05-08-2026

Un'estate di Gin (anche senza tonica): per un'aperitivo in vacanza

Viaggio nel mondo della distillazione e della mixology, cercando prodotti mai banali. Ecco le nostre selezioni: vi consigliamo quattordici bottiglie davvero da non perdere, dal Trentino Alto Adige alla Sicilia

Questo articolo è tratto dalla newsletter 210 di

Questo articolo è tratto dalla newsletter 210 di Identità di Vino, dedicata proprio al mondo del gin. Per riceverla gratuitamente, clicca qui

Ormai fa più notizia chi non produce o firma un gin. Grazie a Raffaele Foglia e a Cinzia Benzi, in questo articolo tratto dalla newsletter speciale di Identità di Vino ne raccontiamo 14, tutti altamente raccomandabili per la loro originalità e personalità, perfetti per confezionare fior di Gin tonic, per l’Agricola Conforti il quarto aperitivo più gradito in Italia dopo Spritz, Negroni e Americano, quinto gradino per l’Hugo. Di certo più popolare del Gin Fizz, il suo cugino che sembra snobbato come non mai.
Paolo Marchi

 

Viaggio estivo nel mondo del gin
Pensate a questa immagine: il mare, la spiaggia, una sdraio, un tavolino e il sole al tramonto. Oppure in montagna, guardando le cime che assumono un colore rosa. Cosa manca? Un gin tonic, probabilmente. Per una volta, abbandoniamo i calici cari a Bacco per avvicinarci al mondo degli spirits, con freschezza e leggerezza, per accompagnare queste calde serate d’estate. Ma seguiamo sempre quello che è diventato un po’ il nostro “mantra”: mai nulla di banale. Proprio per questo motivo siamo andati un po’ in giro per l’Italia (e oltre) alla ricerca di qualche gin particolare, da utilizzare non solo in miscelazione, ma anche da assaporare liscio, in purezza, o anche in abbinamento con la cucina. Mai darsi dei limiti.
RF

 

Estate, l’interpretazione di Eugin
Estate, fortissimamente. Forte del suo spirito indipendente, come ama dichiarare nella forma e nella sostanza, ma anche della sua attenzione ai ritmi della natura, Eugin ha voluto fin dall’inizio puntare sulle edizioni stagionali. Permettendo così di vivere ogni periodo dell’anno con il gin giusto. Estate – tecnica London Dry, 6,8% - accarezza la trasformazione della primavera, cogliendo le essenze nella loro esplosione di aromi e gusto. Una piacevole sfida tra sentori come ortica e borragine e la dolcezza dei fiori di sambuco, il tutto scandito dal grano primo “testimonial” della stagione che evolve e annuncia quindi una maturità sempre più irresistibile. Ma altre note si insinuano e si lasciano scoprire dal naso e via via al palato. Promessa mantenuta dalla persistenza del finale, con il sambuco che si accompagna naturalmente alle note agrumate di melissa.  Tra l’altro la distilleria di Meda recentemente ha voluto anche ampliare la sua produzione e affiancare altri distillati al gin con il master distiller Eugenio Belli (in azienda accanto al fratello Niccolò), che ha avuto addentarsi nel Triple Sec, l’Assenzio e il Bitter. Tuttavia, il gin resta il grande amore, la scintilla che ha trasformato ormai da quasi dieci anni una passione in lavoro.
Marilena Lualdi

Estate di Eugin, 7 Laghi di Pisoni e Gilbach di Alessandro Gilmozzi

Estate di Eugin, 7 Laghi di Pisoni e Gilbach di Alessandro Gilmozzi

Pisoni ci porta nella Valle dei Laghi
È lo “spirito degli spiriti”, così definito da mastri distillatori con decennali esperienze tra serpentine di rame e alambicchi aredenti. Lo ribadiva Arrigo Pisoni, patriarca della grappa trentina, ultranovantenne mancato da poche settimane. La famiglia Pisoni opera nell’arte distillatoria da oltre 150 anni. Puntando a recuperare tecniche della consuetudine in splendido equilibrio con le spinte innovative. Vanta una storia fatta di coraggio, amore, infusi tra medicina, politica, società e una dose di genialità. Nasce da questo impegno il Gin 7 Laghi, una corroborante London Dry grintoso quanto carezzevole. Dedicato nel nome alla Valle dei Laghi, zona tra il Garda e le Dolomiti di Brenta, habitat dove certo non scarseggiano le piante o bacche officinali. Una dozzina le preziose botaniche selezionate dai Pisoni. Oltre all’immancabile ginepro, asperula e menta, ecco il rabarbaro, la rara genziana, l’altrettanta singolare centaurea, poi liquirizia e china. L’assaggio è emozionante: fragranze e sapori s’intrecciano, con toni balsamici, poi resina, cenni d’anice, pure rosmarino e una lunga persistenza che richiama la rosa canina. Gin 7 Laghi ha pure ulteriore apporto qualitativo: quello dell’acqua che sgorga purissima da rocce porfiriche, perfetta per la diluizione del grado alcolico finale del gin. O per caratterizzare la "bevuta miscelata".
Nereo Pederzolli

 

Gilbach, l’arte delle botaniche di Gilmozzi
La sua forza la trae dal bosco, bacche selvatiche, ma è l’acqua che lo mitiga, rendendolo affascinante, portamento intrigante con una coinvolgente gamma di sentori e sapori speziati. È il Gilbach. Sorta di prototipo di gin autenticamente montanaro. Perché progettato anzitutto da un cuoco che è pure un botanico: Alessandro Gilmozzi, presidente degli Ambasciatori del Gusto, ristoratore istrionico e di massima autorevolezza. In azione a Cavalese e meticoloso esploratore delle foreste dolomitiche. Dopo anni di sperimentazione - coadiuvato da Andreas Bachmann e con il supporto della Distilleria Pilzer di Faver - è stato prodotto una versione di gin davvero d’alta quota. Per la cernita delle erbe raccolte a mano nei boschi fiemmesi d’alta montagna- anzitutto ginepro, sambuco e prugnola selvatica, mescolati con altre piante officinali, erbe benefiche rigorosamente selezionate (mantenendo doveroso riserbo) dal team di Gilmozzi. Ecco allora il fascino del Gilbach, improntato alla fragranza e al timbro alcolico suadente. Si rivela con note di tè e mate, poi prugna, ciliegia, nocciola e lievi sentori di limone e sambuco. Con l’inconfondibile guizzo del ginepro e una vigoria assolutamente godibile. Bevendolo in purezza e nelle varie mixology.
NP

 

Puro di Bonaventura Maschio, al cuore del distillato
Ci sono gin che cercano di stupire aggiungendo botaniche su botaniche. E poi c’è chi sceglie la strada opposta: togliere, semplificare, arrivare al cuore del distillato. Gin Puro di Bonaventura Maschio nasce proprio da questa idea: riportare il ginepro al centro della scena, sostenuto da coriandolo e agrumi in un equilibrio essenziale, senza inutili sovrastrutture. L’alta gradazione non è un esercizio di forza ma uno strumento per dare profondità aromatica e precisione in miscelazione. Nel bicchiere il profilo è netto: ginepro deciso, freschezza agrumata, una vena balsamica che accompagna il sorso senza mai appesantirlo. È un gin che chiede rispetto e restituisce carattere, soprattutto nei grandi classici, dove ogni ingrediente deve parlare con chiarezza. In un’epoca in cui la complessità rischia spesso di trasformarsi in rumore, Gin Puro ricorda che l’eleganza nasce dalla misura. A volte, la vera personalità non sta nell’aggiungere qualcosa di nuovo, ma nel saper valorizzare ciò che conta davvero: la qualità della materia prima, la precisione della distillazione e il coraggio di lasciare che sia il gin a raccontarsi. 
Cinzia Benzi

 

Il Gin.Ghiale nei boschi della Maremma
Non è il solito gin costruito a tavolino scegliendo botaniche esotiche dal catalogo di un importatore. Qui il lavoro comincia con un cestino in mano e gli scarponi ai piedi. Marco Tomberli percorre i boschi intorno a Tirli, nell'Alta Maremma, raccogliendo mirto, achillea, iperico, angelica, finocchietto selvatico, ginepro e perfino castagno. Poi consegna il bottino a Priscilla Occhipinti della Distilleria Nannoni, che trasforma quel mosaico di profumi in Gin.Ghiale. Il nome è una strizzata d'occhio al cinghiale, animale che in Maremma non ha bisogno di presentazioni: lo incontri nei racconti dei cacciatori, nelle trattorie e, qualche volta, anche in mezzo alla strada. Il gin, invece, prova a raccontarne il carattere: schietto, un po' selvatico e senza inutili smancerie. Ideato nel 2025 da Tomberli insieme a Matteo Guarnieri del ristorante Il Baracchino, Gin.Ghiale è arrivato alla terza release, ha superato le duemila bottiglie e si è guadagnato una medaglia d'argento ai World Gin Awards di Londra. Un riconoscimento che premia soprattutto un'idea: usare il gin come cartolina liquida di un territorio. La storia, però, non finisce tra le colline. A settembre arriverà Gin.Ghiale al Mare, realizzato con botaniche raccolte nella pineta fra Castiglione della Pescaia e Marina di Grosseto.
Leonardo Romanelli

Puro di Bonaventura Maschio, Gin.Ghiale dalla Maremma e Il Tritone di Giochi di Spiaggia

Puro di Bonaventura Maschio, Gin.Ghiale dalla Maremma e Il Tritone di Giochi di Spiaggia

Il Tritone, divertimento con i Giochi di Spiaggia
Il Tritone è un gin che nasce dall'incontro tra il mare e l'industriosa artigianalità toscana. A crearlo è Giochi di Spiaggia, il progetto di David Pellegrini, bartender e sommelier cresciuto sulle spiagge di Viareggio, e Fabio Goti, liquorista artigiano di Prato, creatore di Opificio Nunquam. Dal 2018 insieme sperimentano e creano spiriti che raccontano il territorio con autenticità - il mare, innanzitutto - senza eccessi né artifici, senza aromi o coloranti, per una distillazione di alta qualità che resta però volutamente “leggera” e scanzonata. L'elemento che rende Il Tritone immediatamente riconoscibile è l'utilizzo dell'acqua marina distillata, unita all'acqua di sorgente dell'Appennino toscano e a botaniche della macchia mediterranea, lasciate in infusione e distillate secondo un processo artigianale. Il risultato è un gin secco, pulito e intensamente aromatico, dove le note balsamiche e agrumate si intrecciano a una delicata sapidità che dona equilibrio e invita al sorso successivo (e se è estate e siete in spiaggia…). Si tratta di un gin dalla personalità definita ma non eccessiva: funziona perfettamente come ingrediente nella miscelazione, dove emerge tutta la sua freschezza e la sua vitalità costiera. Un distillato che racconta un modo contemporaneo di fare qualità, fatto di ricerca, e convivialità, con la naturalezza di chi prende sul serio ciò che fa senza rinunciare al piacere di divertirsi. Magari giocando in spiaggia!
Amelia De Francesco

 

Airò, Valtiberina e Valdichiana in bottiglia
Un cuore che batte per la Toscana. Il Gin Airò nasce dall’unione delle visioni di quattro persone: Alessio Scarscelli e Matteo Cardinali di Al.Ma. Toscana, coltivatori di erbe aromatiche in Valdichiana andando a esaltare l’essenza di ognuna di esse; Paola de Blasi, produttrice di vino con Le Terre di Beba ad Anghiari in Valtiberina, da vigne antiche; Andrea Moser, visionario enologo trentino che segue anche la produzione di Beba. Le loro idee convergevano su un gin che potesse esaltare i profumi della Valdichiana e della Valtiberina e, idealmente, fare in modo che a ogni assaggio questo distillato potesse condurre in un viaggio sensoriale in Toscana. Per fare questo, le quattro “menti” del progetto si sono rivolte a Cillario&Marazzi, distilleria specializzata nel Gin sartoriale, che è riuscita a mettere in bottiglia il loro pensiero. Il risultato è un London Dry che va in profondità, con al naso note speziate conferite anche dall’erba pepe, alla quale si aggiunge la balsamicità del dragoncello, per concludersi con la freschezza dell’erba Luigia, che di natura riporta a sentori agrumati. Da assaporare liscio, con un cubetto di ghiaccio al massimo.
Raffaele Foglia

Airò di Al.Ma Toscana e Le Terre di Beba e Quattro Gatti Olive Grove

Airò di Al.Ma Toscana e Le Terre di BebaQuattro Gatti Olive Grove

Quattro Gatti Olive Grove, l’energia delle olive
Non ci piacciono i gin con tante botaniche. Quelli di cui è difficile decifrare carattere, impronta espressione. “Poco è buono”, potrebbe essere il claim per un distillato di alta qualità. E quando un gin è italiano va da sé che i suoi tratti dovrebbero essere quelli del nostro ginepro e delle essenze mediterranee: agrumi, erbe aromatiche e l’olivo. La famiglia Mordant, nel cuore dell’Umbria, ci ha preso alla lettera. In Quattro Gatti Gin Olive Grove ha inserito otto botaniche: foglie di olivo, olive e olio EVO, insieme all’immancabile ginepro, al coriandolo, a scorza di limone, timo e carciofo. Poi ci ha aggiunto lo storytelling. Un distillato che celebra il valore della convivialità, della lentezza e delle relazioni autentiche. I Quattro Gatti sono gli amici che si ritrovano sotto un berceau, in un giorno d’estate che volge alla sera, per fare due chiacchiere, raccontarsi aneddoti e gustarsi un fresco gin&tonic. Un progetto recente, nato nel 2025 con semplicità e destinato a conquistare un pubblico attento alla qualità e alla voglia di uscire dagli schemi dei prodotti artigianali. E se vi piace gustare un Martini Cocktail preparato freddissimo, con la classica oliva a completare la preparazione, l’utilizzo di Quattro Gatti Gin Olive Grove nel mixing glass - se prediligete la versione mescolata a quella shakerata alla James Bond, sarà l’apoteosi per iniziare, o portare verso la conclusione, una serata di vacanza.
Maurizio Trezzi

 

DiBaldo spirits, immersione nei  profumi
Quella dei DiBaldo spirits è sicuramente una storia particolare. Perché Baldo Baldinini non percepisce i colori, ma vede il mondo solo in bianco e nero. In compenso il suo olfatto sente profumi e aromi che, probabilmente, molti altri non percepiscono. E così ha deciso di portare questa sua dote nel mondo degli spirits, andando a realizzare quello che lui chiama Olfattorio. Si tratta di un laboratorio speciale all’interno di Tenuta Saiano, immerso nella quiete e nell’atmosfera delle colline riminesi. Qui Baldo Baldinini si mette in gioco: si ispira, sperimenta, “gioca” con i profumi. E qui nascono le idee per i suoi distillati. Tra i gin puntiamo in alto, con AU 79. Già il nome richiama all’oro (Au ne è il simbolo chimico, 79 il numero atomico), che è il colore di questo prodotto caratterizzato dallo zafferano. Si ha una parte aromatica importante di piante mediterranee, ma anche di spezie dolci, dove lo zafferano è sicuramente ben presente ma non predominante. Un gin da degustazione, oppure da gin tonic creativo, ma anche da abbinamenti gastronomici. Perché l’arte di sperimentare è una delle prerogative di Baldo Baldinini.
RF

Au 79 di Dibaldo Spirits, J.Rose London Dry e Gin della Torre Guaceto

Au 79 di Dibaldo Spirits, J.Rose London DryGin della Torre Guaceto

J.Rose e le illustrazioni di Milo Manara
«Il gin ha da sempre sedotto con quel suo fascino anche un poco vintage. Poi amo il ginepro». Le parole di Milo Manara raccontano bene il punto di partenza di J.Rose London Dry Gin, un progetto in cui immagine e contenuto si incontrano senza che l’uno finisca per mettere in ombra l’altro. Le otto etichette illustrate dal maestro sono certamente la prima cosa che si nota, ma il distillato ha una personalità precisa. Tutto nasce da alcune bottiglie pensate come regalo, da cui prende forma una collezione e, successivamente, un gin con una propria identità. Il ginepro resta il filo conduttore di J.Rose, con un profilo intenso e caldo, ma non privo di freschezza. Le note agrumate alleggeriscono il sorso, mentre la componente fruttata introduce una morbidezza che accompagna il distillato verso un finale più pieno, segnato da sfumature tostate. Il risultato è un gin articolato, in cui le nove botaniche si tengono in equilibrio senza perdere riconoscibilità. Gradevole da solo, J.Rose London Dry Gin trova nella miscelazione un ulteriore spazio espressivo, funzionando tanto nei drink classici quanto in interpretazioni più creative, senza perdere il carattere che lo rende riconoscibile. La cosa interessante è che, in questo caso, la storia non finisce sull’etichetta. Comincia lì, forse, ma poi continua nel bicchiere.
Fosca Tortorelli

 

Torre Guaceto e il progetto di inclusione
C’è un gin che parla intensamente di una terra, ma anche di un progetto che unisce competenze e inclusione. Si tratta del Gin della Torre Guaceto: si può trovare a XFood. Una storia nella storia, perché in questo ristorante pugliese, a San Vito dei Normanni per la precisione, la bontà dei prodotti e l’attenzione alla tradizione del territorio si coniugano con un’altrettanto importante finalità sociale: il locale promuove infatti l’inserimento di persone svantaggiate nel mondo del lavoro. Qui hanno l’opportunità di costruirsi un profilo professionale e un avvenire. E qui tra piatti che conversano con vivacità di questa zona, si trova anche il gin che trae forza e identità dalle botaniche di Torre Guaceto, la vicina riserva tenacemente difesa e capace di attirare e conquistare dal litorale alla macchia mediterranea con la sua biodiversità. Sono queste erbe le ispiratrici e si avverte questa ricchezza che si esprime nel bicchiere. Si rincorrono dunque note che vanno dal finocchio marino al ginepro, dal timo al rosmarino, dal mirto all’alloro verde. A tavola, la perfetta conclusione di un pasto in un luogo che narra e profuma d’estate, immagini e sensazioni che si possono “portare a casa” appunto dal ristorante.
ML

 

Vesuvius Magma, l’identità del vulcano
Vesuvius Magma Gin è il progetto ideato da Maurizio De Fazio, imprenditore di Torre del Greco, nato dal desiderio di racchiudere in un distillato l'anima del Vesuvio e della sua macchia mediterranea. Il progetto prende ispirazione da una ricetta del 1944, anno dell'ultima eruzione del vulcano, reinterpretata in chiave contemporanea attraverso un'attenta selezione di botaniche provenienti esclusivamente dal territorio. Alloro, finocchietto selvatico, ginestra e rosmarino vengono raccolti sulle pendici del Vesuvio, mentre il ginepro arriva dall'area salernitana, dando vita a un profilo aromatico fortemente identitario. La lavorazione prevede una macerazione di ventiquattro ore, seguita dalla distillazione in alambicco discontinuo a bagnomaria, per preservare l'integrità delle essenze vegetali. Il risultato è un London Dry Gin dal carattere nitido ed elegante, in cui il ginepro dialoga con le note balsamiche, floreali ed erbacee delle botaniche mediterranee. Un distillato che richiama con immediatezza i profumi del paesaggio vesuviano e che, sia degustato in purezza sia in miscelazione, esprime un'identità territoriale riconoscibile e coerente.
Adele Granieri

Vesuvius Magma Gin, Ionico della distilleria Fratelli Pistone e Gin Mare

Vesuvius Magma Gin, Ionico della distilleria Fratelli Pistone e Gin Mare

Ionico, la Sicilia tra Etna e mare
La storia di Ionico Gin nasce all’interno della Distilleria Fratelli Pistone, realtà siciliana che affonda le proprie radici nella ricerca e nella sperimentazione iniziata alla fine degli anni Novanta. Fondata dai fratelli Pippo e Angelo Pistone, l’azienda che ha sede a Belpasso, ha costruito nel tempo un percorso fatto di studio delle botaniche, valorizzazione degli agrumi siciliani e sviluppo di spirits capaci di raccontare il territorio attraverso un linguaggio contemporaneo. È da questa filosofia che nel 2019 nasce Ionico Gin, un viaggio sensoriale che prende forma dal ricordo del mare Ionio, dalle sue brezze salmastre e dalla straordinaria ricchezza botanica che cresce tra il vulcano Etna e il Mediterraneo. La ricetta combina ginepro, mirto, salvia, cardamomo, zagara e agrumi siciliani, ai quali si aggiungono due elementi distintivi: l’acqua naturale dell’Etna e il sale marino siciliano. È proprio quest’ultimo a regalare al distillato una firma aromatica unica, evocando immediatamente il profumo della costa e la freschezza del mare. Al naso emergono note agrumate e floreali, seguite da sfumature erbacee e speziate mentre al palato la sapidità si integra armoniosamente con il carattere delle botaniche, dando vita a un sorso intenso, elegante e persistente.
Salvo Ognibene

 

Gin Mare, dalla Spagna con furore
Prima della gin mania e del proliferare di distillati di ginepro che spuntano come funghi in ogni parte del mondo, lui c'era già. Gin Mare si può certamente inserire nella ristretta cerchia dei distillati capaci di uscire dal proprio mercato di riferimento, la Spagna, per diventare presenza fissa nelle bottigliere di mezzo mondo. Il merito va attribuito ai fratelli Marc e Manuel Giró che nel 2007, in un piccolo villaggio di pescatori della Costa Brava, decisero di superare l’altero concetto british del London Dry Gin per sostituirlo con la freschezza e la spensieratezza delle note mediterranee, i profumi del mare e i sogni di soleggiate estati. Entrato nella galassia di Brown&Forman, oggi Gin Mare mantiene i connotati di gin premium. Grazie alle inconfondibili note olfattive di cardamomo, per donare freschezza, coriandolo e delle botaniche che ne hanno sancito il successo: oliva Arbequina, basilico, rosmarino, timo e agrumi. Da prodotto di nicchia, distillato in un antico eremo del XIII secolo, Gin Mare è diventato, anche grazie all’iconica bottiglia conica, un fenomeno planetario. Il suo bouquet è inconfondibile, cosi come il carattere solare e la freschezza che parla di estate. È perfetto per essere accompagnato da toniche floreali che ne assecondino il flavour e da un rametto di rosmarino per un iconico Mare Tonic. E trova partner ideali negli agrumi per un Gimlet vecchio stile o un Sour fresco e rinfrescante.
MT


In cantina

Storie di uomini, donne e bottiglie che fanno grande la galassia del vino, in Italia e nel mondo

Identità di Vino

di

Identità di Vino

è il gruppo di giornalisti e collaboratori che racconta per Identità Golose le storie dal mondo del vino (e che realizza ogni mese l'omonima newsletter)

Consulta tutti gli articoli dell'autore