Le “week” milanesi, intese come festival, eventi, simposi e saloni, sono ormai quasi numericamente superiori delle 52 settimane segnate sul calendario. Fra le decine di appuntamenti, la settimana dedicato al mondo del vino ha saputo costruirsi, nel corso delle 9 edizioni sin qui organizzate, lo status di evento premium capace di coinvolgere la città, gli appassionati e di elaborare contenuti valoriali per l’intero comparto vitivinicolo. Milano Wine Week, partita il 17 ottobre e che proseguirà sino al 25, giunge in un momento di riflessione profonda del comparto alle prese con scenari geopolitici, provvedimenti normativi e trend di consumi che impongono cambiamenti per invertire tendenze di mercato non particolarmente positivi. Appare evidente come sia necessario, oggi più che mai, un modo diverso di raccontare l’universo vino che comprenda, oltre ai contenuti tecnici e di mercato, modalità di narrazione più prossime alle nuove generazioni per esaltare gli aspetti di condivisione e piacere
Fulcro dell’evento il Milan Marriott Hotel mentre all’Arco della Pace è l’Enoteca Mww a offrire un punto di simbiosi con la città e il pubblico. Una settimana diffusa, oltre 100 gli eventi sparsi per la città con produttori e appassionati per diffondere la cultura del vino e celebrarlo attraverso connessioni con arte, design, cultura e lifestyle.

Il brindisi d'apertura della Milano Wine Week 2026
«Dobbiamo interpretare questo momento di cambiamento - spiega
Federico Gordini, presidente di
Milano Wine Week – per dare una nuova forma al modo di raccontare il vino e l’universo che gli gravita attorno. I dati parlano di nuove tendenze e modi di consumo. Di generazioni che si accostano al vino in maniera completamente diversa rispetto al passato, con un consumo quantitativamente inferiore eppure molto più attento alla qualità e agli aspetti salutistici. Anche le abitudini al ristorante e nei locali si stanno modificando e il tema del prezzo - inutile negarlo in un momento di crisi economica - diventa elemento discriminante per le scelte dei clienti e dei consumatori. Ecco perché un evento come il nostro rappresenta uno faro sul modo di avvicinarsi e di comunicare il settore. Credo siano tre gli elementi sui quali concentrare maggiormente l’attenzione. Il primo è certamente l’esperienza da costruire attorno a un calice, fatta di narrazione, di territorio, del luogo dove avviene la degustazione e dalle persone. Fattori decisamente più rilevanti rispetto alle sole caratteristiche organolettiche. Poi la capacità di ibridare il vino con altri piaceri delle vita come l’arte, la musica, lo spettacolo. E infine il modo di presentare il prodotto. Packaging e label sono uno degli elementi decisivi nella scelta del consumatore e vanno studiati e realizzati in modo da esaltare il prodotto».
Giunta alla nona edizione, la Milano Wine Week guarda dunque al futuro. Il mercato premia la qualità e la spesa per ogni atto d’acquisto è in aumento. L’enoturismo è un driver di crescita e per la prima volta viene assegnato il premio Wine Destination of the Year che riconosce il valore dell’esperienza diretta al pubblico.
Milano diventa così, per 9 giorni, una grande città del vino, con oltre 100 appuntamenti e attivazioni diffuse che gravitano, come detto, attorno all’
Enoteca Mww ai Dazi dell’Arco della Pace, aperta per l’intera durata della manifestazione, luogo di incontro e scoperta dove degustare centinaia di referenze, incontrare produttori e lasciarsi guidare dai sommelier. L’enoteca è anche il cuore de “Il vino cambia forma”, nuovo progetto culturale nato dalla collaborazione tra
Milano Wine Week e
Spazio Di Paolo per esplorare il ruolo del design e dei nuovi linguaggi nella trasformazione del mondo del vino. Per tutti i nove giorni, una mostra dedicata al packaging design, affiancata da talk, incontri e happening, porta al centro il tema della comunicazione contemporanea del vino e della ricerca di nuovi linguaggi capaci di dialogare anche con le nuove generazioni.
«L’edizione 2026 nasce con la volontà di mettere in dialogo tutte le anime del settore, dai produttori agli operatori, dalla sommellerie all’hospitality, fino al grande pubblico, con un’attenzione particolare alle nuove generazioni e alla Gen Z attraverso momenti di business, formazione e confronto, ma anche con esperienze capaci di portare il vino fuori dai suoi contesti più tradizionali e farlo dialogare con la città - conclude Gordini - Milano, con la sua capacità di anticipare le tendenze e mettere in connessione mondi diversi, continua a essere il luogo ideale per accompagnarci verso il nostro decennale».