alla loro intuizione di allevare vitigni come il Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. Fra i primi presenti sul territorio e a portare avanti una sua idea di vino c’è stato Michele Satta, ed è da qui che inizia anche questa storia.

Fabio Motta, classe ’80, è agronomo e viene da Milano. Nel 2000 prende parte alla sua prima vendemmia da studente universitario da Michele Satta, con il quale instaura subito un legame che continua a coltivare, tornando più volte in azienda, diventando poi anche parte della famiglia (ne ha sposato successivamente la figlia, Benedetta).

Le vigne

Le vigne

Il paesaggio

Il paesaggio

Dal 2005 al 2010 lavora come dipendente nell’azienda del suocero, ma quando si presenta l’occasione di un vigneto poco distante dalla tenuta, 4 ettari circa a Castagneto Carducci, la prende al volo e inizia a pensare a un suo personale progetto di vino. L’azienda si completa, così com’è oggi, con il vigneto le Gonnare - dal nome che aveva quella parte della valle fluviale che ospitava un lavatoio - sulla via Bolgherese, 2 ettari di piante del 1987, e con la costruzione di una cantina che sarà operativa a partire dalla vendemmia 2021.

Motta produce 30mila bottiglie all’anno e i vigneti sono già certificati biologici, in futuro lo saranno anche i vini non appena l’intero processo di vinificazione potrà avvenire nella nuova cantina. Le sue etichette - tre rossi e un bianco - sono accomunate da eleganza e luminosità (la stessa garantita alle vigne dall’esposizione ai raggi del sole), sono vini che tendono al mare, con la brezza marina che ogni giorno sale nei filari, a asciugare l’umidità della notte.

Il Bolgheri Rosso DOC i Pievi – Merlot, Sangiovese e Cabernet Sauvignon - è un vino leggiadro, morbido, che fa affinamento in acciaio e poi in tini. Nella nuova cantina - dice Motta – vi utilizzerà anche in cemento.

Lo Scudiere Rosso Toscana IGT è invece un Sangiovese in purezza, con una percentuale che varia ogni anno di uva non diraspata. Un bel frutto succoso in bocca, questo vino è prodotto in poco più di 3mila bottiglie all’anno ed è omaggio nel nome a Michele Satta, che fu il primo a tentare la via del 100% Sangiovese in zona con un vino che si chiama Cavaliere.

Le Gonnare 2017 e Le Pievi 2019

Le Gonnare 2017 e Le Pievi 2019

Ma è assaggiando il Bolgheri Rosso Superiore Doc “Le Gonnare” - prima annata nel 2013 - che viene fuori quella “porta sul Mediterraneo” che ci sembra essere una chiave di lettura dei vini di Fabio Motta: raffinatezza ed equilibrio, note balsamiche mediterranee e saline, eleganza nei tannini di un Merlot che matura tardi e del Syrah, grazie all’affinamento di 18 mesi in botti piccole e un anno in bottiglia. Presto uscirà la 2019.

Un progetto nuovo, iniziato in via sperimentale dalla vendemmia 2020 ma che vedrà la luce nella cantina appena ultimata, sarà un Vermentino in purezza, che farà anfora di ceramica e fermenterà in acciaio sulle bucce. Una piccolissima produzione, imperdibile per gli appassionati, di 2mila bottiglie.

Fabio Motta, con la sua interpretazione fresca e originale, è la riprova che in una zona dove sono presenti i marchi più famosi della viticoltura toscana e non solo, c’è ancora spazio per le piccole produzioni di qualità che ricercano le diverse espressioni del terroir bolgherese.


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