Il Consorzio Bardolino compie 50 anni. E riscopre i suoi Cru

Le tre sottozone, già conosciute a fine '800, rinascono grazie all'associazione che celebra un rotondo compleanno

08-10-2018

L'evento Bardolino Cru si è svolto nei giorni scorsi a Verona, presso le sale di Palazzo della Gran Guardia

Che ci può dire l’annata 1956 di un vino ufficialmente nato per ballare una sola estate? Perché questa almeno è la sua fama tra i turisti stranieri sul lago di Garda. Invece può svelare non solo molto, bensì qualcosa di piuttosto sorprendente. 

A Bardolino Cru, i festeggiamenti per il cinquantesimo del Consorzio Bardolino svolti a Verona, anche la masterclass ha raccontato di vecchie e nuove vite intrecciate insieme. Tra i 23 produttori (accanto ai veneti delle tre sottozone, La Rocca, Montebaldo e Sommacampagna, c'erano anche i Beuajolais des appellations Morgon, Moulin-à-Vent e Fleurie), la fierezza di aziende che affondano le radici nel passato e di altre che si affacciano con la voglia di sperimentare magari, senza perdere in identità.

Un momento imperdibile, la masterclass sul Bardolino dagli anni Cinquanta a oggi, anche perché questo tuffo nel passato conduce fino alla trasformazione dei giorni nostri. Il direttore Angelo Peretti ricorda come nel diciannovesimo secolo la produzione vinicola del Garda veronese iniziasse a essere identificata esplicitamente con il nome di “Bardolino”. Cita le affascinanti ricostruzioni di Giovanni Battista Perez, che sussurra come gli svizzeri spacciassero per Borgogna questo vino.

Vitigno principale, la Corvina Veronese: con il disciplinare del 2018 può essere usata fino al 95% del totale dell’uvaggio, il resto spetta alla Rondinella. Nel 1968 viene istituita ufficialmente la zona della Doc Bardolino: 16 comuni della sponda veneta del lago di Garda e del suo entroterra. L’anno dopo nasce il Consorzio.

Angelo Peretti

Angelo Peretti

Ma non è finita, perché il nuovo millennio porta nuova sfide, anch’esse in realtà con un sapore in parte antico. Certo, in questi due ultimi decenni si è saputo cambiare passo sia sul fronte del Chiaretto (salito da 4 a 12 milioni di bottiglie, ma soprattutto lanciato in una orgogliosa rivendicazione di identità) sia sul Bardolino.

La masterclass aiuta a percepire le differenze tra sottozone (anch’esse un ricordo del passato, non indossato superficialmente, bensì ritrovato nell’anima): nella Sommacampagna, si possono percepire note di ciliegia e pepe nero, per Montebaldo la fragola si fa strada con i chiodi di garofano, infine lamponi e cannella guadagnano un predominio armonioso alla Rocca. 

Viaggiando indietro nel tempo, la sorpresa solenne è servita con un Bardolino Bolla del 1956, che si è trasformato con dignità senza perdersi: ecco che sbaraglia anche relativamente più giovani avversari. Certo, l’originario rubino brillante si trasforma in un colore più pacato, ma la degustazione offre ancora un’acidità capace di stupire.

Una giornata che carica il presidente Franco Cristoforetti e tutto il Consorzio. Nella vendemmia 2017, si sono raccolti 235mila quintali di uva (-19% rispetto al 2016) per una produzione di 164.500 ettolitri. E se il mercato italiano si è mostrato interessato, quelli statunitense e scandinavo si sono rivelati non meno vivaci.


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