Gli Alfieri di una sala tutta in rosa

Andrea e Samantha uniti dai banchi dell'alberghiero. Nati entrambi cuochi, ora lei sogna un servizio di sole donne

07-08-2017

Andrea Alfieri e Samantha Serafini, marito e moglie posano con, a sinistra, Roberta Zulian, sous-chef da 17 anni dello stesso Alfieri

Ormai lo sono, ma, sinceramente, quando ho iniziato il mio percorso scolastico presso l’alberghiero mai avrei detto che sarei diventata una donna di sala nonostante abbia incontrato quello che sarebbe diventato mio marito, Andrea Alfieri, nelle classi dell’Amerigo Vespucci a Milano. Eravamo addirittura compagni nelle sezioni di cucina.

Dopo la maturità, la nostra storia è continuata e ancora adesso, trascorsi 22 anni, dei quali 17 di matrimonio, continuiamo la nostra vita insieme, sopratutto quella professionale.

La mia vita lavorativa è iniziata però in cucina come sous chef di Andrea presso il ristorante Yar di Milano, cucina russa, dove abbiamo lavorato per otto anni. Nel frattempo, nel 2002 nacque nostro figlio che adesso ha 15 anni ma io non mi sono allontanata un solo giorno dal lavoro. Lo scrivo pensando alle ragazze di oggi. Ho sacrificato la mia famiglia limitandoci a un solo figlio, proprio perché era difficile farla quadrare con il nostro lavoro. Così i nonni ci hanno e ci stanno aiutando parecchio anche adesso, con nostro figlio a Milano e noi a lavorare nelle Dolomiti. Sono sincera: non mi sono mai pentita un solo giorno del mio e nostro percorso professionale e lo ripeterei dall’inizio.

Un figlio è una svolta e lo è anche la decisione del 2006 di aprire il nostro ristorante insieme anche alla nostra socia che collabora con noi ormai  da 17 anni, Roberta Zulian. Nacque così il Sempione 42 in corso Sempione 42 a Milano.

Samantha Serafini e Andrea Alfieri ai tempi dell'istituto alberghierio Amerigo Vespucci di Milano. Lui è il terzo da destra nella fila in alto, lei la prima, sempre da destra, in quella in mezzo

Samantha Serafini e Andrea Alfieri ai tempi dell'istituto alberghierio Amerigo Vespucci di Milano. Lui è il terzo da destra nella fila in alto, lei la prima, sempre da destra, in quella in mezzo

Contava la voglia di mettermi al servizio della sala visto che ero anche appassionata di vini quindi mi sono trovata a gestire la sala la cantina. Sono stati anni belli e difficili, anni pieni di soddisfazioni come le belle valutazioni nelle guide sul mio operato in sala. E fu così che iniziò la mia carriera di donna di sala al comando.

Milano, anche al Bento di una sommiler-imprenditrice brava come Tunde Pescvari, e tre anni fa Madonna di Campiglio, sempre con Andrea chef. Niente è facile per una donna, perché fino a qualche anno fa la sala era prettamente maschile con ancora l’ottica vecchia del servizio un po' impagliato e vecchio. Invece non si evolve solo la cucina, anche in sala avviene la stessa cosa dove però, purtroppo, mancano i soldati semplici con la voglia di fare questo bel mestiere.

E ora eccoci all’Alpen Suite a Campiglio, una struttura a 5 stelle con 3 ristoranti dove stiamo cercando di arrivare in alto. Chiaramente a volte ci sono anche qui delle difficoltà, in primis con quei clienti che non riconoscono (o non vogliono riconoscere) una donna nella figura di Direttore di Sala. Di certo non andiamo in giro con il cartello con scritto sopra «io sono la direttrice… io sono lo chef de rang… io sono il commis». E poi quei giovani molte volte svogliati, salvo la gioia quando invece trovi quello appassionato che si fa in quattro per arrivare al risultato migliore.

Dicono che l’occhio di una donna in sala serve perché molte volte vediamo quello che l’uomo non vede. Di sicuro, come donna di sala vorrei arrivare un giorno ad avere una sala di sole donne. Per questo serve un’associazione come Noi di Sala, serve unità tra colleghi, serve crescere collaborando tra noi.

Non serve avere la stella per lavorare bene. Cerco di inculcarlo nella testa dei ragazzi. Serve tanta umiltà, tanta voglia di lavorare. Non è un lavoro facile. Devi sempre sorridere, anche se a volte proprio ‘sta grande voglia di sorridere con certi clienti non l’hai. Devi confrontarti con la recensioni che ogni cliente può fare su certi siti e con le esigenze delle proprietà. Vogliamo però mettere la soddisfazione che hai quando un cliente ti dice che tornerà «perché mi avete fatto sentire come a casa?». Poi magari l’incantesimo svanisce per una sparata in internet senza capo né coda.

Morale: noi Alfieri, marito e moglie, andiamo avanti per la nostra strada che è molto più rosa, sia in sala sia in cucina, di tanti altri posti. Con Roberta Zulian sempre in cucina.


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