27-02-2024

Il premio Buone Notizie a Grasso, Paterniti, Marchi e la banda dei Rulli Frulli

Quindicesima edizione a Caserta del premio Buone Notizie che trae la sua forza da una considerazione ben precisa: non sono mai abbastanza, sono ben più diffuse e lette le brutte notizie, in questi ultimi anni ancora di più. Nella biblioteca del Seminario Vescovile della città campana sono stati premiati tre giornalisti e una banda musicale davvero insolita, portatrice di una buona notizia. Prima però tutti a tavola per un pranzo curato dagli alunni dell’istituto alberghiero Galileo Ferraris casertano, bravi a interpretare i prodotti e le tradizioni del territorio: Cannelloni di pasta con patate del Matese, provola affumicata, zucca e fagioli di Alife; Capocollo di maiale con scarola brasata, olive, pinoli e noci; Lingotto alla mela annurca con salsa al liquore strega.

Quindi la cerimonia, presieduta dal vescovo Pietro Lagnese, è stata condotta da Michele De Simone, presidente di Assostampa, e da Luigi Ferraiuolo, entusiasta segretario generale del comitato organizzatore. I premiati: Giovanni Grasso, giornaliste scrittore, attuale portavoce del presidente della Repubblica Sergio Mattarella; Giuseppina Paterniti, già corrispondente Rai da Bruxelles e direttrice di Rai3; Paolo Marchi per la rubrica Capolavori del mondo in cucina che cura per Striscia la notizia; infine la banda Rulli Frulli di Finale Emilia, forte di 70 percussionisti, tutti ragazze e ragazzi che si esibiscono con strumenti di fortuna, come bidoni e pentole, e che hanno trovato un equilibrio per loro difficile da raggiungere senza il supporto di figure dedicate. Tutto partendo da una idea di Federico Albergini, respon sabile della scuola di musica Andreoli e il servizio di neuropsichiatria di Mirandola.

Una cerimonia scandita da aneddoti, storie e pensieri come sottolineato da Luigi Ferraiuolo: «Il premio è nato dalla volontà di promuovere quei comunicatori e quei giornalisti che fanno buona informazione raccontando anche i lati positivi della quotidianità. Questo perché un buon esempio, vale più di mille discorsi».


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A cura della redazione di Identità Golose