La forza della famiglia, per potersi esprimere al massimo. Aurora Mazzucchelli non ha dubbi: la sua storia passa da quella di suo padre, da un passaggio di consegne non facile, con un percorso costellato dagli ostacoli in un ambiente che, allora, era prettamente maschile (o maschilista).
E’ lei una delle protagoniste, tutte rigorosamente donne, di Identità di Champagne, appuntamento realizzato all’interno di Identità Golose grazie alla collaborazione di Veuve Clicquot. Ad Aurora il sorriso non manca mai, ma oltre al suo viso pulito e delicato si nasconde una donna che ha saputo superare i preconcetti del passato.

La giovane chef assieme a Carlo Boschi, responsabile di Veuve Clicquot in Italia
«Io sono una chef - spiega - che viene da un ristorante di famiglia. I miei genitori hanno aperto il loro primo locale nel 1983: mia mamma faceva la sfoglina, mio papà è sempre stato cuoco e io sono cresciuta in cucina. Aiutavo un po’ in cucina e un po’ in sala, intraprendendo un percorso “classico” per chi è all’interno di un ristorante».
Classico non significa comunque facile: «C’era la difficoltà di avere un papà chef, e di crescere in un mondo enogastronomico di una volta, che era prettamente maschile. Adesso le dinamiche sono cambiate, ma allora non era affatto facile». Ma alla fine ce l’ha fatta e il Marconi di Sasso Marconi è uno di quegli indirizzi che i golosi non dimenticano.

La preparazione del piatto
Difficoltà che ricordano quelle di Madame
Barbe Nicole Clicquot, che divenne vedova (
veuve, appunto) a soli 27 anni e che nel 1805 prese in mano l’azienda, in quel mondo assolutamente declinato al maschile di due secoli fa.
«La differenza tra uomo e donna? Nel piatto non è tangibile, realmente. Cambia dietro le quinte, nell’ambiente di lavoro, dove siamo estremamente diversi. Noi siamo più organizzate? Abbiamo logiche diverse. Io ascolto, e prentendo che gli altri mi ascoltino. E voglio un grande coinvolgimento».

Aurora Mazzucchelli con Luca Turner, che ha condotto gli incontri di Identità di Champagne
Oltre alla filosofia di pensiero, ci sono i piatti. In particolare il suo
“Ricordo d’infanzia interpretato da una Chef donna”, abbinato, come per tutte gli incontri di
Identità di Champagne: «Ho un ricordo un po’ offuscato di mio papà che faceva la mammella bollita. Io ho voluto portare la mia interpretazione». Da qui nasce la mammella con il latte d’acciuga ed erbe aromatiche. Un omaggio: «I miei genitori hanno fatto un gesto di amore verso i figli, lasciandoci proseguire quello che loro avevano fatto fino a quel momento, con il ristorante. Mi hanno lasciato spazio, si sono tirati un po’ indietro». Una scelta che non tutti i genitori hanno il coraggio di fare.