Gastronomia strumento di marketing: non c'è più kermesse senza cucina

È in ogni evento, pure quelli in cui fino a ieri era impensabile. Ad esempio, alla Biennale di Venezia con lo chef Guy Martin...

25-08-2019

Philip Kotler: un mito. Il “razionalizzatore” delle teorie del marketing. L’uomo più citato, seguito, copiato da chiunque si occupi di leggi di mercato moderno. Lui, e le sue "quattro P": Prodotto, Prezzo, Posizionamento e Promozione. Non ci dilungheremo in commenti alle sue teorie: quello che ci interessa è capire come interagisca la gastronomia in tutto questo.

In realtà, un ristorante, specie se stellato o di alta cucina, necessita, come insegniamo in corsi, scuole e università, di tutte e quattro le "P". Ma oggi ci interessa non tanto il marketing della ristorazione, ma quanto la ristorazione possa diventare strumento di marketing essa stessa. Parliamo infatti degli “eventi”, strumento di promozione principe oggi per molti brand, di lusso o meno che siano.

Un “evento” è una manifestazione, una presentazione, un incontro dove l’organizzazione del brand - o del concetto da presentare - si articola in due momenti: uno descrittivo ed uno ludico. E in questo secondo momento la componente enogastronomica raggiunge spesso vette impensate e impensabili - almeno fino a poco tempo fa - per supportare la presentazione e vendita del prodotto. Anche le manifestazioni artistiche non sfuggono a questo concetto. Anche le più alte.

I tavoli-installazione di Cameron Jamie

I tavoli-installazione di Cameron Jamie

Qualche settimana fa eravamo a una cena in Biennale a Venezia per celebrare ancora una volta il link arte contemporanea-Illy, in cui la componente artistica è stata di altissimo livello (Cameron Jamie è stato il primo di quattro grandi artisti contemporanei cui è stato chiesto di allestire la sala del ristorante Le Bombarde, nel cuore dell’Arsenale di Venezia, con due grandi tavoli che erano anche opera d’arte e installazione) e la componente gastronomica altrettanto importante, con una cena diretta e realizzata da Guy Martin, chef a due stelle parigino del Grand Vefour.

Lo chef Guy Martin alla Biennale

Lo chef Guy Martin alla Biennale

Un connubio (arte, gastronomia e caffè, in questo caso) che si ripeterà con altri tre artisti e altri tre chef. Per la cronaca, il menu della cena si sposava in maniera straordinaria con l'opera: leggero, intrigante e fantastico, come il tavolo d’arte su cui abbiamo mangiato. In particolare abbiamo assaggiato:

Brodo di mandorle fresche e caviale
Ravioli al foie gras d’anatra, crema all’emulsione di tartufo
Branzino a fette sottili, avocado e germogli di bambù bacche di goji
Filetto di agnello arrosto di Lozere, radice di aglio nero e riduzione d’agnello
Budino di riso con wasabi e calamansi
Cubo di cioccolato Manjari, fragole e rucola, ricotta e pinoli caramellati

Brodo di mandorle fresche e caviale

Brodo di mandorle fresche e caviale

Ravioli al foie gras d’anatra, crema all’emulsione di tartufo

Ravioli al foie gras d’anatra, crema all’emulsione di tartufo

Branzino a fette sottili, avocado e germogli di bambù bacche di goji

Branzino a fette sottili, avocado e germogli di bambù bacche di goji

Filetto di agnello arrosto di Lozere, radice di aglio nero e riduzione d’agnello

Filetto di agnello arrosto di Lozere, radice di aglio nero e riduzione d’agnello

Budino di riso con wasabi e calamansi

Budino di riso con wasabi e calamansi

Cubo di cioccolato Manjari, fragole e rucola, ricotta e pinoli caramellati

Cubo di cioccolato Manjari, fragole e rucola, ricotta e pinoli caramellati

E un buon caffè in tazza d’artista, con lo stesso decoro del tavolo. Una meraviglia.

In sostanza, quindi: nessun evento mai più senza gastronomia. E la gastronomia diventa pienamente strumento di marketing... E che strumento!


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