Al Leon d'oro pesce, fortissimamente pesce

A Martinsicuro, dove ha inizio l'Abruzzo settentrionale, due cuochi, Franco e Silvano, acquistarono il locale nel 1979 a poco più di vent'anni. Fedeli da sempre al miglior pescato della sera prima, se le barche non escono loro non aprono

09-12-2021

Martinsicuro è il primo comune abruzzese – e teramano – che si incontra non appena superata la foce del fiume Tronto, corso d’acqua che un tempo divideva il regno borbonico dallo stato pontificio, poi le Marche dall’Abruzzo. Lì, quasi sul mare, si trova un locale che dal nome, se non lo conosci proprio, pensi sia di cucina cinese e ben poco importante: Leon d’oro. Errore: pesce, e che pesce, freschissimo, davvero appena pescato perché o le barche della vicina marina di San Benedetto del Tronto sono uscite la sera prima o niente scorciatoie, i titolari non aprono.

Titolari del Leon d'oro in posa. A sinistra Franco De Cesaris, a destra Silvano Rongoni. Tra loro, la moglie e il figlio Davide del primo

Titolari del Leon d'oro in posa. A sinistra Franco De Cesaris, a destra Silvano Rongoni. Tra loro, la moglie e il figlio Davide del primo

Possibile si chiedono in tanti? Sì, assolutamente. Basta avervi pranzato o cenato una volta, in via Aldo Moro, per cogliere al volo il motivo: la materia prima è tutto, in un locale che era così negli anni Settanta e che in pratica tale è rimasto, salvo i lampadari attaccati al soffitto, sostituiti più o meno di recente. Nessuna concessione a moderne tecniche di cotture, fuoco a gas sotto padelle e pentole in alluminio di ogni misura, no sushi e nemmeno ceviche, alghe e fermentazioni, luci che certo non sono griffate Groppi, bicchieri di vetro che scheggi solo a martellate, vetrinette per bottigliette mignon un tempo in auge nei frigobar d’albergo e alla stadio. A voi, a ognuno la scelta tra sostanza e apparenze.

Gli attuali titolari sono lì dal 1979. Franco De Cesaris, della stessa Martinsicuro, classe 1957, e Silvano Rongoni, fermano, classe 1956, si sono conosciuti all’alberghiero di San Benedetto, Sbt per chi è di lì, e in pratica sono subito passati ai fatti rilevando il Leon d’oro quando in due non sommavano quarantacinque anni. Sono lontani anni luce dal prototipo del cuoco tutto stage, filosofie mentali e contaminazioni con le cucine del mondo. In pratica sono il tramite più diretto possibile tra il pescato e pulito e il cucinato e servito. Sughi al minimo, tracce o poco più di pomodoro, olio, aglio e peperoncino (che bella scelta), poca

dimestichezza con il risotto di mare, gamberi, calamaretti e vongole, inutile insistere anche perché la base per i primi è sempre questa, sta al cliente scegliere tra spaghetti, mezzemaniche e riso. Io spaghetti.

Franco e Silvano sono famosi per i modi sinceri e la dedizione al lavoro. Un loro collega, anni e anni fa, li chiamò “i selvaggetti” proprio perché diretti e schietti. E il nomignolo è rimasto. È così che ti conquistano, con il cuore, indistintamente tanto, ad esempio, da essere sosta di numerosi professionisti del vino in viaggio su e giù lungo l’autostrada adriatica.

Prenoti, ti presenti e ti accomodi. Nessuna rinuncia a livello di antipasti: canocchie, ostriche, scampi bolliti e conditi, polpo, gamberi e scampi crudi, trippe di rana pescatrice in sughetto rosso, sogliole cotte un nulla in olio, acqua e rosmarino, calamari alla griglia, scampi spadellati, vongole aperte in acqua e olio, quindi ancora gamberi, scampi e canocchie bolliti e serviti freddi per poi pensare ai primi. Risotto sì, ma ho sbagliato. Quindi cambio di padella: spaghetti all’immancabile sugo ricco di gamberi, calamari e vongole. Poteva finire qui? Per svariate persone sì, ma perché rinunciare a uno spettacolare guazzetto con rombo, coda di rospo,

sogliola e scampi? Non aveva senso. E come dolce chiusura pera cotte nel vino rosso e servita con un gelato alla crema.

Comanda il pescato, Franco e Silvano vanno loro dietro. Entrambi impegnati in cucina, Franco si concentra più sulla pulizia del prodotto e sui dolci, tipo la catalana da rifinire con lo zucchero caramellato. E a suo figlio Davide ha affidato la griglia che padroneggia bene. Silvano invece si “nutre” del calore sprigionato dai fornelli e da pentole e padelle, fuoco che invece sembra scivolare via da Franco.

LEON D’ORO
Via Aldo Moro, 55/57
64014 Martinsicuro (Teramo)
Telefono: +39.0861.797070
Mail: leondor@advcom.it
Chiusura: domenica sera e tutto lunedì
Prezzo medio 60 euro, bevande escluse


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