Giardini d'Amore, molto più che liquori

A Identità, l'azienda messinese ci ha invitati a un impiego dei suoi eleganti prodotti artigianali ben oltre il fine pasto

09-04-2017
Lo spazio espositivo dei liquori artigianali Giar

Lo spazio espositivo dei liquori artigianali Giardini d’Amore a Identità Milano 2017 (foto Brambilla/Serrani)

Di tutti i grandi prodotti che abbiamo potuto sorseggiare nei giorni di Identità Milano, non saranno certo sfuggiti ai cultori del genere i liquori artigianali Giardini d’Amore, peraltro oggetto di una bella masterclass conclusiva a cura di Tommaso Cecca, bar manager & head of mixology del Café Trussardi alla Scala di Milano.

Il marchio recente – ha poco più di un anno – di Roccalumera (Messina) ci ha condotto per 3 giorni in un “Viaggio di Giardini d’Amore”, una passeggiata in un giardino di agrumi, alla scoperta delle materie prime che l’azienda stessa produce, tra i profumi della zagara in fiore, la vista del mare e i colori della Sicilia. Un’escursione coerente con il tema della tredicesima edizione del congresso: “il viaggio”, appunto, filone molto caro all’azienda che affonda le sue radici in Sicilia, culla della cultura mediterranea, crocevia di viaggi leggendari e sintesi d’innumerevoli contaminazioni.

Chef, pasticceri e mixologist erano attratti dalla possibilità di poter articolare un fine pasto in modo diverso. Hanno partecipato in tanti al Percorso Aromi”: una degustazione di liquori accompagnata dalle squisitezze dei fratelli Butticè del ristorante Il Moro di Monza: erano baci di dama e meringhe realizzate con i liquori Giardini d’Amore.

Tommaso Cecca, bar manager & head of mixology del Café Trussardi alla Scala di Milano

Tommaso Cecca, bar manager & head of mixology del Café Trussardi alla Scala di Milano

C’era ad esempio il liquore al limone, armonioso e aromatico: l’azienda utilizza i limoni Interdonato, di produzione propria, una cultivar esclusiva della costiera ionica messinese ottenuta da un innesto creato nell’Ottocento tra un cedro e un limone su un’arancia amara. C’era quella alla crema di pistacchio, ricavata dai pistacchi di Bronte, selezionati, lievemente tostati, tritati e lavorati entro pochi istanti dallo sminuzzamento per impedire la dispersione degli oli essenziali.

E ancora, i liquori alla cannella, calda, avvolgente, speziata e alla crema di mandorle di Avola, un liquore delicato, aromatico ed elegante. Che, a pensarci bene, sono le note distintive dei Giardini d’Amore. Lo pensa anche Tommaso Cecca, per il quale «Realtà come questa si stanno, fortunatamente, diffondendo sempre più. I giovani imprenditori stanno comprendendo quanto sia importante investire sulla tradizione per riscoprirla e innovarla».

«Un'innovazione», procede il mixologist, «è sicuramente quella di estendere il tradizionale uso dei liquori dal fine pasto alla miscelazione. Pensiamo al Margarita, il cocktail nazionale del Messico. Possiamo renderlo più mediterraneo semplicemente sostituendo il triple sec, aromatizzato all'arancia, con il liquore al fico d'India Giardini d’Amore. Accosteremo così il gusto della tequila, distillato ottenuto dall'agave, a quello del fico, altra pianta grassa che dal Messico ha ormai trovato il suo habitat naturale nel bacino del Mediterraneo e, in particolar modo, in Sicilia».


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