La cucina a un anno da Expo

A 366 giorni dall'avvio della kermesse, il bilancio (positivo) di come ha aiutato la ristorazione

01-05-2016
il ministro per Politiche agricole Maurizio Marti

il ministro per Politiche agricole Maurizio MartinaMassimo Bottura,Claudio Ceroni di MagentaBureau, l'allora commissario unico di Expo Giuseppe Sala e il premier Matteo Renzi al temporary restaurant di Identità Expo, esattamente un anno fa

Facebook è un utile promemoria. Stamattina, appena svegliati, in tanti sono stati accolti da foto della serie “i tuoi ricordi” raffiguranti il primo giorno di Expo. Io da quella che ebbi l’opportunità di scattare e che apre questo articolo: ritrae il ministro per Politiche agricole Maurizio Martina, Massimo Bottura, Claudio Ceroni di MagentaBureau, l’allora commissario unico di Expo Giuseppe Sala e il premier Matteo Renzi, a tavola al temporary restaurant di Identità Expo, che debuttava proprio un anno fa, insieme all’Esposizione Universale. E’ un’immagine in qualche modo paradigmatica, racconta molte cose. Vediamo di sintetizzarle.

1) LA RINASCITA DI MILANO – Expo ha favorito e acceso i riflettori sullo sviluppo di Milano, ma Milano si stava sviluppando anche prima di Expo. L’Esposizione ha contribuito in modo sostanziale, ha fornito l’occasione alla città per rifarsi il trucco. Ma, soprattutto, è stata il palcoscenico di una crescita che era già iniziata, «molti progetti sono precedenti, erano operativi, il capoluogo lombardo si era molto rinnovato negli anni addietro, Expo ha avuto il merito di farlo sapere a tanti nel mondo, di propagandare tale realtà, imponendola anche sui mass media internazionali», riflette Paolo Marchi.

2) L’IMPORTANZA DELLA CUCINA – “Nutrire il pianeta”, è stato il tema di Expo. Tanto si è discusso su come sia stato sviluppato, se bene o male. Se Expo sia stato, insomma, un successo o no. «Gli italiani che hanno fatto diligentemente ore di coda per visitare i padiglioni sono la dimostrazione palese di come l’evento sia piaciuto, al di là di ogni altra considerazione» taglia corto Marchi. Di certo, ne ha giovato la cucina italiana, che sembra aver ricevuto in quei sei mesi quello slancio necessario a svecchiarsi, come immagine ancor prima che nella realtà (perché si era già svecchiata. Expo l’ha messo in luce, un po’ come ha fatto con la crescita di Milano della quale abbiamo appena detto). Expo ha raccontato una città e un Paese che sa unire tradizione e modernità, prodotto e tecnica, trattoria e alta ristorazione, amatriciana e fine dining. E’ emersa la centralità della cucina anche come dimensione identitaria del Paese, la sua popolarità peraltro testimoniata dal moltiplicarsi di eventi, trasmissioni tv, cene speciali. Come ha spiegato il ministro Dario Franceschini, proprio a Expo, alla seconda riunione del Forum della cucina italiana, 28 luglio 2015 (leggi qua), un Paese diventa appetibile per il turismo internazionale sulla base di tre fattori: patrimonio culturale e naturalistico, shopping, cucina. L’Italia eccelle in tutti e tre, e la cucina non è più la sorella più povera.

Foto di gruppo finale al termine dei lavori del secondo Forum della cucina italiana, il 28 luglio a Expo Milano 2015

Foto di gruppo finale al termine dei lavori del secondo Forum della cucina italiana, il 28 luglio a Expo Milano 2015

3) L’ATTENZIONE DEL GOVERNO – Abbiamo citato il Forum, la presenza di Renzi. Il giorno successivo al premier anche il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, era a pranzo a Identità Expo. Potrebbe significare poco, ma anche in questo caso invece esemplifica un dato che è sotto gli occhi di tutti: finalmente le istituzioni italiane – ai massimi livelli – hanno colto l’importanza della ristorazione per promuovere l’immagine del Paese all’estero, ma anche come comparto economico da tutelare e sviluppare. Mai vi è stata tanta attenzione, che per fortuna non si è rivelata momentanea, funzionale solo alle passerelle di Expo. Durante l’Esposizione, ma anche nei mesi successivi, si sono sviluppate iniziative di vario genere: il lavoro che il Governo sta portando avanti per varare un Food Act (leggi qua), l’impegno del ministro Stefania Giannini per un rilancio degli istituti alberghieri, la decisione di Franceschini di dotare ogni grande museo nazionale di un ristorante di qualità (i bandi saranno emessi a breve), la scelta della Farnesina di prevedere sempre un grande chef nelle iniziative di promozione dell’Italia all’estero. E ancora: la firma di quattro Ministeri del Protocollo d'intesa per la valorizzazione all'estero della cucina italiana di alta qualità (leggi qua), il progetto più generale The Extraordinary Italian Taste, il nuovo piano complessivo di promozione continua del settore nel mondo, la Settimana italiana della cucina a fine novembre (ne abbiamo parlato qui, proprio nei giorni scorsi), la nascita stessa del Forum della cucina italiana (leggi qua). Tanta roba.

Il direttore generale del ministero degli Affari esteri Vincenzo De Luca, il sottosegretario allo Sviluppo economico Ivan Scalfarotto, il ministro alle Politiche agricole Maurizio Martina, il ministro agli Affari esteri Paolo Gentiloni e il sottosegretario agli Affari esteri Benedetto della Vedova alla presentazione del Protocollo per la cucina, il 14 marzo scorso

Il direttore generale del ministero degli Affari esteri Vincenzo De Luca, il sottosegretario allo Sviluppo economico Ivan Scalfarotto, il ministro alle Politiche agricole Maurizio Martina, il ministro agli Affari esteri Paolo Gentiloni e il sottosegretario agli Affari esteri Benedetto della Vedova alla presentazione del Protocollo per la cucina, il 14 marzo scorso

4) IL RUOLO DI IDENTITA’ GOLOSE - In tutto questo, Identità Golose può dire senza falsa modestia di aver recitato un proprio ruolo non marginale. Innanzitutto di stimolo, negli anni e da oltre 12 anni, per la crescita della tavola made in Italy e per la sua modernizzazione. Poi nella realizzazione di eventi – come Identità Expo – che hanno contribuito a fare conoscere la cucina contemporanea italiana sempre più nel mondo, ma anche ai nostri stessi connazionali. Ora, dialogando con le istituzioni per porre in essere al meglio tutte quelle iniziative che abbiamo ricordato. Identità cresce perché cresce la nostra cucina, ma la nostra cucina cresce anche grazie a Identità. E crediamo per questo di aver contribuito non poco a far sì che il Governo si accorgesse del settore: perché, sia chiaro, questo avviene non per benevola concessione dall’alto, ma perché il comparto ha imposto il proprio ruolo e la propria importanza. Le attenzioni dell’Esecutivo sono una conseguenza doverosa, non una causa di quanto sta avvenendo.

5) IL CUOCO RESPONSABILE – Torniamo infine alla foto dell’inizio. C’era Massimo Bottura, a Identità Expo, il primo giorno. Una presenza non casuale, perché nessuno come lui ha saputo ben declinare il tema “Nutrire il pianeta”. Raccontava ai taccuini di Gabriele Zanatta, un anno fa (leggi qua): «La cucina del futuro deve poggiare sulla cultura, la quale genera conoscenza, che a sua volta apre la coscienza, che in ultimo genera il senso di responsabilità. Per me il cuoco fa il suo dovere se è in grado di spostare i riflettori puntati su lui stesso verso gli eroi silenziosi delle nostre tavole: contadini, pescatori…». E ancora: «Gli sprechi in cucina non sono più ammissibili. È per questo che oggi ho concepito un piatto di tortellini realizzato con le pelli e con tutto ciò che avanzava dal contorno dei secondi piatti». Parallelamente prendeva avvio il lavoro del Refettorio Ambrosiano, una grande idea che ora si diffonde: Bologna, Palermo, Torino, Modena, presto anche New York e Rio de Janeiro, come abbiamo raccontato qui, qui e qui. E’ nata da poco l’associazione Food for Soul (leggi qua), si sta per costituire una Fondazione… Uno sforzo enorme, che delinea la nuova figura del cuoco responsabile (chi scrive ne ha tratteggiato la figura anche per la prestigiosa Treccani, qui) e che ci auguriamo possa portare lo chef modenese a svettare al primo posto della prossima 50 Best. Lo speriamo: perché se lo merita alla grande e perché sancirebbe la consacrazione della nuova cucina italiana. Sarebbe, in qualche modo, un ulteriore lascito di quella kermesse che prese avvio proprio un anno fa, circondata dallo scetticismo generale.


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