06-02-2023

Alimentarsi di vita: la forza della fragilità. L'incontro a Identità Milano organizzato da Fondazione Cotarella

Golosi di Identità è stata l'area del congresso promossa da Fondazione Cotarella per parlare di territorio, salute, formazione e disturbi alimentari

Golosi di Identità è stato ospitato dallo Spazio

Golosi di Identità è stato ospitato dallo Spazio Arena
(Foto Brambilla / Serrani)

Probabilmente è stato l'incontro più "rivoluzionario" del congresso Identità Milano 2023 che si è svolto dal 28 al 30 gennaio. Perchè parlare di disturbi alimentari, in un luogo dove si parla e si celebra la cucina e il cibo per eccellenza, è stata davvero una sfida. Protagonista dell'appuntamento "Alimentarsi di vita: la forza della fragilità" è stata Fondazione Cotarella, fondata nel 2021 da Dominga, Marta ed Enrica Cotarella, che si occupa di prevenzione e conoscenza dei disturbi del comportamento alimentare e che da qualche mese è diventata partner di Identità Golose.

«Non è stato facile immaginare di affrontare questo tema all'interno di un Congresso di gastronomia - ha dichiarato Ruggero Parrotto, direttore generale della Fondazione, Docente della Business School 24Ore - per farlo abbiamo invertito il titolo, da Identità Golose a Golosi di Identità, perchè è questo il desiderio di chi soffre di disturbi alimentari, sono persone che hanno bisogno di veder riconosciuta la propria identità e chi si occupa di loro, all'interno della nostra Fondazione, lo sa benissimo. Le identità sono fragilità e unicità che vanno riconosciute, difese, protette. Alimentarsi di vita è il primo passo per riconoscere e superare le fragilità».

A moderare l'incontro è stato Paolo Vizzari, narratore gastronomico e critico in pensione (come si definisce lui), che nell'introdurre i relatori ha raccontato qualche spaccato della sua storia di rinascita, «sono stato un adolescente obeso e so cosa significhi lottare ogni giorno con il proprio peso. Ma so anche quanto sia importante incontrare le persone giuste che ti possono aiutare».

E proprio l'importanza dell'incontro "giusto" per combattere i disturbi alimentari è stato al centro dell'intervento di Aurora Caporossi, founder e presidente dell'Associazione Animenta, «l'associazione nasce dalla mia storia e dalla volontà di raccontare e connettere altre storie, perchè i numeri nascondono le persone, le storie no. Raccontare per far sentire meno sole le persone che soffrono di disturbi alimentari. Nel mio percorso di cura per ricostruire il giusto rapporto con il cibo è nato il rapporto con Fondazione Cotarella: da qualche mese abbiamo impostato il progetto dei laboratori di cucina in alcuni ristoranti».

I primi a sperimentare questa "rivoluzionaria" opportunità sono stati gli chef Alessandro Negrini e Fabio Pisani, del ristorante stellato Il Luogo, dove la scorsa estate è stato organizzato uno dei laboratori. «Quando Paolo mi ha proprosto questa cosa dei laboratori dove i ragazzi avrebbero dovuto riavvicinarsi di nuovo al cibo ho subito pensato a quello che Fabio faceva nell'orto con suo nonno: la salsa di pomodoro. Abbiamo pensato che era il modo migliore per coinvolgere le persone, per farle stare bene in cucina. Può sembrare banale come scelta ma tutto il rito della raccolta, la bollitura, il tempo che scorre e la salsa cuoce ha qualcosa di magico. Ci siamo divertiti con i ragazzi, abbiamo conviviso con loro la gioia e l'energia del cibo. Questo progetto è stata un'emozione straordinaria anche per la nostra brigata che inizialmente non ha capito cosa stavamo facendo ma poi ci ha confessato di essere stata orgogliosa. Siamo pronti ad ospitare altri laboratori».

A tenere insieme scienza e cura sul fronte dei disturbi alimentari è proprio il concetto della fragilità, «è cambiato il modo di fare ricerca sui disturbi alimentari, il tema della fragilità è diventato centrale soprattutto quando si parla di adolescenti che sono un "cantiere in costruzione" e che hanno bisogno di essere accettati per costruire la consapevolezza di sè. Gli adulti con loro devono avere pazienza, devono essere fermi ma non giudicanti», ha spiegato Anna Ogliari, professore associato di psicologia clinica Università Vita-Salute San Raffaele Milano.

E proprio chi sta vivendo accanto ad un adolescente con disturbi alimentari ha saputo coinvolgere il pubbico con il suo toccante racconto, Margherita Viccardi, membro del Direttivo dell'Associazione Mi Nutro di Vita e mamma di Benedetta, che oggi ha 17 anni: «Vivere accanto a una ragazza con disturbi alimentari è difficile. Sono la mamma di cinque figli. Non c'è un manuale, non ci sono risposte. Alcune Asl non sono preparate e non sai dove trovare risposte e quale strada prendere. Ai genitori dico che, in questo caso, bisogna avere il coraggio di chiedere aiuto a chi può dartelo. Curare si deve, guarire si può».

Ma non da soli, questo è stato ribadito più volte. «Chi ha un disturbo alimentare è alla ricerca della propria identità - ha detto Laura Dalla Ragione, psichiatra e psicoterapeuta della Usl 1 dell'Umbria - perché si ha paura di vivere nel mondo. In questo momento ci sono anche tanti bambini e adulti che ne soffrono. Ma come fare per rinconciliare queste persone con il cibo, che è qualcosa di buono, ma che a loro fa paura? Bisogna fare rete e creare spazi di cura e di ascolato accoglienti, caldi, veri luoghi per l'anima dove le persone si sentono accolte. Fondazione Cotarella sta facendo anche questo».


Identità di salute

Roberta Rampini

a cura di

Roberta Rampini

classe 1968, giornalista professionista, corrispondente de Il Giorno dal 2000. Coautrice del libro Storie di cibo nelle terre di Expo. Poco addestrata ai fornelli, amante della buona cucina, adora raccontare le "anime" della tavola

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