Cuttaia: chiudo e cucino per gli altri, atto di amore. Così, dono le mie mani

«Ieri ho fatto il pane, oggi lo farò. È simbolo della speranza nel nostro tempo, gesto sacrale per unire nella nostra “guerra”»

11-03-2020

La cultura di un popolo nasce dalla necessità, anche quella alimentare. Penso che in questo momento il mio compito come cuoco sia di mettermi a disposizione delle persone, interpretando il mio essere chef come un servizio da offrire alla mia comunità. Il cibo è da sempre simbolo della vita e del sostentamento, dell’accudimento e del conforto. La sua preparazione è un gesto atavico che dalla notte dei tempi dalle madri si trasmette ai figli e che oggi è il cuoco a raccogliere come eredità particolare. Per questo da oggi vorrei che l’Uovo di Seppia diventasse il rifugio accogliente in cui ritrovare questo senso, un posto vivo dal quale attingere forza e positività attraverso il cibo. 

Se cucinare è un atto d’amore, se servire il prossimo per le sue necessità è un gesto nobile, allora io umilmente offro il mio sapere e la mia professionalità per il mio prossimo, nel luogo in cui mi viene spontaneo donare alle persone i frutti di quel gesto domestico che mi sta tanto a cuore. Vorrei essere per tutti coloro che verranno una specie di cuoco a servizio, di cuoco a casa, un amico da portare sulle proprie tavole che cucina con te i piatti nati nel nostro laboratorio e che una mamma o un papà cucineranno poi assieme per i loro cari. 

«Il profumo del pane appena sfornato, ecco uno dei ricordi che mi porto nel cuore legati alla mia infanzia. Quel cibo quotidiano nato da mani che racchiudono i segreti del sapere contadino, le stesse mani che roteando nell’aria e nella pasta creano e disegnano semplici e genuine opere d’arte»

«Il profumo del pane appena sfornato, ecco uno dei ricordi che mi porto nel cuore legati alla mia infanzia. Quel cibo quotidiano nato da mani che racchiudono i segreti del sapere contadino, le stesse mani che roteando nell’aria e nella pasta creano e disegnano semplici e genuine opere d’arte»

Anche se ho deciso di chiudere La Madia, ieri mattina mi sono svegliato e come ogni giorno ho preparato il pane. Ho fatto il pane, l’essenza della nostra alimentazione e l’ho portato alla mia famiglia, ai miei amici. L’ho fatto perché il pane è il simbolo del sostentamento e possibilità del nostro stare insieme, è famiglia, è sacralità. Nei racconti di mia nonna, nei suoi ricordi, il pane è sempre stato un privilegio. Avere legna, avere fuoco, avere grano durante la guerra era segno quasi di nobiltà, di benessere rispetto a chi non aveva di che sfamarsi. Mia nonna ha campato la famiglia preparando il pane. Ha nutrito i suoi figli con quella legna e quel fuoco, è diventata uomo per poter essere donna e madre, per poter accudire e sostentare: «Io mi sono bruciata davanti al fuoco», mi diceva spesso. E non ho mai trovato espressione più toccante per esprimere il valore dell’amore nel sacrificio lungo una vita.

 

«Come il gesto di un cuoco può rendere speciale una domenica, così da oggi come cuoco stellato voglio rendere speciale i giorni delle persone, mettendo a disposizione le mie mani. Mia nonna mi ha insegnato che il vero lusso non è avere, ma donare.  E donare cibo è il gesto più materno che io conosca»

Per questo ieri ho fatto il pane, per questo oggi lo farò. Perché è il simbolo della speranza e della cura nel nostro tempo, è il gesto sacrale per unire le persone nella nostra “guerra”. Quella in cui un virus ha preso il posto simbolico dei bombardamenti, quella per cui le regole di sicurezza che ci vedono bloccati in questa sospensione inusuale ci sta regalando un tempo nuovo e fortuito, uno spazio da vivificare, una occasione per ritrovare abitudini e affetti da vivere con altra consapevolezza, lontani dalla fretta quotidiana delle nostre normalità.
Io non posso entrare in Pronto Soccorso per rendermi utile. Posso però mettere le mie competenze al servizio delle persone, posso alleggerire il peso dei disagi rendendo conviviale il loro cibo, felice la loro tavola. Come il gesto di un cuoco può rendere speciale una domenica, così da oggi come cuoco stellato voglio rendere speciale i giorni delle persone, mettendo a disposizione le mie mani.

Mia nonna mi ha insegnato che il vero lusso non è avere, ma donare. 

E donare cibo è il gesto più materno che io conosca.


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