Protagonisti al congresso: Simone Finazzi

Il pasticciere del Da Vittorio sarà sul palco di Identità Milano lunedì 5 marzo, sezione Pasticceria italiana contemporanea

27-02-2018
Simone Finazzi nella foto di Fabrizio Pato Donati

Simone Finazzi nella foto di Fabrizio Pato Donati

Da bambino impazziva per il gusto del Buondì al cioccolato, adorava mangiarlo impiastricciandosi le mani con quella crema. Da adulto Simone Finazzi, memore della memoria del suo palato, ha inseguito quel sapore fino a ricrearlo in un panettone. Componente aggiunto della famiglia Cerea dal 1995, quando ha sposato Barbara, gestisce con lei la Pasticceria CavourLocale Storico d’Italia, oltre a occuparsi degli eventi e di alcune preparazioni che vengono utilizzate anche per i dolci del tristellato Da Vittorio.

La sua liaison con il mondo del dolce non è stata la conseguenza di un colpo di fulmine. Quella con i Cerea, invece sì. Arrivato per la prima volta nel 1987 nella cucina della famiglia orobica per uno stage, quando ancora studiava nell’istituto alberghiero Meroni di Lissone, Finazzi non ne è più uscito. Passato per la partita del pesce e poi degli antipasti, ha scelto alla fine la pasticceria spinto dalla sua passione per la precisione. «La cucina - suole dire - si fa di pancia, la pasticceria è insieme estro e calcolo». E, ovviamente, preparazione. Partito da autodidatta, ha iniziato un suo percorso personale che l’ha portato a studiare in Italia e in Europa senza, però, una figura di riferimento.  

Non ha un dolce in cui si identifica completamente. Li ama tutti, perché «la pasticceria è come la musica, scelgo a seconda degli stati d’animo», ammette. Di certo, tra quelli che predilige, c’è il Creolo, un dolce in cui i gusti esotici di mango, cocco, lime e frutto della passione si combinano in un gioco di forme e di equilibri. Proprio l’equilibrio, di fatto, è il primo obiettivo di Finazzi, convinto che i dolci debbano invogliare. E l’equilibrio è essenziale per non creare assuefazione. Un obiettivo che per ora ha “fallito” con i suoi tre figli, primi assaggiatori dei suoi dolci, ma ancora lontani dagli affari di famiglia.


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