Pasquale Forte: sogni e senso di responsabilità

Un imprenditore di successo, con la passione del vino. E la voglia di rappresentare al meglio la Val D'Orcia con le sue bottiglie

26-07-2020
Pasquale Forte

Pasquale Forte

L’ossimoro che contraddistingue il pensiero di Pasquale Forte, ingegnere contadino, fondatore di Podere Forte è: «Lavoriamo i campi come 2000 anni fa e in cantina siamo 200 anni avanti». Qualcuno, peccando di superficialità, potrebbe pensare di imbattersi in un uomo supponente: ma siamo di fronte a un uomo dalla genialità illuminata.

Pasquale Forte ha valorizzato una porzione della Val d’Orcia ristrutturando un antico borgo toscano, sulle colline senesi, circondato da 500 ettari di terra di cui 22 a vigneti. Una visione essenziale di valorizzazione dei suoli per dare modo alle viti, per esempio, di esprimere l’identità di quel territorio proprio attraverso i calici. Un uomo che ama definirsi un direttore d’orchestra e che, come tale, deve conoscere musicisti (alias consulenti) oltre agli strumenti, ovvero la migliore tecnologia esistente sul mercato.

Il Podere

Il Podere

Un pensiero di sostenibilità vera applicato fin dal 1997, anno in cui il vecchio podere Petrucci si trasformerà in quello che ora è il suo quartier generale. Ci racconta: «Quando arrivai in Toscana e vidi Podere Petrucci m’innamorai, subito, di quest’area geografica, senza dubbio meno nota delle terre di Montalcino, Montepulciano o del Chianti. In tutte le cose che faccio metto in campo una triade di concetti essenziali per progettare il futuro: analisi, conoscenza e azione. Ho pensato che fosse il luogo e il momento perfetto per trasformare il Podere in quello che oggi rappresenta. Un concetto di sostenibilità vera. Ho avuto l’enorme piacere di realizzare un sogno. Il Podere doveva rappresentare il mio modo di vedere questo mondo. Pensiamo a un falegname che crea un telaio di sedia perfetta, ma un tappezziere la ricopre con la miglior stoffa in commercio. Ebbene il prodotto finale sarà perfetto, ma la soddisfazione dell’artigiano del legno di aver fatto la miglior sedia non ha prezzo. Una gratificazione per la propria professionalità. Per intenderci io mi sento un po’ falegname, perché applico la stessa filosofia nella viticoltura».

Lei è un grande imprenditore, guida la multinazionale comasca Eldor Corporation, leader nel settore dell’automotive con più di 3000 dipendenti, come scinde il suo spirito "contadino" da quello ingegneristico?
In verità non esiste una scissione reale, perché ho le mie visioni, i miei sogni e la mia quotidianità. Il mio rispetto per l’ambiente mi ha fatto crescere con un riguardo infinito per quello che la vita mi ha donato garantendo a me, e alle generazioni future della mia famiglia, un investimento importante per la qualità di vita. Qui al Podere si producono vini, olio extravergine d’oliva, miele, cereali, farine e non solo. La mia scommessa vera fu sul vino, perché era sfidante pensare di rendere onore alla Val d’Orcia con un Sangiovese piuttosto che un Cabernet Franc. Pensavo di metterci meno tempo. Oggi sono soddisfatto del lavoro di squadra che permette di produrre dei vini che sono questo territorio.

Quando edificò la sua cantina fu molto criticato, oggi cosa pensa del suo progetto gravitazionale?
Mi ricordo bene le critiche. Quando progettai la nostra cantina vidi la funzionalità di edificarla su cinque piani di cui solo un paio fuori terra. Questo permetteva e, permette tuttora, di gestire i flussi per gravità grazie a dei pozzetti che collegano i vari piani, limitando l’uso di pompe e stress meccanici per le uve.

I vini di Podere Forte sono frutto di un lavoro in vigna maniacale che vanta una consulenza per i suoli, fin dal 2004, dei coniugi Lydia e Claude Bourguignon, ingegneri agronomi di fama mondiale. L’analisi della terra e le selezioni dei luoghi più vocati per la coltivazione dei vigneti si basa sul concetto di restituire alla terra ciò che viene sottratto permettendo una continuità del ciclo vitale della natura.

Pasquale Forte ribadisce: «I Bourguignon non sono solo i nostri consulenti, ma amici cari con cui condivido le mie vacanze, in una sintonia perfetta di pensieri. Coincidenza di concetti basilari per fare dei grandi vini: microclima, topografia, geologia. Ecco che abbiamo deciso di scindere il nostro Petrucci in Anfiteatro e Melo per dare maggiore risalto alle caratteristiche di questi vigneti di Sangiovese.

Guardiavigna

Guardiavigna

Tre ettari dedicati alla produzione del Petrucci Anfiteatro 2015, che fonde i sentori di ciliegia e lampone. Stesso millesimo per il Cru Melo che esprime la setosità dei tannini, sorso elegante, ampio, ti affascina per l’equilibro funambolico. Altro capitolo enoico per Guardiavigna Toscana I.G.T. 2016, con una rappresentanza da solista di un Cabernet Franc che, proprio da quest’annata, vuole esprimere una solarità travolgente. Sentori inconfondibili di peperone crusco alternati a una vellutata croccantezza.


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