“Novant’anni di bollicine”. La DOCG Asti va in scena al Museo del Risorgimento italiano di Torino

Coraggio e contemporaneità, storia e innovazione. Il Consorzio celebra l’importante traguardo con un Forum d’eccezione che inaugura la seconda tappa della mostra celebrativa, da vedere fino all’8 gennaio

22-11-2022
a cura di Elisabetta Canoro

L’affresco di Gonin che decora il soffitto della Sala del Parlamento del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino fa da quinta teatrale, sovrastandola con tutta la sua bellezza, all’esposizione Novant’anni di Bollicine, la mostra aperta fino all’8 gennaio 2023, che ripercorre la storia dei produttori dell’Asti uniti sotto il simbolo del Consorzio, in attesa dei festeggiamenti ufficiali del 17 dicembre.

Le opere d’arte dell’Aula della Camera Italiana del più grande spazio espositivo di storia patria italiano, il più antico e il più importante museo dedicato al Risorgimento italiano per la ricchezza e la rappresentatività delle sue collezioni, sono state la cornice d’eccezione anche del Forum: Novant’anni di Bollicine. Storia e Prospettive della Denominazione Asti organizzato dal Consorzio per la Tutela dell’Asti Spumante e del Moscato d’Asti in concomitanza del taglio del nastro della mostra, per celebrare questo importante traguardo che oggi permette di guardare al futuro con grandi prospettive.
Vogliamo essere concentrati sul futuro della Denominazione e sulla spinta all’innovazione che è intrinseca nella DOCG Asti fin dal principio grazie all’invenzione tutta italiana del Metodo Martinotti”, inaugura così il convegno il presidente del Consorzio, Lorenzo Barbero.

Coraggio e contemporaneità sembrano essere gli aspetti che maggiormente caratterizzano la storia della DOCG Asti, che nel tempo diventano inclusione, sostenibilità e innovazione. Arte, memoria, sport. Il mondo del vino e della comunicazione si raccontano, attraverso il pensiero e l’esperienza di illustri quanto autorevoli protagonisti della scena enogastronomica contemporanea, chiamati a testimoniare con la preziosa moderazione di Cinzia Benzi, scrittrice, Donna del Vino, voce autorevole ed esperta in materia, che nata a Canelli, per prima di queste colline Patrimonio dell’UNESCO è portavoce e ambasciatrice.

L’invito corale è “venite a visitare ed esplorare i nostri territori: tutti si innamorerebbero delle nostre vigne coltivate a Moscato e Asti Spumante”, come esorta Fabio Carosso, vice governatore della Regione Piemonte, “L’Asti è un vino perfetto a tutto pasto, bisogna avere il coraggio di portarlo su nuovi mercati: la squadra c’è, vince, andate avanti”.

È il primo Master Of Wine Italiano Gabriele Gorelli a fare un focus sulla didattica dei vini dolci nella fascia medio-alta della ristorazione nel percorso di Master of Wine, evidenziando quanto spazio occupino i vini dolci fermi e spumanti aromatici, facendo al contempo un excursus dell'attualità e dei possibili scenari futuri. In particolare, premia la varietà e la ricchezza degli aromi del Moscato d’Asti, invitando ad abbandonare dogmi e stereotipi a favore di abbinamenti dirompenti e inusuali, che ritiene vincenti per un vino empatico, contemporaneo ed inclusivo come il Moscato d’Asti.

Torna il ‘coraggio’ nelle parole di Marco Amato, direttore di sala e sommelier del ristorante Imàgo dell’Hotel Hassler di Roma, che sottolinea la versatilità di questo vino raccontandone i diversi impieghi, nel calice e nel piatto, non solamente abbinato al dolce. “Nel mondo del vino serve avere il coraggio di presentare cose inedite, in particolare la Docg Asti deve avere il coraggio di stonare un po' e di inventare qualcosa di stuzzicante”.

A fargli eco è Paolo Marchi, noto giornalista, ideatore e curatore di Identità Golose, che continua: “Una tendenza giovane, contemporanea e internazionale sono i menù vegetariani, perfetti in abbinamento con spumanti aromatici come l’Asti Docg. Tanti grandi cuochi oggi lavorano sul vegetale e sulle nuove opportunità che offre”. Pioniere in questo è stato Ferran Andrià, è tutto nel suo manifesto in 23 punti, al quarto leggiamo: “Si utilizzano preferibilmente prodotti vegetali ed ittici, predominano i latticini, la frutta secca ed altri prodotti che nel loro insieme configurano una cucina leggera. Negli ultimi anni si fa uno scarso uso di carne rossa e di volatili di grossa taglia”.

Marchi ricorda il debutto del Congresso Identità Golose Milano a Palazzo Mezzanotte con il Consorzio e la ripresa di progetti insieme come Bollicine del Mondo, Identità di Gelato e Identità Golose 2023. Paolo Marchi proprio con il supporto del Consorzio dell'Asti è stato il primo, antesignano nel lontano 2006, a creare un Congresso di Cucina e Pasticceria dando grande valore al dolce in una chiave contemporanea. Il racconto dell'ideatore di Identità Golose spiega bene come sia cambiata la gastronomia nell’ultimo secolo, e quanto la TV (inclusa la sua trasmissione Capolavori Italiani in Cucina di Striscia la Notizia) dia più valore al tema salato e meno al dolce. “Il Consorzio deve aver il coraggio di spronare gli chef a interpretare l’Asti, perché il cambiamento in ambito culinario oggi è estremamente attuale”, dice. Anche in questo visionario è stato Adrià: “La cucina è un linguaggio mediante il quale si può esprimere armonia, creatività, felicità, bellezza, poesia, complessità, magia, humour, provocazione, cultura”.

Provocare, uscire dagli schermi e andare oltre le barriere, anche geografiche. La storia della cucina tra il 2000 e il 2020 è caratterizzata dal coraggio in primis di viaggiare e contaminare il proprio stile: “I cuochi escono dalle mura della cucina e finalmente viaggiano: mai come oggi troviamo giapponesi in Italia, italiani in Brasile, catalani nelle Maldive, cinesi a Dubai. Vince la contaminazione, imbastardimento di tecniche, ingredienti e gesti”. E poi ci sono cuochi ambasciatori dell’autoctono, "come dice Bottura: “Viaggio sì ma i piedi ben ancorati nel territorio”, mentre Mathias Dalgren sostiene che la testa deve viaggiare, gli ingredienti no”. Spiccata è l’attenzione alla salute, per cui i cuochi utilizzano tecniche che cercano di valorizzare il gusto ma sempre con un occhio alla salute. Oggi poi vince la sfida alla rivisitazione dei classici: nascono le destrutturazioni, le rivisitazioni, i piatti 2.0. La gastronomia diventa sempre più scienza, intesa come procedimento per tentativi ed errori”.

Non è fisicamente presente ma porta il suo contributo Eleonora Galimberti di Enozioni Digital Atelier,  quest’anno inserita nei 40 under 40 della Wine Industry di Fortune Italia: 40 profili di giovani under 40 che stanno cambiando il mondo del vino del nostro Paese, con il racconto della centralità del marketing esperienziale, che può servirsi del vino per narrare i valori dell’azienda e rafforzarne la brand identity. “Da qualche decennio stiamo vivendo quella che il sociologo Bauman ha definito “modernità liquida”, ovvero una realtà frenetica e incerta nei confronti del futuro, tale per cui nell’individuo moderno c’è un forte desiderio di autenticità, di evasione dalla quotidianità, si ricerca il bisogno di sentirsi parte di qualcosa, di “toccare con mano”, di vivere un’esperienza”, sostiene.

“Dunque anche le cantine hanno da tempo capito che il “marketing esperienziale” è una leva fondamentale da integrare nel marketing mix, che si traduce ad esempio nell’hospitality, nell’enoturismo, in eventi e incontri culturali, ovvero in progetti ed esperienze in cui il vino diventa anche il mezzo per comunicare i valori dell’azienda, rafforzando la sua identità e il rapporto con il wine lover.MSe non sai farti distinguere in pochi secondi, per far soffermare il pubblico, potrai anche avere un messaggio meraviglioso ma rischi di passare inosservato. Quali sono le caratteristiche di un contenuto efficace online? Autenticità, unicità, semplicità, coerenza e personalizzazione: individuare il proprio target è fondamentale per elaborare contenuti personalizzati da un giusto tone of voice, capaci di colpire gusti e preferenze del pubblico di riferimento”, sottolinea.

Lo sa bene il food guru Filippo Polidori, che sottolinea l’importanza di legare un prodotto a momenti di serenità e divertimento, come avviene con l’Asti e le festività, poiché sono i sentimenti che portano all’azione e alla scelta dei consumatori. Nella strategia digitale, non a caso, è fondamentale accendere il desiderio degli interlocutori, conquistarne il cuore piuttosto che il cervello. “Le nuove tendenze nel mondo della cucina e del vino hanno creato terreno fertile per riportare la Docg Asti dove merita, poiché è una Denominazione che può interpretare i tempi e le tendenze moderne”, spiega e, tornado indietro nel tempo, racconta: “ho avuto la fortuna di conoscere e poi lavorare con Luigi Veronelli, alla fine degli anni ‘90, capì che il digital avrebbe cambiato anche le regole del gioco del food&wine, fu allora che decisi di provare a raccontare storie di aziende che producono ‘on land’ e raccontarle online”.

È Gianluca Biscalchin a sottolineare l’importanza del racconto e del recupero del linguaggio estetico e grafico degli scorsi decenni. Giornalista professionista, illustratore, art director, autore radiofonico, autore di libri, si occupa di comunicazione a tutto tondo, dalla parola all’immagine, con una particolare attenzione al marketing creativo. Il tema dell’illustrazione ricorda quanto il Consorzio sia stato lungimirante per scelte di soggetti, fumetti, immagini che hanno fatto il giro del globo e siano ancora attuali. “L’immaginario della DOCG Asti è così definito e la sua identità è così precisa che i manifesti esposti alla mostra Novant’Anni di Bollicine sono attuali ancora oggi e senza dubbio è il Consorzio che ha sviluppato maggiormente e in modo più efficace la forza dell’immagine. È il coraggio di raccontarsi in modo inedito e personalizzato”.

Sul palco anche il vice presidente senior Stefano Ricagno, coinvolto in un momento di dibattito sul tema dell’enoturismo, l’importanza dell’UNESCO e il valore di una Denominazione, mentre il direttore Giacomo Pondini è protagonista di un intervento anche celebrativo insieme a Rodolphe Tastet, vice presidente partnership e business develpment di ATP, associazione tennisti professionisti, protagonisti nella città di Torino che vede l’Asti Spumante come bollicina ufficiale dell’Evento, nei 50 anni dell’ATP. La Docg Asti conquista Torino nella settimana in cui i riflettori del grande sport internazionale sono accesi sul capoluogo piemontese e sul campo da gioco vanno in scena le avvincenti sfide tra i migliori tennisti del mondo alle Nitto ATP Finals 2022, di cui il Consorzio dell’Asti è Official Sparkling Wine

Nei suoi 90 anni, per il Consorzio dell’Asti la sfida è far emergere tutto il reale valore della Denominazione: far toccare con mano ai consumatori la qualità dei prodotti, portare i giovani a visitare le prime colline del vino dichiarate Patrimonio dell’Umanità UNESCO, far degustare e assaporare l’inconfondibile aromaticità dell’Asti e del Moscato d’Asti.

È il momento del taglio del nastro delle autorità della mostra che ha già riscosso grande successo a Palazzo Mazzetti ad Asti. Aperta fino a domenica 8 gennaio, accompagna in un viaggio nel passato, presente e futuro della Denominazione, pioniera della tradizione spumantistica italiana nel mondo. La mostra, curata da Pier Ottavio Daniele e a cui hanno collaborato Giancarlo Ferraris, Andrea Triberti, Massimo Branda, Luca Percivalle, Zeta Solution e Designstudio25, apre uno spazio di riflessione utile a evidenziare il contributo che il Consorzio dell’Asti ha saputo dare al comparto vitivinicolo, non solo in termini di crescita culturale ed economica. Voce del territorio, visione sul futuro.


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