I Grani Futuri hanno un'ottima cera

Antonio Cera, fornaio con laurea alla Bocconi, presenterà sul Gargano l'Associazione Futurista del Pane: «Basta bugie»

12-06-2017

Una esposizione di pani speciali prodotti da Antonio Cera, il fornaio economista che a San Marco in Lamis sul Gargano, da sabato 17 a lunedì 19 giugno, celebrerà l'Evento Nazionale del pane nel segno dei Grani Futuri e dell'Associazione Futurista del Pane

Guai fare confusione con altri grani molto citati da qualche anno in qua perché, al di là della reale sostanza, fa fine: questi sono Grani Futuri, F-U-T-U-R-I. Antonio Cera, pugliese del Gargano, figlio di fornai, e fornaio a sua volta dopo una laurea in economia alla Bocconi, ha organizzato nella sua terra uno straordinario evento sul pane e lo ha chiamato Grani Futuri, info@granifuturi.com. L’appuntamento è per metà giugno, da sabato 17 a lunedì 19 a San Marco in Lamis, 550 metri sul livello del mare, che in questo caso è splendido un po’ come ovunque perché siamo in Puglia.

Tre giorni di assaggi, presentazioni, dibattiti, pranzi e cene fino alla firma del Manifesto Futurista del Pane e in chiusura l’immancabile «cena di gala con chef stellati che interpretano il Pane». Tutto avrà inizio nel segno di Maria Sollivelas, spagnola di Palma di Maiorca, quindi tanta Italia con Errico Recanati, Nicola Fossaceca, Angelo Sabatelli, Luca Lacalamita e Alessandro Della Tommasina,

Pane, burro, acciughe e mugnoli selvatici di campo, un assaggio proposto da Viviana Varese quando la manifestazione Grani Futuri è stata presentata a maggio a Milano

Pane, burro, acciughe e mugnoli selvatici di campo, un assaggio proposto da Viviana Varese quando la manifestazione Grani Futuri è stata presentata a maggio a Milano

pasticcieri. E i pani? Saranno tre, tutti e tre del forno Sanmarco dello stesso Cera: F’orma (l’apostrofo non è un refuso, ma serve a evidenziare il gioco di parole tra forma e orma, traccia), le dita (ovvero taralli stirati, diritti e non i classici anelli) e il panterrone, battezzato terrone con giusto orgoglio. E il grazie degli organizzatori va anche agli altri cuochi e ristoratori via via coinvolti: Viviana Varese, Michelangelo Doria, Pietro Zito, Domenico Cilenti, Felice Sgarra e Agostino Bartoli.

Ricorda Antonio Cera: «Io sono cresciuto tra i campi di grano, i sacchi di farina e una casa dove ognuno aveva un suo compito: zia Tinella era la sarta di famiglia, zia Maria era fornaia e imprenditrice, mia madre Lina una biologa e mio padre Angelo un maestro scrittore. Quindi nonno Michele e il suo orto giardino ma pure il suo pallino di produrre formaggi. La passione per le erbe spontanee mi arriva invece da nonna Caterina. C’era in tutti loro la fierezza del lavoro fatto

I Grani Futuri di Antonio Cera, fornaio economista a San Marco in Lamis in provincia di Foggia, evento previsto dal 17 al 19 giugno, traggono ispirazione dal lavoro di figure straordinarie qui ritratti all'interno di Eataly Smeraldo a Milano. Non solo Viviana Varese ma, soprattutto, le donne di casa Cera, mamma Lina e le zie Tanella e Maria

I Grani Futuri di Antonio Cera, fornaio economista a San Marco in Lamis in provincia di Foggia, evento previsto dal 17 al 19 giugno, traggono ispirazione dal lavoro di figure straordinarie qui ritratti all'interno di Eataly Smeraldo a Milano. Non solo Viviana Varese ma, soprattutto, le donne di casa Cera, mamma Lina e le zie Tanella e Maria

bene. Ricordo che quando decisi di girare le spalle a Milano, e a quello che pareva più logico fosse lo sbocco di una laurea alla Bocconi, per tornare a casa e fare il fornaio, ci fu chi chiese a mia madre se fosse delusa e lei rispose di no, anzi che era felice perché il primo a esserlo ero io».

Averne così di mamme e anche di idee perché è ovvio che Cera non è certo il panificatore uscito dall’iconografia di sempre. Del resto si presenta come fornaio economista dedito «all’evoluzione del pane tra sostenibilità, lotta agli sprechi e biodiversità». Ma perché i suoi grani fanno riferimento al futuro e non all’antichità? «Perché io voglio controllare l’intera catena alimentare, quello che sta a monte e quello che verrà a valle del pane in sé. Vorrei evitare grani che magari arrivano da Chernobyl e sono stati trattati ai raggi X, amenità simili, figli di tante cose che nulla hanno a che fare con la qualità. Io parlo a contadini, molini, fornai, pasticcieri, panettieri, chef». E devo dire che mi sarei aspettato da un uomo di cultura come lui che pronunciasse la parola cuochi e non chef, ma conta la sostanza.

A San Marco in Lamis avremo tante cose da non perdere, ad esempio domenica 18 il confronto tra 10 pancotti di 10 comuni della capitanata (in Italia ovunque non esistono due ricette uguali della stessa pietanza) fino alla presentazione del Manifesto del Pane «per arrivare al cambiamento globale dell’alimentazione. In Italia scarseggia la cultura del pane, sia presso i consumatori sia presso i panificatori. Nelle vie avremo rappresentate quasi tutte le regioni, mentre l’Associazione Futurista del Pane conta già 8 soci fondatori fino a un massimo di 50 perché sia possibile controllare ogni anello della catena». Con Cera ecco Alfredo De Lillo, agricoltore, Michele Sabatino, agricoltore e macellaio, Giuseppe Bramante, agricoltore e allevatore, Luigi Nardella, chef, Filippo Schiavone, agricoltore, Giacinto Lombardi, imprenditore agricolo e ingegnere, infine Raffele Schiena, agricoltore e agronomo. Cliccare qui per il programma.


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