08-11-2026

Tè alla menta marocchino: le regole per prepararlo a regola d'arte

Amaro come la vita, schiumoso come l’amore, dolce come la morte: alla scoperta del tè alla menta marocchino e del suo cerimoniale. Spoiler: deve avere un po’ di schiuma in superficie, che viene chiamata “turbante”

Tè marocchino (Foto di Moussa Idrissi su Pexels)

Tè marocchino (Foto di Moussa Idrissi su Pexels)

“Il tè alla menta dovrebbe essere amaro come la vita, schiumoso come l’amore e dolce come la morte”, dice un proverbio marocchino. In Marocco, il tè alla menta è una bevanda che ha un grande valore culturale e tradizionale ed esiste un vero e proprio cerimoniale per la sua preparazione. Di solito, è il padrone di casa (l’anfitrione) che lo prepara o, in sua assenza, la moglie o la persona più anziana della famiglia. Come dice il proverbio, un buon tè alla menta deve avere un po’ di schiuma in superficie, che viene chiamata “turbante”. Il tè alla menta si consuma in qualsiasi ora del giorno e viene offerto come segno di ospitalità agli invitati o alle persone di passaggio.

 

Come si prepara un perfetto tè alla menta marocchino
Ingredienti
• 1-2 cucchiaini di tè verde in foglie
• Un mazzo di menta fresca (nanah marocchina).
• 4-6 cucchiai di zucchero (secondo il proprio gusto)
• 1 litro di acqua bollente

Si mette il tè verde in foglie nella teiera tradizionale (barrad) e si aggiunge un po’ di acqua bollente con la quale si lava il tè, che viene poi gettata via. Il tal modo si toglie un po’ di sapore amaro, tipico del tè verde. Si aggiungono poi nella teiera della menta fresca in abbondanza, dello zucchero e acqua bollente. Per favorire l’ossigenazione della bevanda si versa più volte l’infuso in un bicchiere che poi è rimesso nella teiera. L’abilità di chi prepara il tè consiste anche nel versarlo dall’alto (il che favorisce ulteriormente l’ossigenazione).

Il tè marocchino servito dall'alto nella foto di Denys Gromov su Pexels

Il tè marocchino servito dall'alto nella foto di Denys Gromov su Pexels

Dopo avere ripetuto più volte questa operazione, ed aver assaggiato, il preparatore decide quando il tè è pronto per essere servito. Si serve versandolo dalla teiera dall’alto per favorire la formazione di una schiuma superficiale, segno della riuscita dell’operazione. Tradizionalmente il tè viene servito almeno per tre volte mentre continua l’infusione all’interno della teiera, il che provocherà un’evoluzione del tè, dal più dolce verso l’amaro, durante la degustazione. Infatti, una variante del proverbio, accennato inizialmente, dice che il primo bicchiere di tè alla menta è amaro come la vita, il secondo bicchiere è schiumoso come l’amore e il terzo bicchiere è dolce come la morte.

 

Piccole curiosità

  1. Nell’arabo dialettale marocchino, darija, il tè si chiama ataay, mentre in arabo è generalmente chiamato shay. 
  2. La menta, protagonista indiscussa di questo rituale, non regala solo freschezza e profumo, ma è apprezzata anche per le sue proprietà digestive e trova spazio perfino nelle insalate della cucina locale. 
  3. Il tè verde arrivò in Marocco nel XIX secolo, durante la Guerra di Crimea, quando i commercianti inglesi, impossibilitati a venderlo nell’Europa dell’Est, ne dirottarono il commercio verso il Nord Africa. Fu proprio questo tè, proveniente dalla Cina, a dare origine alla tradizione marocchina del tè alla menta.

Dal Mondo

Recensioni, segnalazioni e tendenze dai quattro angoli del pianeta, firmate da tutti gli autori legati a Identità Golose

Anna Mahjar-Barducci

di

Anna Mahjar-Barducci

è una ricercatrice, giornalista e scrittrice italiana di origine marocchina. I suoi articoli sono stati pubblicati, tra gli altri, da El Mundo (Spagna), Maroc Diplomatique (Marocco) e New York Sun (Stati Uniti). È autrice di Pakistan Express. Vivere (e cucinare) all’ombra dei talebani, edito da Lindau con prefazione di Oliviero Toscani. Il libro è stato finalista del Premio Bancarella della Cucina

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