Social Food

Il cibo è sempre più fotografato, postato, twittato. Condivisione o ostentazione godereccia?

05-06-2013
 (foto Huffington Post)

 (foto Huffington Post)

Lo confesso, ho un problema. Non riesco quasi più a mangiare senza prima aver fotografato quel che c'è nel piatto, e spesso condiviso all'istante su Facebook, Twitter o Foodspotting. E dev'essere un problema comune a molti, a giudicare dalle foto che dilagano sui social. Proviamo allora a fare un po' di (auto)analisi. Perché lo facciamo? Per quanto mi riguarda, fotografo il cibo soprattutto per lavoro: avendo una pessima memoria funziona da taccuino visivo, e mi è ormai chiaro che per raccontare un ristorante o un piatto, molto spesso funzionano più una bella foto e un brevissimo commento che un articolo. Poi naturalmente c'è anche un po' di esibizionismo, della serie «guardate quante belle cose mangio».

Recentemente, un articolo apparso su Repubblica riportava la tesi della dottoressa Valerie Taylor dell'Università di Toronto, secondo cui «L'ossessione digitale (e fotografica) da cibo potrebbe essere il segnale di un disturbo alimentare». Tesi probabilmente un po' estremista, ma che spinge a un'ulteriore analisi. Al rapporto tra cibo e web era dedicato anche il FoodTTT, organizzato qualche settimana fa dal Socialab, un “laboratorio virtuale” sui nuovi media per la creazione e diffusione di una cultura digitale condivisa, animato da giovani esperti di comunicazione e marketing, specialisti del web e formatori. I TTT (che sta per Twitter Tips & Tricks) sono incontri con aperitivo per scoprire i diversi utilizzi dei social network in vari ambiti.

Dopo aver indagato su giornalismo, musica, Tv e start up, il tema prescelto per maggio – sottotitolo “A tavola (non) si twitta!” - è stato appunto il cibo. In collaborazione con Gnammo (sito che aiuta a organizzare cene ed eventi a casa propria) 8 città - Lecce, Corato, Messina, Roma, Bologna, Genova, Milano e Parma - hanno ospitato in contemporanea incontri per lanciare tra ospiti e pubblico il dibattito sul binomio web e cibo. Dibattito naturalmente rilanciato e soprattutto ritwittato in rete.

Così a Roma, alla Città dell'Altra Economia si è parlato di agricoltura civica con Angela Galasso di AiCare, di food blogging con Elisa Ceccuzzi di Kitty's Kitchen e di food photography con Giulio Riotta. A Bologna invece c'era Francesca Gonzales, food blogger, redattrice e fondatrice insieme a Mariachiara Montera delle Foodie Geek Dinner, cene offline per far incontrare “amici online” intorno a un tavolo. Nel mentre, a Genova venivano svelati i trucchi del pesto, a Lecce ci si cimentava nella food hunt tra le vie del centro storico, e così via.

Secondo Miriam Torrente, fondatrice di Socialab, la grande presenza del cibo sui social è un fenomeno positivo, dal punto di vista sia della condivisione allargata sia dello sviluppo del mondo digitale: molte start up nate recentemente sono dedicate proprio al food, come appunto Gnammo o Cibando. Riguardo all'ossessione per le foto dei piatti, per lei prevale appunto l'aspetto “conviviale”. Questa inoltre pare essere caratteristica tutta italiana, probabilmente anche per la forte diffusione di Facebook e Instagram, molto basati sulle immagini, mentre Twitter regna sovrano nel mondo anglosassone e gli Spagnoli considerano il cibo un momento più intimo, da tenere per sé.

Insomma, per noi Italiani il cibo è importante, ma lo è soprattutto la sua condivisione. E se non è possibile invitare ogni giorno i tanti amici virtuali a casa propria o al ristorante, almeno una foto non la si nega a nessuno.