Best Wine Stars 2019: i nostri assaggi

Oltre seicento etichette sono state ospitate durante l'evento milanese. Che ha presentato diverse novità interessanti

27-05-2019
L'ingresso di Best Wine Stars 2019, alla Roton

L'ingresso di Best Wine Stars 2019, alla Rotonda della Besana di Milano

Seicento etichette, oltre cento cantine (trenta in più dello scorso anno) e un sottile filo che avvolge le storie: il vino è sempre più giovane. Tante le nuove generazioni di viticoltori presenti a Best Wine Stars, l’evento-degustazione organizzato da Prodes Italia per la seconda volta a maggio durante la Milano Food City.

Nella suggestiva Rotonda della Besana si sono susseguite oltre 15mila degustazioni, master class e premiazioni. Best Sparkling Wine a Valdo Spumanti per il Prosecco superiore Docg Brut Nature Millesimato “Rive di San Pietro di Barbozza”. Il match tra vini rossi e bianchi ha visto prevalere rispettivamente l'Azienda agricola Elena Fucci con il suo “Titolo”, Aglianico del Vulture, e la siciliana Fazio Wines con “Aegades”, 100% Grillo. Tra gli altri premi, Best Label all’Azienda agricola Petrini per l’etichetta di “Portami al mare”, Pecorino da agricoltura biologica, e Best Logo a Donna Viola.

Sotto i portici della Rotonda, affacciati sui giardini, si sono potute incontrare le aziende di tutt’Italia con il loro impegno quotidiano sui sentieri del vino. Partendo dalla Sicilia con Pintaudi cominciamo ad avvertire quest’onda giovane, devota alla propria terra e delle sensazioni che sa offrire anche nella bottiglia.

Ne è simbolo “Masciné”, Zibibbo secco Igp Terre Siciliane del 2017, 12,5 gradi, che fa rivivere tutte le emozioni sensoriali di fiori ed agrumi. Nasce a Marsala e sa accompagnare pesce o pasta col sapore del mare, arrivando fino ai dolci. Simone Calafatti, Basilio Catrini e Cristian Tranchida raccontano fieri come in quest’azienda si sia alla terza generazione.

Si risale verso l’Irpinia e Vigna Maurisi, dove Felice Esposito e la moglie Annamaria portano in vetrina il loro impegno sul fronte di un vino biodinamico. La loro ricerca di equilibrio con flora e fauna circostanti si esprime anche attraverso una “lode” nel bicchiere: ecco “Magnificat”, un Greco di Tufo Docg, sempre del 2017. Il vino offre tutta la mineralità racchiusa nel terreno, con una freschezza e una persistenza interessanti.

Corriamo avanti con Venturini Baldini per degustare un “Marchese Manodori” Reggiano Lambrusco frizzante Dop, che sa scandire tutto il pasto con la sua vivacità e le sue note speziate. Ma con la Tenuta Oderisio si scende ancora nello stivale, e nel bicchiere si avverte tutta l’autorevolezza di un Montepulciano d’Abruzzo Doc: “Don Panfilo” porta con slancio l’intensità dell’esposizione a Sud della sua “casa”.

Il 2011 racconta molto di questa riserva, un vino invecchiato per 24 mesi in tonneau, dopo una scrupolosa selezione delle uve tesa a privilegiare la qualità alla quantità. Un vigneto che ha quarant’anni, e il “Don Panfilo” tiene alto questo legame con il tempo, con una capacità di invecchiamento dai dodici ai quindici anni.

Mario e Simona Di Candilo trasmettono l’amore per il loro Abruzzo che merita ogni sacrificio, quando si degusta il Montepulciano, così ribattezzato in onore di nonno Panfilo.

Simona è giovane, come Davide Laiolo della Tenuta Bricco San Giorgio. Nel caso del piemontese, però, c’è stato un salto generazionale: lui si è ispirato a nonno Gino, ne ha respirato la passione per vigneti. Con lui incontriamo “Rossomora”, Barbera d’Asti Superiore Docg 2016: il rosso rubino che scivola nel granato, conduce a note di frutta e spezie, per poi consegnare a una struttura importante.

Unici liguri presenti, due ragazzi determinati del Podere del Maro. Mario Guzzetti e Matilde Pileri hanno fatto nascere quest’azienda lo scorso anno, nell’entroterra ligure, anche loro nell’eco degli avi. Pochi ettari, a 300 metri, una viticoltura eroica, perché richiede un lavoro manuale intenso. Loro si ispirano all’agricoltura biodinamica, che ritengono un’alternativa. "AlterNativa", hanno ribattezzato così il loro Vermentino Riviera Ligure di Ponente Doc, che in bocca mantiene la promessa all’olfatto di note fruttate e anche di mandorla. Producono poi l’olio e vogliono sempre di più alimentare la biodiversità del loro podere.


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