Come ti sbugiardo gli sbafatori

Nel suo ultimo libro Camilla Baresani mette a nudo con ironia i vizi della critica gastronomica

12-10-2015

Dal sito ufficiale di Camilla Baresani: “Il mio ultimo libro, pubblicato nel 2015, è un romanzo breve, quasi un pamphlet, Gli sbafatori (Mondadori Electa)”. Fosse anche un racconto lungo, non cambierebbe il mio giudizio: va letto perché fotografa perfettamente il lato B, b come buio, del mondo del giornalismo goloso, 134 pagine che si bevono e si pappano in un pomeriggio, tra un pranzo a scrocco e una cena a sbafo per dirla come lo direbbe l’autrice.

Ovviamente nessuno nel nostro gastro-ambiente ammetterà mai che Camilla ha descritto la pura verità, i lati-no, le piccolezze e le meschinità di un ambiente che con l’avvento di internet è esploso, tutti chef, tutti critici: “Racconto i retroscena poco decorosi del mondo del cibo, con vizi che sono universali e ammorbano anche altri mondi meno appariscenti”.

Esistono anche i casi felici, e sono tanti; le storie da prendere a esempio; i modelli, piccoli e grandi, chi davvero fa questo lavoro con competenza e passione, chi fa opinione (e non pena) ed è bene leggere, ascoltare e seguire. Sono più di quanto non si pensi, solo a non farsi abbagliare dai flash e dai tweet, però rischiano di essere messi in ombra dalle Rose e dai Guidobaldi, per allacciarsi ai nomi dei due protagonisti degli Sbafatori.

Una certezza, maturata in oltre trent’anni di carta stampata in giro per il mondo: il giornalista - e adesso anche i blogger - vivono una vita da privilegiati, quasi da ricchi senza esserlo. Quando lavoravo al Giornale capitava di incrociare un collega in un ristorante. Come capire se era in servizio o in riposo? Dal vino: Tignanello nel primo caso, Tavernello nel secondo. La differenza che corre tra lo scaricare un pasto in nota spese o il pagarlo di tasca propria.

Una stanza del Gritti Palace a Venezia, uno degli hotel più lussuosi e famosi al mondo. E' nella suite Fenice che Camilla Baresani ambienta l'amore tra i due protaginisti degli Sbafatori, Rosa Bacigalupo e Guidobaldo V. Barini, lei foodblogger di 27 anni, lui potente critico enogastronoimico, anni 58 e un mondo di bugie da nascondere

Una stanza del Gritti Palace a Venezia, uno degli hotel più lussuosi e famosi al mondo. E' nella suite Fenice che Camilla Baresani ambienta l'amore tra i due protaginisti degli Sbafatori, Rosa Bacigalupo e Guidobaldo V. Barini, lei foodblogger di 27 anni, lui potente critico enogastronoimico, anni 58 e un mondo di bugie da nascondere

I tempi cambiano, l’editoria è in crisi, ma si aprono nuovi scenari e una mano può sempre aiutare l’altra, basta intendersi e coprirsi a vicenda. Solo che diversi fingono di non saperlo o sono davvero convinti di meritarsi tutto quello che di magico e dorato viene donato loro, ad esempio la suite Fenice al Gritti di Venezia dove Rosa Bacigalupo e Guidobaldo V. Barini fanno per la prima volta l’amore, 27 anni lei, 58 lui. Lei, blogger agli inizi, per pagare l’affitto rivende in rete i regali ricevuti alle conferenze o chiede aiuto ai genitori, lui acclamato critico e direttore di riviste e guide che tutto riceve senza più nemmeno chiedere, i favori da tempo vanno in automatico. Davanti riceve solo lodi, alle spalle gli dicono ogni possibile cattiveria come una pubblicitaria che giura che tutte negli anni sono state a letto con Barini per ottenere qualcosa, tutte tranne lei. Che in verità sarà stata la prima.

Torneranno al Gritti anche nell’ultimo atto, stessa suite perché entrambi sono abituati al meglio e non accettano altro avendo perso il contatto con la vita quotidiana, carriere costruite sulla finzione e le bugie, un vivere sopra le loro reali possibilità. Scrive la Baresani in apertura: “All’inizio non sai nulla ma devi fingere di sapere. Poi, per anni e anni, forse per tutta la vita, continui a non sapere abbastanza, ovviamente senza ammetterlo. La verità è che senza mentire è impossibile farsi strada”.

Una menzogna via l’altra perché fa comodo a tanti. Nel libro i nomi dei personaggi sono di fantasia anche se tutti conosciamo quella certa pr, quel certo fotografo, quel certo esperto. Poi ci sono chef chiamati con il loro nome come Scabin e Romito, Oldani e Cedroni, ci sono kermesse come Le strade della mozzarella, c’è anche il sottoscritto e c’è pure l’Uomo Mascherato, “critico gastronomico dall’identità misteriosa”, che nella vita reale ha un blog e una rubrica nel Corriere.

Un ritratto di Camilla Baresani, classe 1961, nata a Brescia e da tempo trasferitasi a Milano. La scrittrice ama ricordare che a lungo ha "dato una mano nella gestione di un villaggio turistico a Desenzano del Garda", poi, verso i quarant'anni, ha cercato di costruirsi un'altra vita scrivendo. Missione compiuta con successo

Un ritratto di Camilla Baresani, classe 1961, nata a Brescia e da tempo trasferitasi a Milano. La scrittrice ama ricordare che a lungo ha "dato una mano nella gestione di un villaggio turistico a Desenzano del Garda", poi, verso i quarant'anni, ha cercato di costruirsi un'altra vita scrivendo. Missione compiuta con successo

Io invece, “Paolo Marchi, il fondatore del congresso di cuochi di Identità Golose”, appaio a pagina 109, una cena al Bulgari di Milano in compagnia proprio della Baresani. Quella sera la salutai dicendole: “Ah, sono contento di vederti! Almeno vuol dire che il livello degli inviti non è così basso”. Era una battuta, ma oggi bastano tre dozzine di foto in Instagram perché qualcuno si presenti come fotoreporter o un blog di ricette per atteggiarsi a giornalisti. E chi ha superato il mezzo secolo di vita a volte rimpiange i Montanelli e i Veronelli, anche se è sbagliato credere che tutto il nuovo sia da buttar via. E’ vero il contrario. Ci sono sempre stati quelli bravi e quelli meno bravi. Solo che un tempo esisteva solo la carta, poi si sono aggiunte radio e tivù, oggi anche la rete. Che illude tanti. Però un cetriolo resta tale quale che sia il mezzo usato. E un grande blogger trent’anni fa sarebbe stato una grande firma di un quotidiano.
 


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