«Milano riparte», torna la locomotiva del Paese: al congresso l'intervento del sindaco Beppe Sala

Il primo cittadino elogia Identità («Sedici edizioni, siete proprio bravi») e sottolinea: «Ciò che gira intorno al cibo totalizza il 25% del Pil italiano. È un settore fondamentale»

26-09-2021
Il sindaco di Milano, Beppe Sala, sul palco di Ide

Il sindaco di Milano, Beppe Sala, sul palco di Identità Milano 2021 con Claudio Ceroni e Paolo Marchi. Le foto sono di Brambilla-Serrani

«Abbiamo caratteristiche uniche e dobbiamo trovare il modo di farlo capire sempre di più nel mondo. Poi, ovviamente, alle parole bisogna far seguire i fatti: un fatto è vedere Identità Milano alla sedicesima edizione, perché a far i fenomeni per una stagione son capaci tutti, mentre dar continuità e non mollare mai è proprio solo di quelli bravi», dice il sindaco di Milano, Beppe Sala, in apertura della seconda giornata del congresso. Rapporto di lunga data, quello dell’amministratore pubblico (candidato a succedere a sé stesso, si vota nel prossimo weekend) e Identità: era lui il commissario di Expo 2015, «un’esperienza fondamentale anche per noi di Identità – chiosano sul palco Claudio Ceroni e Paolo Marchi – Da lì nasce Identità Golose Milano, primo hub internazionale della gastronomia. Lì si avviano anche tanti altri progetti che credevano e credono nell’internazionalità di Milano e puntano sull’immagine internazionale della città». Questa ondata positiva si è interrotta con Covid, «ora con idee nuove potremo tornare a costruire il nostro futuro».

Sala sorride a queste parole: «Il tema del congresso è il “Lavoro”, che alla fine è la cifra di noi italiani, siamo un popolo sottovalutato in questo senso, da noi la capacità di lavoro è straordinaria. Anche perché in moltissimi casi si integra con la vita privata, diventa piacere, parte integrante della propria quotidianità anche famigliare. Come Identità Milano, che è insieme piacere divertimento, convivialità. E lavoro appunto». Una cifra: «Ricordo come tutto quello che gira intorno al cibo, in modo diretto o indiretto, totalizza il 25% del Pil italiano. È un settore fondamentale per il nostro Paese».

Va aiutato. Ma cosa può fare in questo senso una città e il suo sindaco? «Può intervenire direttamente con politiche che favoriscano la ristorazione. Esempio: noi quest’anno abbiamo concesso quasi 4mila permessi per l’utilizzo degli spazi esterni dei ristoranti, in modo da consentir a questi ultimi di lavorare superando le restrizioni legate alla pandemia. È stata una scelta coraggiosa, perché ha scontentato qualcuno: ma la politica deve essere coraggiosa, a dar retta tutti non si va da nessuna parte, bisogna prendere decisioni ovviamente con misura, giusta attenzione, ponderazione. Posso dire che abbiamo aiutato il riavvio de comparto». Poi, aggiunge Sala, ci sono misure indirette, «una in particolare, e io mi prendo il piccolo merito di averci sempre lavorato: far crescere l’immagine della citta nel mondo, la sua reputazione. È qualcosa che si costruisce in anni e si rischia di distruggere in un giorno. Ma la vera fatica è operare con questo obiettivo ogni giorno: è un vero mestiere che richiede passione, consapevolezza».

Se ne vedono i frutti. In questo settembre, ricorda il sindaco, «abbiamo messo in fila il Salone del Mobile, la Fashion Week, poi MiArt, MiTo, Orticola, appunto Identità Milano... Non era automatico che tutto questo ripartisse, ma era molto importante perché crea una quantità di lavoro necessario perché tutto funzioni. Pensiamo al Salone del Mobile: alcuni operatori erano poco convinti, io li spingevo perché il bene di Milano. Così ho chiesto aiuto al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella; l’ho pregato di mandarmi una lettera in cui annunciasse la sua presenza, e grazie a questa iniziativa l’evento ha avuto ancor più peso e ogni resistenza è stata superata».

Chiude Sala: «Questo è il momento in cui non arrendersi, in cui impegnarsi su una cosa. Io sono ovviamente preoccupato per quanto accadrà a Milano nel breve periodo; ma sono molto molto molto molto ottimista per il futuro. Perché questa città ha università, creatività, economia, finanza, volontariato... Tutte realtà che hanno dovuto rallentare un poco, ma non sono scomparse. E riprenderanno a correre. Milano tornerà a essere quello che è, la città che guida del Paese. Diamoci una mano tutti».