Grande Milano, non fermiamoci

Zini (Camera Commercio): sfruttiamo l'onda di Expo. Sì a grandi eventi ma pure turismo low cost

25-11-2015
Quali prospettive per Milano? La città è rinata

Quali prospettive per Milano? La città è rinata anche grazie a Expo. Ora deve porsi nuovi scenari. Identità Golose ne ha parlato con Alfredo Zini, della Camera di Commercio meneghina

Com’è stata la Milano dell’Expo? E come si prospetta a divenire la città reduce dalla grande kermesse? Per rispondere alla prima domanda, vale la pena recuperare un’indagine condotta della Camera di Commercio insieme al Comune, presentata qualche settimana fa dall’Assessore al Commercio, Attività produttive e Turismo Franco D’Alfonso con Alfredo Zini, consigliere della Camera di Commercio stessa. L’indagine ha coinvolto oltre 1.000 turisti presenti sul sito di Expo nel mese di settembre. Gli esiti sono stati lusinghieri: Milano è risultata essere una metropoli da non perdere per chi sceglie l’Italia. I turisti stranieri ci hanno premiato con un otto in pagella; nove su dieci si sono dichiarati entusiasti soprattutto di certi scorci da non perdere: il centro storico, il quartiere di Brera, oltre ai rinnovati Navigli e alla nuova Darsena.

Positivo, ovviamente, il commento di D’Alfonso: «Expo ha portato migliaia di visitatori che si sono lasciati conquistare dalle bellezze architettoniche e culturali, ma anche dal rito dell’aperitivo e dallo shopping. I turisti hanno scoperto una città accessibile e ospitale, un luogo in cui tornare e da consigliare agli amici. Siamo orgogliosi di questi risultati e continueremo a lavorare in questa direzione. L’obiettivo è che Milano sia la meta imperdibile anche per il 2016».

Alfredo Zini

Alfredo Zini

Ecco, le prospettive: un tema che vale la pena di approfondire, ormai spentesi le fanfare dell’Esposizione. Proprio Zini, dal suo punto di vista privilegiato, offre a Identità Golose una lettura interessante dello scenario prossimo venturo. «Ancor prima di Expo, pure in previsione dell’evento, qui sono arrivati praticamente tutti – spiega l’interessato, che è anche presidente dell’Ebnt, Ente Bilaterale Nazionale Turismo – Prendiamo in considerazione anche solo il comparto food e i suoi addentellati: chef stellati, l’imprenditoria a loro legata, poi una migliore hotellerie… Abbiamo fatto un bagno d’eccellenza e di accoglienza, rapportandoci con diversi stili di vita, penso al forte interscambio con l’Estremo Oriente. Abbiamo toccato con mano la multietnicità». 

Uguali tendenze sono state riscontrate in altri settori: «E’ stato un bellissimo spettacolo vedere come la nostra città sia risultata attrattiva persino sul piano squisitamente economico-finanziario. Siamo andati oltre la moda e il design, dove eravamo già forti. E i benefici di questa crescita si sono goduti in tutta la regione».

Ora, è il suggerimento di Zini, sarebbe davvero un peccato non sfruttare questo trend e fermarsi: «Milano è tornata a essere locomotiva, grazie alla propria ottima dotazione infrastrutturale e ai collegamenti. Roma, in questo senso, è distante anni luce. Siamo la capitale economica. Ma non bisogna cullarsi sugli allori, anzi».

Almeno due i punti di criticità. Primo, la spinta di Expo è partita tardi, circa un anno fa. «Poi è stata efficace, nulla da dire. Ma ora la vedo un poco spenta. Siamo ancora pieni di delegazioni in visita, manca però un'iniziativa politico-istituzionale che garantisca uno scenario futuro. La vivacità va coltivata». Come? «Le strade possibili sono tante. Perché non si sono organizzate e non si organizzano subito grandi mostre, eventi che possano “tenere alta la tensione”? La Fiera è un nostro asset importantissimo, ma non va lasciata isolata. Da qualche giorno si è chiuso l’Eicma, il salone del motociclo: si poteva operare meglio per coinvolgere maggiormente la città, per far sì che, da kermesse settoriale, diventasse un evento di richiamo per tutti. E’ questa la strada da seguire. In questo caso, si è rimasti troppo fermi».

Altro problema, il ruolo delle periferie. «L’apertura di nuove stazioni della metropolitana, cui abbiamo assistito negli ultimi mesi, ci racconta una storia importante: la città sa cambiare rapidamente, anche zone morte e/o periferiche possono rilanciarsi, riqualificarsi, appena ci si attiva per renderle seducenti. Penso ad aree semi-centrali come Cenisio, San Siro, Monumentale… Ci vuole davvero poco per rendere un quartiere più vivo e accogliente. Ipotizziamo nuovi posti di aggregazione, anche solo a uno street food di qualità… Expo ci ha insegnato come i milanesi avrebbero voglia di stare all’aperto, va dato loro lo stimolo giusto perché si riapproprino degli spazi comuni. Cito ancora un caso: il Cimitero Monumentale è anche uno splendido museo a cielo aperto, il piazzale antistante andrebbe sfruttato meglio. Dobbiamo essere ambiziosi e creativi, paragonarci alle maggiori capitali del mondo».

Indubbiamente gli esempi fatti non toccano ancora la periferia vera e propria… «Vero. Expo ha reso evidente come la città viaggi a due velocità. Ci sono aree dinamiche e internazionalizzate, ma anche una Milano-lumaca, marginalizzata, poco coinvolta nell’Esposizione stessa. Si poteva gestire meglio la cosa, senza massacrare il bilancio: anche organizzare piccole feste, individuare una piazza remota dove la gente possa ballare il liscio – esemplifico al massimo – sarebbe stato importante. Non si è fatto, e le attività economiche che gravitano su queste zone ne hanno risentito, perché la gente si è spostata altrove. Dobbiamo recuperare il rapporto con tali realtà».

Dunque, l’affresco è ancora in chiaroscuro. «Un rischio c’è. E cioè che gli investimenti, l’attrattiva che è stata esercitata, non abbia uno sviluppo futuro sufficiente. Tante attività hanno aperto, ma devono essere supportate da circa due milioni di persone al giorno che frequentino la città, da fuori Milano: altrimenti rischiamo l’effetto riflusso». Questi due milioni sono, certo, quanti abitano nelle vicinanze e si muovono da pendolari; poi la fascia “storica” di turisti e di businessmen; inoltre quella attivata in questi ultimi mesi, che non va persa. Ma Zini pensa anche a un altro mercato: «Il turista dello shopping o quello dei congressi veniva in passato e tornerà in futuro. E’ una clientela prioritaria, perché ha capacità di spesa. Ma non dobbiamo pensare a una città solo d’alta fascia, pochi quartieri all’avanguardia, ristoranti di grande cucina e boutique di lusso. Esiste anche l’altra Milano, alla quale dobbiamo rivolgere le necessarie attenzioni, che come ho appena detto sono un po’ mancate».

Lo strumento per aiutarla c’è: «Esiste un grande bacino di turismo giovanile internazionale e low cost, sono milioni e milioni di ragazzi che si spostano e consumano, certo col portafoglio meno pieno dei loro genitori. Ma sono grandi numeri, e quindi business da intercettare. La stessa area Expo può essere utilizzata in parte per creare strutture ricettive dedicate a questa popolazione che poi inevitabilmente si sposterà a Milano, ben collegata, per le proprie attività. Vorrei tanti, tanti giovani in giro per la strada: durante Expo eravamo circondati da un mondo multilingue, ora molto meno. Invece la nostra deve essere una città che parla inglese 365 giorni l’anno. Abbiamo tre aeroporti a 50 chilometri, dobbiamo garantirci flussi di visitatori per 9 mesi l’anno, di tutte le fasce».

Anche perché Milano non ha mai saputo dare tanto: «I milanesi hanno riscoperto l’amore per la loro città, è tornato un senso d’identità e di orgoglio che si era appannato. Oggi o a breve praticamente tutte le zone saranno collegate con la metropolitana; i servizi sono migliorati… Sfruttiamo l’onda lunga. Pensiamo al nostro futuro risolvendo le criticità. Siamo stati per sei mesi capitale del mondo, non chiudiamoci di nuovo nel nostro guscio». Finestre spalancate, sempre.


Rubriche

Dall'Italia

Recensioni, segnalazioni e tendenze dal Buonpaese, firmate da tutti gli autori legati a Identità Golose