La Milano di Camilla Baresani / 1

La scrittrice di Brescia, diventata gourmet sotto la Madonnina, ci racconta i suoi luoghi del cuore

19-07-2014
Camilla Baresani, scrittrice, giornalista, grande

Camilla Baresani, scrittrice, giornalista, grande esperta e appassionata di gastronomia, ha scritto per la Guida ai ristoranti di Identità Golose 2014, editore Mondadori, un articolo in cui racconta la sua Milano golosa. In attesa dell'arrivo di Expo 2015, e per dare qualche suggerimento a chi si trovi a passeggiare per le assolate strade della città meneghina, ripubblichiamo in due parti il suo contributo (foto di Sarah De Pietro)

Benché sia nata e abbia vissuto a Brescia, è a Milano che ho mosso i primi passi da gourmet, grazie ai miei nonni, che ci abitavano. Erano gli anni '60 e il ricordo più bello di quando andavo a trovarli è la spesa quotidiana da Peck, che allora aveva tre sontuosi negozi, oltre alla frequentazione dei ristoranti di cui mio nonno era habitué: Giannino, L'Assassino e Romani, dove scoprivo una cucina diversa da quella tipica delle mie zone, tutta agnoli e uccellini allo spiedo.

Quando nel 1980, con la scusa dell'università, mi sono trasferita nella metropoli, ho ripreso a esplorare il suo lato gastronomico, ovviamente quello adatto alle tasche di uno studente lavoratore. Tra le scoperte di allora ci sono tre locali che ho nel cuore e tuttora frequento regolarmente.

L'interno di Poporoya, forse il più storico ristorante giapponese della città

L'interno di Poporoya, forse il più storico ristorante giapponese della città

Uno è Poporoya. È lì che, dopo aver scoperto il Giappone con i film e i romanzi, ho iniziato ad apprezzarne anche il cibo. Nei primi anni '80, a Milano esistevano solo due ristoranti nipponici, molto costosi, oltre a un negozietto con bancone da sushi. Qui, dietro la vetrina del pesce, c’era (e c’è ormai da trent'anni) Hirazawa Minoru, detto Shiro, un precursore in Italia di questa cucina, diplomato all'esclusiva scuola di Osaka. Esperto selezionatore d’ingredienti, dal pesce, al tè, al riso, fa tutto da solo e in diretta, sicché fuori da Poporoya si sta sempre in coda: del resto, i micro-posti a sedere sono non più di quindici...

Un altro dei miei luoghi favoriti di allora, quello dove ancora oggi mangerei tutti i giorni, è la Latteria San Marco (anche detta "Maria e Arturo"), nell’omonima via (via San Marco 24, +39.02.6597653). Qui, come da Poporoya, non si può prenotare: i posti sono pochi, nemmeno una trentina, e se non si vuole aspettare in strada bisogna arrivare presto.

Il Bar Basso, con il suo leggendario "sbagliato", è una delle tappe fondamentali della Milano di Camilla Baresani

Il Bar Basso, con il suo leggendario "sbagliato", è una delle tappe fondamentali della Milano di Camilla Baresani

In mancanza di spazio, capita che i tavoli diventino collettivi, e quando è il caso Maria decide con un colpo d'occhio, di solito senza fallire, la composizione del bouquet umano. Arturo è un maniaco delle materie prime, e gran parte delle verdure cucinate provengono dal suo orto nel Piacentino. Quasi tutto quello che si mangia ha un sapore di casa, e sa anche di memoria (perlomeno di quella degli avventori italiani, essendo nel frattempo cresciuta la fama, celebrata da molte guide straniere).

Ed eccoci al terzo dei locali che frequento da trent'anni e consiglio a tutti: il Bar Basso, un classico american cocktail bar, quello dove Mirko Stocchetto ha inventato il celebre Negroni sbagliato. Lì, in un ambiente alcolicamente rigoroso e antropologicamente interessante, ho avuto i miei primi approcci al mondo dei cocktail, con il sottofondo di un'eccellente colonna sonora swing o west coast scelta da Maurizio, figlio di Mirko e continuatore della tradizione di famiglia.

1. continua


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