Fratelli fornelli

Conoscere Mattias e Stefan Eggert, i cuochi più rock and roll di Berlino (senza avere un ristorante)

24-06-2015
I fratelli berlinesi Stefan (a sinistra) e Mattias

I fratelli berlinesi Stefan (a sinistra) e Mattias Eggert ai lati degli altri due fratelli e colleghi italiani Manuel e Christian Costardi ieri in visita a Identità Expo. I due tedeschi sono titolati di una società di banqueting e catering molto popolare in Germania. Erano a Rho per la prima dimostrazione di cucina nel padiglione del loro paese 

E te pareva che i fratelli più famosi di Germania non facessero comunella con i Costardi. Succede a Identità Expo S.Pellegrino, dove gli Eggert hanno subito apparecchiato bisboccia con Christian e Manuel, per il comune destino di fraternità ai fornelli e anche un poco per l’affinità di barbe, lunghissime sui quattro volti. Una buona occasione per noi per scambiare due chiacchiere col duo più famoso di Berlino (dei vercellesi sappiamo già tutto).

Mattias, 33 anni, parla anche per Stefan, di 4 anni più grande e meno loquace («Siamo quelli che lavorano», scherza Manuel là accanto mentre Christian lo fulmina). La cosa curiosa è che assieme conducono un’attività molto redditizia di banqueting e catering nel quartiere di Charlottenburg, ex lato Ovest di Berlino. Ma loro sono originari dell’Est, dove, per un breve periodo, hanno anche aperto un ristorante.

L'interpretazione della Kohl Roulade (roll di cavolo) dei fratelli Eggert, piatto diffuso da Berlino all'Asia 

L'interpretazione della Kohl Roulade (roll di cavolo) dei fratelli Eggert, piatto diffuso da Berlino all'Asia 

«Venivamo da esperienze a Düsseldorf, in un ristorante interessante di cucina italiana chiamato Bar Olio», racconta Mattias, «Poi Australia a Sydney, Vancouver in Canada, mentre mio fratello si faceva le ossa sulle navi da crociera. Quel genere di esperienze in cui non impari tanto a cucinare ma soprattutto a lavorare e a tenere la bocca chiusa. Ok, spesso la aprivamo per bere...».

«Nel gennaio del 2009 siamo entrambi a casa. Squattrinatissimi. Un nostro amico è stufo di gestire il suo ristorante a Prenzlauer Berg (uno dei quartieri più alla moda dopo la caduta del Muro, ndr). Ci porge le chiavi: se pagate l’affitto, è vostro. Ok, diciamo. Viene presto a farci visita un giornalista importante di Gault Millau e in poco tempo diventiamo uno dei ristoranti emergenti più in vista in città».

Ma la rigida disciplina tra le quattro mura non fa per loro: «Nonostante il successo, ci rendiamo conto presto che il nostro cibo funziona meglio se possiamo cucinare guardando in faccia la gente, confrontandoci coi clienti. Apriamo la nostra società di catering perché il ristorante è troppo formale. Il cibo dev’essere gioia, deve riflettere il nostro modo di essere perché il divertimento è tutto». Ciò detto, Mattias si fa improvvisamente serio: «Non sembra, ma siamo molto professionali», e scoppia di nuovo a ridere.

Dai fratelli Eggert, "Trattamento privilegiato con cibo e vino"

Dai fratelli Eggert, "Trattamento privilegiato con cibo e vino"

E la linea di cucina? «Potremmo definirla "Modern german cuisine". Tecniche casalinghe e basi classiche. Di veramente attuale, ricorriamo solo al sottovuoto». Passaggi che regalano volti nuovi alle pietanze simbolo berlinesi e non solo: «Ci piace giocare con nuove versioni dei grandi classici: Fegato di vitello con mele, l’Eisbein (garretto di maiale, ndr), la Kohl roulade (vedi foto sopra) o la mousse Berliner». Lo fanno anche per 550 persone assieme e con commissioni a tema, come quella volta che la Maybelline ha chiesto loro di interpretare coi finger food la cosmesi dei volti.

Nel tempo libero, se il padiglione della Germania a Expo non li invita a cucinare come primi importanti chef ospiti, tirano di Muay Thai e tifano FC Union, la squadra dell’Est. E dietro l’aspetto rock ‘n’ roll si commuovono pure: «Il complimento migliore? Ce l’ha fatto una volta un cliente cieco dopo aver assaggiato il nostro maiale: ‘you made me see again’».


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