Un caffè buono con Argentero

L'attore racconta a Identità la sua iniziativa di crowdfunding... a base di tazzine regalate!

30-06-2016
Pagare al bar, oltre che il proprio caffè, anche

Pagare al bar, oltre che il proprio caffè, anche quello di chi, indigente, potrebbe venire dopo di noi, è davvero una buona abitudine. L'attore Luca Argentero e il suo gruppo di amici ha preso spunto da ciò per lanciare un progetto di crowdfunding a favore di molte onlus, che ha anche attirato l'attenzione di Lavazza

Luca Argentero saluta i visititatori del sito www.1caffe.org con questa frase: «Hai mai detto: Vieni, ti offro 1 caffè? Offrire 1 caffè è un gesto comune, naturale, un’occasione d’incontro che ogni giorno fa conoscere persone, concludere affari, risolvere problemi… Fa nascere un amore, alcune volte. Se sapessi che il tuo caffè, unito a quello di tante altre persone come te, fa succedere qualcosa di buono? Io credo che quel singolo caffè sarebbe un piccolo atto di eroismo… Quell’abitudine, quel gesto naturale e spontaneo che viviamo ogni mattina, diventerebbe davvero una buona abitudine. Decisamente il modo migliore di iniziare la giornata”».

Noi di Identità Golose lo abbiamo intervistato e chiesto di raccontarci cosa sia 1 Caffè, iniziativa che lo vede protagonista con alcuni compagni di avventure tra cui spicca la sorella Francesca, Beniamino Savio, la moglie Silvia Bellesso e Federica Fini. Tutti giovani torinesi con due comuni denominatori: l’essere amici ed esperti di comunicazione con l’obiettivo di creare un progetto di charity davvero singolare.

Il logo dell'iniziativa

Il logo dell'iniziativa

A Beniamino abbiamo domandato come sia nato questo progetto: esiste un momento preciso che segna la genesi? «Certo, la genesi di 1 Caffè è nell’agosto del 2011. Ho compulsato un articolo sul crowdfunding, e negli stessi giorni ha catturato la mia attenzione la lettura di una citazione sul retro di un libro di De Crescenzo (Il Caffè Sospeso, edito nel 2008): "Quando un napoletano è felice per qualche ragione, invece di pagare un solo caffè, quello che berrebbe lui, ne paga due, uno per sé e uno per il cliente che viene dopo. È come offrire un caffè al resto del mondo…". Allora ho abbozzato un embrione d’ idea, ho preso il treno, e sono andato a prendere un caffè con Luca a Parigi, dove stava girando Le Guetteur di Placido. Insieme ne abbiamo parlato, lo abbiamo aggiustato, e abbiamo deciso di farlo. Era da un po’ che volevamo fare qualcosa insieme. Pensavamo più a qualcosa di “profit”, ma alla fine è andata meglio così».

Luca Argentero, il caffè è uno dei migliori compagni di chiacchierate, e può definirsi la bevanda nazionale degli Italiani visto che il 96,5% delle persone tra i 18 e i 65 anni lo consumano almeno una volta al giorno. Il tuo volto famoso è una garanzia di estrema validità di questa onlus, ma chi sceglie i progetti che supportate e ci sono delle priorità sulla programmazione?
«Hai ragione, il caffè per noi è il simbolo di un momento di incontro, che può far accadere “delle cose”. E’ questo l’obiettivo, che i nostri caffè simbolici aiutino a realizzare i progetti di solidarietà promossi sul sito. I progetti ci vengono presentati attraverso autocandidature delle onlus, che ormai ci conoscono. A validarle e a metterle in palinsesto ci pensa un comitato scientifico esterno alla struttura dell’associazione, per mantenere massima trasparenza e imparzialità». Un buon progetto non viene mai rifiutato, e sicuramente riceverà attenzione e supporto. Oltre alla pubblicazione e alla raccolta fondi «c’è anche un lavoro di “backstage” dove cerchiamo di fornire consulenza, contatti, e proviamo a fare del nostro meglio per aiutare».

Da sinistra Silvia Bellesso, Federica Fini, Luca e Francesca Argentero e Beniamino Savio

Da sinistra Silvia Bellesso, Federica Fini, Luca e Francesca Argentero e Beniamino Savio

Come vedi l'evouzione di 1 Caffè? Solo italiana oppure può prevedere "filiali" di amici, come voi cinque, anche all'estero? «Sarebbe bello che nascesse “1 tè” in Inghilterra, “1 croissant” in Francia, “1 donut” in America… Da quando siamo nati in Italia sono tante le realtà di crowdfunding sorte con principi simili al nostro, non so quanto ispirandosi a noi o semplicemente perché il  momento era quello giusto. Non credo debba esserci concorrenza nella solidarietà: se con 1 Caffè ispiriamo qualcuno che realizza un’associazione come la nostra e che ha 100 volte il nostro successo, ne saremmo solo felici». 

Il team di 1 Caffè è tutto sabaudo. Visto che Torino è sede di importanti brand che oggi dialogano con l'alta gastronomia, non avete mai pensato di chiedere un supporto solidale alla ristorazione e caffetteria torinese ma anche italiana che potrebbe, con un minimo sforzo, trasformarsi in ambasciatrice di 1 Caffè?
«Ci abbiamo pensato, certo, tutti noi soci e fondatori lavoriamo nel mondo del marketing e della comunicazione. Abbiamo avuto anche un supporto di Lavazza, che ha donato 50 caffè al giorno per 1 anno. Siamo aperti a un partner istituzionale che ci aiuti a crescere, magari non è ancora successo perché eravamo troppo all’inizio. Chissà se in futuro…».

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