“Caro diario, lo sappiamo può sembrare uno di quei luoghi comuni da cartolina estiva: atterrare in Puglia e nemmeno un’ora dopo ritrovarsi con le mani già infarinate a stendere orecchiette insieme a una cuoca locale, dalle mani decisamente più esperte delle nostre, ha tutti i crismi del classico cliché gastro-turistico salentino. Questo è stato però il reale l’incipit di una tre giorni in Puglia all’insegna della cucina e artigianalità locale. Il filo rosso di tutto? La convivialità e la condivisione, con una discreta dose di gin tonic... ”
Se dovessimo raccontare l’esperienza vissuta nel Tacco dello Stivale, promossa da Gin Mare, come se fosse un diario personale, probabilmente cominceremmo a narrarla così. Un contesto così tipico da sembrare scontato: tra dita infarinate, pezzettini di pasta da trasformati in pseudo orecchiette (massaie salentine, perdonateci), focacce, panzerotti, bombette, pizziche e ceramiche fatte rigorosamente a mano. Ipnotiche nella loro realizzazione, quelle dell’artigiano, un po’ meno quelle in cui ci siamo cimentati noi. Stesso discorso delle orecchiette sopra citate: da apprezzare l’impegno, sul risultato ci prendiamo qualche licenza artistica.

Gin Mare e la Puglia per tre giorni in masseria
Ma facciamo ordine, in questo (gin) mare di cose, di ciò che è successo nel Brindisino assieme all'azienda catalana...
Gin Mare si racconta in Puglia
Tre giorni in una masseria dell'entroterra Brindisino per raccontare un modo di stare insieme che parte dalla tavola e si allarga alla cultura, alle mani, ai mestieri e al paesaggio. È stato il filo conduttore scelto da Gin Mare (brand nato a poca distanza da Barcellona) per un’esperienza con base alla Masseria Malvindi di Mesagne, cuore dell’Alto Salento, ma estesa idealmente e materialmente al territorio limitrofo. Un’esperienza sì pensata per far conoscere più da vicino il premium gin spagnolo, ma soprattutto quell’idea di convivialità e condivisione che ne accompagna posizionamento e visione. Un incontro che trova in Italia un terreno particolarmente florido. Lo Stivale rappresenta infatti il primo mercato per Gin Mare a livello mondiale, con circa il 37% del fatturato totale. Ma limitarsi ai numeri rischia di restituire un quadro fin troppo freddo e asettico. Quello tra Gin Mare e l’Italia è un legame non soltanto commerciale: i concetti di socialità, tavola condivisa e consumo conviviale che fanno parte della cultura gastronomica italiana dialogano con la vision del marchio, nata intorno a un modo più rilassato e contemporaneo di vivere il momento del drink. Sia per un aperitivo sia per un dopocena.

Immancabili le orecchiette, specialità pugliese
La Puglia, in questo senso, offre un contesto quasi naturale. Qui il cibo è ancora fortemente legato alla dimensione collettiva, alla preparazione come momento di incontro e condivisione, e a una cucina che si mette al centro della tavola per essere vissuta in compagnia. La tre giorni in masseria è partita proprio da questi elementi, portati dentro un racconto fatto di esperienze diverse ma con lo stesso comun denominatore.
Le esperienze di 3 giorni in Puglia
Dalle mani è passato uno dei simboli più immediati della cucina pugliese: le orecchiette. Prepararle una ad una ha significato confrontarsi con un gesto antico, semplice soltanto in apparenza, e con una manualità che appartiene alla memoria gastronomica della Regione (e che, nonostante gli sforzi, è difficilmente replicabile dai meno avvezzi). Stesso approccio per la focaccia, altro elemento identitario di una cucina quotidiana e popolare, capace di trasformare pochi ingredienti in un alimento da spezzare, passare e condividere. Il viaggio è poi uscito dalla cucina per incontrare altre espressioni della cultura pugliese. A Grottaglie, uno dei centri più importanti del territorio per la tradizione della ceramica, c’è stato un confronto diretto e tattile con l’argilla e il lavoro manuale, entrando in contatto con un sapere che, come quello gastronomico, si tramanda attraverso gesti e conoscenze. Un sapere che oggi, proprio come il corrispettivo culinario, rischia di essere progressivamente perduto perchè custodito da un numero sempre minore di 'ambasciatori' del mestiere.

Ballerini all'opera nella pizzica, ballo tradizionale locale
E se la tavola è uno dei luoghi privilegiati della convivialità, a rendere il tutto più folkloristico non poteva mancare la musica popolare e la danza. Durante il soggiorno c'è stato spazio per assistere da vicino a un momento dedicato alla pizzica pugliese, il ballo popolare più riconoscibile della Regione. Ritmo, movimento e note hanno aggiunto un'altra dimensione al racconto, riportando l'esperienza dalla tavola alla piazza e a quella socialità spontanea che appartiene alla cultura popolare pugliese. Anche i momenti a tavola hanno seguito registri diversi, alternando esperienze costruite ad hoc e occasioni più semplici e immediate. C'è stato spazio per un pranzo in osteria, all'insegna delle specialità locali, e per una serie di cene conviviali dove sono arrivati in tavola alcuni dei piatti più rappresentativi della Puglia: panzerotti, bombette, pesce e carne alla brace. Una cucina concreta, riconoscibile, abbondante pensata per essere messa al centro e condivisa.

Pietro Penna, del ristorante Casamatta
A questa dimensione più popolare si è affiancata un'esperienza gastronomica costruita attorno alla cucina d'autore. A firmarla è stato
Pietro Penna, chef del ristorante stellato
Casamatta, che ha interpretato la serata con un menu pensato appositamente per l'occasione. Qui
Gin Mare ha compiuto un passaggio ulteriore, uscendo dal bicchiere per entrare nel piatto. Il distillato è stato utilizzato come ingrediente in alcune preparazioni, come un
Pacchero cacio e pepe con ricciola e lime e un dessert a base di cioccolato e rosmarino. Non un semplice abbinamento tra cocktail e portate, dunque, ma un utilizzo gastronomico del gin, chiamato a dialogare con gli ingredienti e con la costruzione dei piatti.

Un piatto della cena realizzata in masseria dallo chef Pietro Penna
A fare da filo rosso durante le tre giornate è stata infatti proprio la possibilità di leggere e interpretare
Gin Mare attraverso linguaggi diversi. Quello della mixology, innanzitutto, con i bartender presenti impegnati nella creazione di una drink list dedicata, pensata per accompagnare tanto l'aperitivo quanto il dopocena. E quello della cucina, dove il gin ha assunto una funzione diversa, diventando parte integrante di alcune ricette.
Ma più che il prodotto, a emergere è stato il contesto nel quale viene raccontato. La masseria, la campagna pugliese, le attività manuali, la ceramica, la pizzica, le tavole imbandite e le lunghe conversazioni restituiscono un'idea di ospitalità che non ha bisogno di molte sovrastrutture: si mangia insieme, si prepara insieme, si brinda insieme, si ascolta e si partecipa. Tra il tempo trascorso a tavola, la cultura del fare, la musica e le tradizioni popolari, il piacere della condivisione e quella convivialità mediterranea che, prima ancora di essere una strategia di comunicazione, appartiene alla vita quotidiana.
E allora cin. Un brindisi alla Puglia, al buon mangiare, alla convivialità e allo stare bene. Un brindisi con il nostro bicchiere di gin tonic (è l'ultimo, promesso).