Cibo, uomini, culture: la mostra del grande fotografo Steve McCurry

A Forlì fino al 6 gennaio i meravigliosi scatti di un maestro, che coglie il rapporto profondo tra umanità e alimenti

02-10-2019

Cibo” di Steve McCurry, è la mostra che i musei di San Domenico a Forlì hanno voluto dedicare (fino al 6 gennaio) al grande fotografo americano. McCurry è uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea ed è un punto di riferimento per un larghissimo pubblico. Molte delle sue immagini sono diventate delle vere e proprie icone, conosciute in tutto il mondo, a partire dalla ragazza afghana pubblicata dal National Geographic.

Da circa 30 anni, McCurry è considerato una delle voci più autorevoli della fotografia. La sua maestria nell'uso del colore, l'empatia e l'umanità delle sue foto fanno sì che le sue immagini siano indimenticabili. Ha ottenuto copertine di libri e di riviste, ha pubblicato svariati libri e moltissime sono le sue mostre aperte in tutto il mondo.

Steve McCurry

Steve McCurry

Nato nei sobborghi di Philadelphia, McCurry studia cinema e storia alla Pennsylvania State University prima di andare a lavorare in un giornale locale. Dopo molti anni come freelance, compie un viaggio in India, il primo di una lunga serie. Con poco più di uno zaino per i vestiti e un altro per i rullini, si apre la strada nel subcontinente, esplorando il Paese con la sua macchina fotografica.

Dopo molti mesi girovaghi, si ritrova a passare il confine con il Pakistan. Là, incontra un gruppo di rifugiati dell'Afghanistan, che gli permettono di entrare clandestinamente nel loro Paese, proprio quando l'invasione russa chiudeva i confini a tutti i giornalisti occidentali. Riemergendo con i vestiti tradizionali e una folta barba, McCurry trascorre settimane tra i mujahidin, così da mostrare al mondo le prime immagini del conflitto in Afghanistan, dando finalmente un volto umano a ogni titolo di giornale.

Da allora, McCurry ha continuato a scattare fotografie mozzafiato in tutti i sei continenti. I suoi lavori raccontano di conflitti, di culture che stanno scomparendo, di tradizioni antiche e di culture contemporanee, ma sempre mantenendo al centro l'elemento umano che ha fatto sì che la sua immagine più famosa, la ragazza afgana, fosse una foto così potente.

McCurry è stato insignito di alcuni tra i più importanti premi della fotografia, inclusa la Robert Capa Gold Medal, il premio della National Press Photographers e per quattro volte ha ricevuto il primo premio del concorso World Press Photo

Cibo” è una selezione delle sue foto di viaggio che hanno questo tema. La curatrice Monica Fantini sottolinea la differenza fra la dimensione iconico edonistica di tante nostre rappresentazioni di food e le foto della mostra. 

La sua è una fotografia umanista, popolata da storie talvolta poetiche e altre tragiche, serie e delicate, un unico grande affresco delle categorie più fragili, i bambini, i civili che subiscono le conseguenze delle guerre, finanche gli animali. Citando Biba Giacchetti: «Sono le storie dei sentimenti che accomunano gli esseri umani, narrate in un linguaggio fotografico di grande bellezza, che appassionano con una forza evocativa che arriva dritta al cuore». 

Per sciogliere il nodo basta astrarsi dalla ridondanza che l’arte culinaria ha assunto e ricordare che il cibo, anche il più povero, come il pane, resta un elemento vitale per l’uomo ed è quindi centrale nella nostra storia. Può essere l’espressione di culture legate ai territori, a quanto la terra è in grado di fornire e l’uomo di elaborare per soddisfare un bisogno semplice e primario, quale la sopravvivenza. 

In luoghi torturati da guerre o da calamità naturali o più semplicemente da una natura impervia, il cibo ha un valore profondo, che sconfina nel sentimento, lenisce le paure, accomuna gli esseri umani. Nelle immagini  ritroviamo l’antica dolcezza del focolare domestico, tanto consolatoria in situazioni estreme. 

Ecco dunque una mostra che racconta il cibo nella sua accezione primaria, quella che fonda e rinnova i rapporti tra gli esseri umani, i luoghi poveri dove ritrovarsi felici intorno a un piatto, magari seduti a terra in mezzo alla strada, magari rotti dalla stanchezza o dimentichi delle difficoltà. E anche il rigoglio dei mercati, la bellezza pura della natura al servizio dell’uomo, cibo come vita, come socializzazione, come affetto familiare. 


Cibo di Steve McCurry
presso Musei San Domenico,  piazza Guido da Montefeltro 12, Forlì
mostramccurry.it 
Dal martedì alla domenica dalle ore 9,30 alle 19.
Ingresso 12 euro


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