Il nuovo locale inaugurato a Palestro (Pavia): cucina di campagna, fuoco e suggestioni peruviane in un antico mulino. Protagonista la coppia formata da Simone, già sous di Roberto Petza, e Katherine, vincitrice del Fine Dining Lovers Food for Thought Award nel 2023. Ecco cosa si mangia
A Palestro, nel cuore della Lomellina, ha aperto Nina, nuovo ristorante ospitato in un mulino di fine Quattrocento che per quasi quarant’anni è stato una trattoria e un punto di riferimento per il paese. Acquistato nel 2022, l’edificio è stato recuperato cercando di rispettarne la storia senza trasformarlo in una ricostruzione nostalgica: intonaci in terra e lolla di riso, cotto, seminato, griglia a vista e stufa a legna dialogano con elementi più contemporanei. Il progetto nasce soprattutto dall’incontro tra Simone Nebbia, originario proprio di Palestro, e Katherine Rios, peruviana di Arequipa. Nebbia si è formato ad Alma, ha lavorato con Igles Corelli e soprattutto con Roberto Petza in Sardegna, esperienza durante la quale, nel 2015, è stato premiato da Identità Golose come miglior sous chef. La curiosità lo ha poi portato in Perù, dove ha vissuto per sei anni e ha conosciuto Katherine. Lei, invece, ha un percorso internazionale che comprende esperienze da Astrid y Gastón a Lima e alla Mère Brazier di Lione; rientrata in Perù ha collaborato anche con Amantica Lodge, sul lago Titicaca. Nel 2023 ha vinto il Fine Dining Lovers Food for Thought Award della S.Pellegrino Young Chef Academy Competition.
La cucina di Nina parte dalla Lomellina e dai suoi prodotti – riso, ortaggi, erbe, animali da cortile, pesci d’acqua dolce – ma assorbe naturalmente le esperienze maturate altrove. Il menu è corto, dinamico e costruito sulla disponibilità di piccoli produttori, contadini e allevatori. Brace, fuoco, lunghe cotture, conserve e recupero rappresentano il vocabolario principale di una cucina di campagna contemporanea, nella quale il Perù entra attraverso tecniche, ingredienti e memorie, senza diventare un esercizio di fusion. Non a caso Nina in quechua significa “fuoco”: un elemento che tiene insieme la dimensione rurale, la cucina a legna e quella convivialità che Simone e Katherine vogliono mettere al centro del progetto. Con loro lavorano Christian Niedda, in cucina (è attualmente finalista italiano della S.Pellegrino Young Chef Academy Competition), e Matteo Rizzo, anch’egli di origini palestresi; dietro le quinte completano la squadra Devi e Matteo Nebbia.

Nina, in un antico mulino di Palestro (Pavia)
Tra i piatti: antipasti come
Carpione di lingua e trombette e
Ceviche di persico reale e uva; tra i primi,
Tagliolini, ragù di cortile e ginepro, poi
Agnolotti di borlotti e sugo di cotiche oppure
Risotto, castelmagno, finferli e timo; i secondi posono essere
Luccio perca in verde o
Trippa in umido o
Panada di patate, biete e porcini, mentre sulla brace sfrigolano
Anticucho di cuore, un bel
Piccione o un
Controfiletto di vacca vecchia. Si chiude, ad esempio, con
Crème caramel, fava tonka e balsamela.
La carta dei vini segue la stessa filosofia: piccoli vignaioli, produzioni artigianali e bottiglie capaci di raccontare territorio, annata e persone. L’obiettivo è costruire un ristorante radicato in un luogo preciso, ma aperto al mondo: campagna lombarda, memoria familiare e sensibilità peruviana nello stesso racconto.