Marcello Lunelli: «Il Giulio Ferrari 2008 è ricco, armonico ed elegante»

Il vice presidente del Gruppo Lunelli e il nuovo millesimo della Riserva del Fondatore. «Se penso al primo Giulio Ferrari, il 1972, comprendo la visione avanguardista del suo creatore»

22-07-2020
Marcello Lunelli

Marcello Lunelli

La cura dei dettagli associata a un’attenta valorizzazione di un territorio, perfettamente sincronico alla sostenibilità, fa delle Cantine Ferrari un riferimento enologico italiano d’eccellenza, che va oltre ai vini di montagna. Giulio Ferrari studiò dapprima a San Michele all’Adige per poi perfezionare il suo sapere in Francia e tornare a Trento con un’idea precisa sulla bollicina da produrre. Solo nel 1952 Bruno Lunelli acquistò la cantina e proseguì un cammino di successo per un vino icona come il Giulio Ferrari.

I figli e le nuove generazioni continuano a creare grandi spumanti metodo classico senza perdere di vista che lo chardonnay di montagna, coltivato a Maso Pianizza, continua a esprimersi, annata dopo annata, come un vero fuoriclasse. Marcello Lunelli, vice presidente del Gruppo Lunelli e responsabile tecnico di Cantine Ferrari ci ha narrato la sua visione di questo millesimo 2008: «Siamo di fronte a un’annata bizzarra. I vigneti dove nasce il Giulio Ferrari sono esposti a sud. Nei mesi di novembre e dicembre sono cadute piogge davvero abbondanti, ma i mesi estivi hanno mostrato un caldo davvero significativo. La sosta di undici anni sui lieviti con una sboccatura 2019 fa del 2008 un millesimo ricco, armonico ed elegante. Un vino che basta a se stesso, in verità. Se penso al primo millesimo di Giulio Ferrari, il 1972, uscito nel 1980, comprendo, ancor di più, la visione avanguardista del suo creatore. Mio nonno Bruno sosteneva che i grandi vini sono il passaggio dalla terra alla tavola. Affermazione che oggi potrebbe essere quasi una consuetudine, ma cento anni fa era la sintesi di una visione illuminata».

Maso Panizza

Maso Panizza

Quando ha iniziato in Cantine Ferrari? E se non avesse portato questo cognome, o non fosse nato tra le montagne, avrebbe fatto altro nella vita?
Io sono arrivato in azienda nel 1995. Uno dei millesimi del secolo che mi ha battezzato in vendemmia. Ho studiato a San Michele all’Adige e mi sono laureato in Agraria a Milano. In verità a me piace molto questa materia e forse la curiosità mista all’incoscienza mi hanno fatto subito convincere che era la mia strada. Oggi lo confermo con maturità. È un mondo bellissimo. Certo i corsi di studio sono cambiati. Alla mia epoca c’erano solo tre grandi indirizzi di enologia: Alba, Conegliano e San Michele. Era una scelta obbligata. Se penso a mio zio Mauro, iniziò con la Ragioneria e poi arrivò agli studi della vite. Sinceramente, non credo che saprei fare altro ma sono davvero felice così.

In Ferrari avete un protocollo declinato alla produzione di Giulio Ferrari?
Assolutamente no. Anzi, per fortuna, no. Quando decidiamo l’uscita di Giulio Ferrari Collezione c’è un confronto interno che spesso ci vede d’accordo all’unisono, ma è già capitato di avere opinioni molto distanti. Un summit di famiglia in cui emerge la soggettività d’interpretazione di un grande vino. L’altro giorno ero in Toscana per una riunione del Club Giulio Ferrari e abbiamo degustato i millesimi 2008, 2005 e 2000. Senza dubbio il 2000 era più "giovane" rispetto al 2005, una rivoluzione, ma il vino è anche questo.

Il millesimo 2008 precede il vostro inizio di conversione biologica?
Si. Nel 2009 abbiamo iniziato il percorso di conversione, ottenendo la certificazione nel 2017. Già la modifica di passare dalla pergola al guyot aveva migliorato tantissimo il vigneto. Il percorso bio permette di ottenere vini più stabili e longevi ma li vedremo più avanti.

Da sinistra: Matteo, Camilla, Marcello e Alessandro Lunelli

Da sinistra: Matteo, Camilla, Marcello e Alessandro Lunelli

Lei è il custode della preziosa biblioteca di Villa Margon e, recentemente, è stato creato un premio Biblioteca Lunelli, progetto voluto da lei e suo padre. Quanto è importante fare cultura letteraria del vino?
È fondamentale. Mio padre e io siamo, decisamente, meno tecnologici perché lascio ai miei cugini, Camilla, Matteo e Alessandro la parte digitale, che mi appartiene meno, pur riconoscendo sia importante quanto i libri. Il premio Biblioteca Lunelli è reso possibile soprattutto dall’animo bibliografico di Guido Vigna, penna autorevole del Corriere della Sera, amico caro, e dal supporto di una giuria di esperti. I libri sono sempre fonte di ispirazione e riflessione. Se dovesse consultare, adesso, l’Almanacco dei vini d’Italia dell’800 noterebbe assenze di grandi nomi del vino, oggi cantine famose e la presenza di altri che oggi non fanno più parte di questo settore. La nostra biblioteca è a Villa Margon, e confesso essere un luogo dove, appena posso, mi reco per consultare testi che raccontano sempre quanto il vino sia affascinante.


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