Mondo pizza

06-08-2026

Piccola storia di una grande tradizione: l'intramontabile pizza di Tramonti

Arte bianca certificata De.Co., tra protocolli di produzione e recupero dei biotipi: il ruolo del pomodoro Re Fiascone e del fiordilatte dei Monti Lattari nella filiera tramontana, per una pizza "biscottata" di assoluta eccellenza

Una pizza in puro

Una pizza in puro "stile Tramonti": impasto di farine non raffinate e ben cotto, effetto "biscottato"

Mentre la narrativa mainstream continua a celebrare solo Napoli come unico epicentro della cultura discale, per un critico attento è impossibile ignorare che una “capitale della pizza”, intesa come fenomeno di diffusione nazionale e resilienza tecnica, risiede tra le vette dei Monti Lattari: a Tramonti, in provincia di Salerno. Definita il "polmone verde" della Costiera Amalfitana, questa terra ha forgiato un’arte bianca che non è una derivazione di quella partenopea, ma un’autonoma evoluzione della panificazione rurale, protetta oggi da un’unica Denominazione Comunale (De.Co.) in Italia.

 

La genesi tecnica: il calore residuo e la consistenza biscottata

Una panoramica su Tramonti

Una panoramica su Tramonti

L'identità della pizza di Tramonti è intrinsecamente legata al rito settimanale della panificazione domestica. Se a Napoli la pizza è un cibo di strada cotto in 60-90 secondi ad alte temperature (solitamente ben oltre i 400°C, fino a 480), a Tramonti essa nasceva come strumento di controllo termico. Prima di infornare il pane destinato a diventare "biscottato" per rifornire le navi della Repubblica Marinara di Amalfi, le massaie testavano la temperatura del forno con un disco di pasta. Questa pizza primordiale veniva cotta “senza brace e senza fiamma”, sfruttando il calore radiante dei mattoni. Il risultato tecnico è una pizza che sfida il dogma della morbidezza elastica napoletana per abbracciare una consistenza friabile e croccante, definibile oggi come l’antesignana della tendenza "crunch". Il disciplinare De.Co. sancisce infatti una temperatura moderata, intorno ai 350°C, per un tempo di permanenza più lungo (circa tre minuti), permettendo all'impasto di asciugarsi e acquisire la sua tipica nota biscottata.

 

L’architettura dell’impasto: cereali antichi e finocchietto
Per i professionisti del settore, la vera particolarità risiede nel "blend" delle farine. Storicamente, l’impasto era una sintesi di ciò che offrivano i terrazzamenti: segale, miglio, orzo e grano integrale. Oggi la tradizione si preserva miscelando farina integrale o meno raffinata con la tipo 00, conferendo al disco un colore più scuro e un profilo aromatico complesso. Il "marker" sensoriale inconfondibile è spesso però l'aggiunta di finocchietto selvatico direttamente nell'impasto. Questa pratica, oltre a richiamare i profumi montani dei Lattari, aveva una funzione carminativa per rendere più digeribile un impasto così ricco di fibre e cereali grezzi.

 

La conquista del Nord: Luigi Giordano e la Marechiaro

La storica pizzeria A' Marechiaro a Novara, fondata da Luigi Giordano

La storica pizzeria A' Marechiaro a Novara, fondata da Luigi Giordano

A sinistra, locandina del primo festival dedicato alla pizza di Tramonti, nel 1991. A destra, la copertina di L'uomo delle pizzerie, libro che racconta la storia di Luigi Giordano, scritto dalla figlia Amelia, per acquistarlo clicca qui

A sinistra, locandina del primo festival dedicato alla pizza di Tramonti, nel 1991. A destra, la copertina di L'uomo delle pizzerie, libro che racconta la storia di Luigi Giordano, scritto dalla figlia Amelia, per acquistarlo clicca qui

È un fatto storico documentato che la pizza di Tramonti sia stata la prima pizza a farsi conoscere e apprezzare massicciamente nel Nord Italia. Il pioniere di questa diaspora fu Luigi Giordano, soprannominato Giggino, il quale, durante il servizio militare a Novara negli anni '40, intuì che le pianure piemontesi abbondavano di latte ma ignoravano la trasformazione in fiordilatte. Finita la guerra, Giordano aprì prima un caseificio a Oleggio e poi, nel 1951 (o 1953), la pizzeria A' Marechiaro a Novara per smaltire il fiordilatte invenduto. Da quel momento scattò un’emigrazione organizzata senza precedenti: Giordano finanziava l’apertura di nuovi locali per i concittadini tramontani, a condizione che usassero il suo fiordilatte. Oggi si stimano oltre 3.000 pizzerie gestite da tramontani sparse nel mondo, una rete che ha reso la pizza un alimento quotidiano ben prima che il marketing contemporaneo la potesse riscoprire.

 

Eccellenze di farcitura: il fiordilatte e il Re Fiascone

Fiordilatte di Tramonti

Fiordilatte di Tramonti

Il paniere delle eccellenze gastronomiche di Tramonti

Il paniere delle eccellenze gastronomiche di Tramonti

L'analisi gastronomica non può prescindere dal topping. Il fiordilatte di Tramonti si distingue per la tecnica della salatura in pasta: il sale viene aggiunto direttamente nella cagliata durante la filatura, rendendo il formaggio più propenso a una fusione omogenea senza rilasciare siero eccessivo sul disco integrale. A completare il quadro, il recupero del pomodoro Re Umberto (detto Fiascone), l’antenato del san marzano che rischiava l'estinzione e che oggi torna a donare la sua polpa carnosa ed equilibrata a questa pizza.

 

PizzAcademy: il laboratorio globale dell’arte bianca tramontana

A destra Antonio Erra, presidente dall'Associazione Pizza Tramonti

A destra Antonio Erra, presidente dall'Associazione Pizza Tramonti

Foto di gruppo dall'ultima edizione di PizzAcademy

Foto di gruppo dall'ultima edizione di PizzAcademy

In questo scenario di continua evoluzione e salvaguardia si inserisce PizzAcademy, un evento di respiro internazionale promosso dall'Associazione Pizza Tramonti che funge da autorevole piattaforma di confronto tecnico e culturale. Sotto la guida dell’attuale presidente Antonio Erra, questo ritrovo annuale si è consolidato come un laboratorio d'analisi dove maestri pizzaioli, critici. esperti e giornalisti approfondiscono l'identità della pizza locale in rapporto alle altre grandi tradizioni italiane. L’appuntamento dello scorso aprile 2026, svoltosi presso la storica pizzeria Al Valico di Chiunzi, ha rappresentato il culmine di una tre giorni di scambi intensi, mettendo a confronto la scuola di Tramonti con quella napoletana (tradizionale e contemporanea), la casertana, la cilentana e la romana. L'evento ha visto al lavoro numerosi maestri che hanno saputo interpretare l'autenticità di questo prodotto "primordiale", confermando PizzAcademy come un momento essenziale per la formazione delle nuove leve e per la promozione della varietà di prodotti locali legata alla certificazione De.Co. I maestri pizzaioli che hanno preso parte a PizzAcademy 2026 presentando le proprie creazioni, sono stati Simone De Gregorio, Robertino Cupo, Jessica De Vivo, Antonio Vuolo, Vittorio Giordano, David Vaccaro, Alfonso Simeone, Giovanni Mandara, Vincenzo Amato, Roberto Luise, Giuseppe Imperato, Vittorio e Graziano Giordano, Francesco Giordano, Carlo Fiamma, Francesco Ferrara.

 

La pizza di Tramonti non è un sottoprodotto, ma un patrimonio di biodiversità, ingegno e riscatto sociale. Dalla "pizza nera" rituale del 2 novembre ("nera" perché biscottata e a base di farine non raffinate. Detta anche “pizza dei morti” perché legata appunto alla commemorazione del 2 novembre: secondo la tradizione, le famiglie la preparavano come cibo sostanzioso e facilmente trasportabile da consumare durante le lunghe visite e le veglie nei cimiteri, spesso lontani dalle frazioni e raggiungibili a piedi) alle moderne interpretazioni "Doc" con scorza di limone sfusato amalfitano, questa tradizione continua a dimostrare che la pizza, prima di essere un semplice disco di pasta, è la storia di un popolo che ha saputo portare il sapore dei propri monti fino ai confini del mondo.


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Luca Roncadin e Francesca Di Leo

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Luca Roncadin e Francesca Di Leo

sono autori e giornalisti con la passione per la cucina e la promozione delle eccellenze gastronomiche del Friuli Venezia Giulia. Collaborano con importanti editori e guide enogastronomiche nazionali e per la loro attività di divulgazione sono stati insigniti del marchio regionale Oro di "Io Sono Friuli Venezia Giulia". La loro esperienza personale li ha portati a valorizzare scelte alimentari salutari e sostenibili

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