Domenica 7 giugno, nella mattinata d’apertura del Congresso di Identità Milano 2026, si terranno due lezioni importanti su un grande tema: il Mediterraneo che cambia. Sul palco salirà alle 12.05 il pasticciere siciliano Corrado Assenza con una dissertazione sui significati del grano e i suoi scambi secolari. Alle 12.40, un confronto a doppia voce: Chiara Pavan, cuoca del ristorante Venissa di Venezia e Stefano Liberti, giornalista e scrittore romano.
Se dell’impegno gastro-ecologico di Pavan e del compagno Francesco Brutto abbiamo scritto su queste pagine (nel 2023 e nel 2021) e se la stessa Chiara ha appena pubblicato “Cucina Ambientale” (Mondadori), poco sappiamo invece di Liberti, fonte ispirazionale dei ragazzi di Venissa. Stefano è autore di diversi saggi, scritti sempre con testimonianza diretta e grande piglio investigativo.
Nel 2024 ha scritto “Tropico Mediterraneo” (Laterza), il diario di un viaggio di 6 mesi tra onde e battigie del mare nostrum. Un’odissea appassionante che documenta gli effetti del cambiamento climatico sui nostri ecosistemi, criticità che hanno un grande impatto sulla natura di quello che mangiamo e mangeremo. L’abbiamo intervistato.
Nella tua carriera ti sei sempre occupato di temi diversi: le rotte dei migranti, il land grabbing... Perché proprio il Mediterraneo?
Mi sono sempre occupato di questioni di terra e cibo finché non mi sono chiesto: quanto conosciamo il nostro mare? Molto poco. Così ho iniziato questo viaggio in autunno da Linosa a Cipro, da Tunisi alle Isole Kerkennah, da Mazara a Samo, al fianco di biologi marini, attivisti e pescatori generosissimi. Abbiamo documentato la pesca scriteriata e l’inquinamento, le plastiche e lo spopolamento dei litorali. Crisi economiche e sociali che hanno ricadute su quello che mangiamo: la riconversione delle industrie ittiche, gli effetti del surriscaldamento sull’identità della fauna ittica, la proliferazione di specie tropicali per effetti degli aumenti di temperatura delle nostre acque… Tutte criticità di cui non si parla quanto dovremmo.
Criticità non solo del Mediterraneo.
Sono problemi globali. Ma il Mediterraneo è un oceano in miniatura e presenta caratteristiche morfologiche uniche: è semichiuso e in perenne deficit idrico, non fosse per l’acqua che passa da quello stretto di appena 13 chilometri, a Gibilterra. È un ecosistema piuttosto stabile ed esercita un grande influsso sui territori che bagna. E oggi ci lancia un messaggio preciso: si sta trasformando e per questo chiede aiuto.

Stefano Liberti in mare, nella foto di Francesco Bellina. "Tropico Mediterraneo" è anche un monologo teatrale. Prossime date: 5 giugno alla Venice Climate Week (Venezia), 13 giugno a Lecce e 30 giugno ad Argenta (Ferrara)
In che modo si trasforma?
Il Mediterraneo come l’abbiamo conosciuto da bambini non c’è e non ci sarà più. Niente più choc termici d’estate. Niente più cavallucci marini, telline o madreperle. Oggi proliferano specie aliene come granchi blu e pesci scorpione, pesci palla e pesci coniglio... Sono esemplari che arrivano qui dalle acque di zavorra delle navi da crociera o attraverso il canale di Suez. È un processo in corso già da un po’ e quando l’uomo se ne accorge vuol dire che è già successo. Mi colpì molto quel pescatore di Cipro, travolto dall’invasione dei pesci palla da sud. Mi disse: ‘L’Italia non è in Scandinavia, ci siamo dentro tutti’.
I pesci palla non sono velenosi?
Sì molto velenosi e molto aggressivi: contengono tetradotossina, una sostanza che causa arresti cardiocircolatori e crisi respiratorie fatali. Dilaga già nelle nostre acque: a Cipro il governo paga i pescatori per raccoglierli. Ne tengono quantità enormi nei frigoriferi e poi li bruciano nelle discariche. Consideriamo anche che in Giappone il
fugu è una prelibatezza gastronomica: i cuochi sanno come estrarne la tossina e ne fanno preparazioni deliziose.
Francesco Brutto e Chiara Pavan hanno composto menu interi di specie aliene come granchi blu, molluschi aggressivi, meduse giganti…
Dimostrano che è possibile costruire interi menu attorno a specie aliene e invasive. È un messaggio importante perché tanti pescatori alzano le mani di fronte a specie mai viste prima: molte volte non sanno che farsene perché non esiste un monitoraggio costante e le notizie spesso si perdono. Ma le informazioni sulle nuove specie devono circolare, dai pescherecci alle nostre tavole.
Ci sono altre specie in aumento nelle nostre acque?
Il pesce leone,
pterois volitans, che gli inglesi chiamano
lion fish. È una sorta di scorfano, buonissimo e bellissimo. Ha spine velenose sul dorso, che si tolgono con le forbici. L’ho mangiato a Cipro. Non ha mercato. Lo pescano e se lo mangiano loro. In Grecia si è già riprodotto in modo molto rapido ed evidente. Occorre fare un’azione di consapevolezza.

Le copertine dei libri di Stefano Liberti e Chiara Pavan, due letture della stessa medaglia
C’è un problema di fondo: gli effetti del cambiamento climatico non sono esattamente un tema in cima alle agende della politica di oggi.
Sì per negazionismo ma soprattutto perché le guerre modificano sempre le priorità delle persone. Se bombardano il tuo vicino, l’immediata preoccupazione diventa la stabilità di casa tua, non la temperatura delle acque che sale. Il climate change era già scomparso dai titoli nei mesi del covid; oggi le adunate da centinaia di migliaia di persone nel nome dell'ambiente sarebbero impensabili, ma dobbiamo tenere duro. Con messaggi sempre ottimisti.
Cioè?
Come si dice, ogni crisi porta in sé opportunità interessanti, possibilità di riscossa, modelli nuovi. Se costruisci narrazioni apocalittiche, il messaggio è sempre respingente. Se invece semini speranza e proponi soluzioni, le persone ti ascoltano.