Angelo Gaja: vi spiego perché il vino è natura, certe bibite no (e fanno male)

Di ritorno dal Cile, il re del Barbaresco elogia un'iniziativa di quel Paese che "marchia" prodotti dagli alti valori energetici

02-02-2017

Angelo Gaja, mitica figura dell'enologia italiana, è stato recentemente in Cile. Come già in occasione del suo viaggio in Sudafrica - leggi: Il mio (Sud)Africa. In bottiglia - è tornato con un taccuino pieno di appunti e annotazioni. Questa volta però non ha scritto specificamente di vini, ma la sua attenzione è stata attirata da un'altra questione... Buona lettura.

La Coca Cola venduta in Cile porta nella confezione un ottagono nero (non ha il valore di una medaglia) con la seguente scritta, in sostituzione o congiuntamente alla tabella dei valori nutrizionali.

Si tratta di un provvedimento recente, fortemente sostenuto dal senador Guido Girardi e introdotto dal Governo cileno, con il quale viene posto l’obbligo di contrassegnare i prodotti dai valori energetici elevati con le scritte che vedete qui sotto.

L’avvertimento è più visibile e più efficace di quanto generalmente riportato nella tabella dei valori nutrizionali e vuole avere una duplice funzione: dissuadere il consumatore dagli abusi, contrastando così l’obesità e le malattie a essa collegate; indurre le multinazionali ad abbassare il livello dei valori energetici.

Il vino reca in etichetta il contenuto di alcool, che è il componente dal valore energetico significativo. E’ da escludere che anche al vino venga applicato identico trattamento. Perché l’alcool del vino si produce con processo che più naturale non si può (avviene così da 9mila anni, sempre allo stesso modo), a carico  degli lieviti che lo ricavano per trasformazione dello zucchero contenuto nel mosto d’uva. Non è alcool aggiunto di proposito, come avviene invece per le bibite idroalcoliche colorate e aromatizzate, oppure accresciuto in volume attraverso la distillazione, come avviene per gli spiriti.

In questi ultimi casi l’alcool, lo zucchero, i grassi, il sale vengono aggiunti a prodotti che si pongono l’obiettivo di raccogliere elevato gradimento e che spesso godono anche di campagne pubblicitarie attraverso le quali costruire/orientare il gusto del consumatore. L’esempio del Cile è per ora un campanello d’allarme marginale; nasce però da una sensibilità nuova e diffusa, di esigenza di maggiore salubrità alimentare, che le multinazionali delle bevande e del cibo non potranno ignorare.


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