Graspo, l'associazione che riscopre i vitigni abbandonati

Saccola, Gouais Blanc, Turchetta... Sono tutte varietà secolari, un tempo molto note. Le ha strappate all'oblio il lodevole progetto di appassionati veronesi

17-01-2023
a cura di Chiara Mattiello
Responsabil ie varietà dimenticate e riesumate da

Responsabil ie varietà dimenticate e riesumate dall'associazione Graspo

C’era una volta il grande patrimonio ampelografico italiano. Un giorno di quasi 200 anni fa, una strega chiamata fillossera distrugge la gran parte di questa biodiversità. La nascita del wine business così come lo conosciamo è una storia che parte, come tutti i grandi racconti della narrativa, da quello che viene chiamata ‘la rottura dell’equilibrio’ di un tempo dove la viticoltura era di sussistenza e per lo più il vino era un consumo domestico e casalingo.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale furono intraprese diverse scelte legate alla produttività, in un settore che stava cominciando a muovere i primi passi. In Italia nascono le DOC, le fiere, i premi e questa rincorsa al mercato ha fatto sì che ci dimenticassimo di alcune varietà un tempo molto note, per favorire l’espansione di quelle più profittevoli. Alcuni dinosauri viticoli (e si possono chiamare tali), esemplari di più di 100 anni, sono ancora tra di noi, a testimonianza di un tempo ormai passato. Per recuperare queste varietà è nata l’associazione Graspo (Gruppo di ricerca ampelografica sostenibile per la preservazione della originalità e biodiversità viticola).

I fondatori sono Aldo Lorenzoni, ex direttore del Consorzio del SoaveLuigino Bertolazzi, enologo, entrambi in pensione ma più che mai attivi. Tutto nasce vent’anni fa dalla riscoperta di una varietà a bacca rossa in alta Lessinia, che prenderà il nome di Saccola, e che viene ritrovata a più di 700 metri in un vecchio vigneto in una località che si chiama Sprea. Un borgo isolato, che aveva già fama di essere un centro rinomato di erbe officinali e non a caso la saccola vi era stata conservata. Questo è un vitigno ostico, con un’altissima acidità (11×1.000) e un profilo aromatico tra il kiwi e la liquirizia. Una rarità quindi, soprattutto in questo momento di cambiamento climatico, una sorta di panda da preservare con tutte le risorse possibili. Accanto alle viti di saccola, Aldo e Luigino ritrovano anche altri vitigni, alcuni già più noti, come il Gouais blanc, il progenitore dello chardonnay. Dopo vent’anni in cui entrambi si sono occupati di altro, la ricerca è ricominciata nel 2020 e sono tantissime le varietà riscoperte, non solo nella Lessinia ma anche in altri areali del Veneto. Un progetto che si sposta anche fuori regione e che, grazie alla rete di conoscenze, arriva fino in Sicilia.

L’assaggio delle microvinificazioni porta a fare un viaggio indietro nel tempo, tra alcuni vitigni che si esprimono con un patrimonio aromatico molto interessante come la Turchetta o la Perlara (un biotipo della forse più nota dindarella), al già citato Gouais Blanc (assolutamente da riscoprire), ad alcuni altri che probabilmente devono trovare un metodo di vinificazione che ne esalti le caratteristiche specifiche. Il progetto è pronto a decollare con alcuni partner molto interessanti. A fianco della squadra di ampelo-archeologi anche la ricerca scientifica, per capire la resistenza di queste varietà ad agenti patogeni. Le sorprese non sono tardate a mancare, come quella di trovare due varietà come la Brepona e la Pontedara che non trovano alcuna corrispondenza genetica con altre uve già iscritte nei registri autorizzati italiani. Un percorso appena iniziato per questa giovane ma promettente associazione. Se volete seguire gli sviluppi, andate a seguirli sui social o sul sito.


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