Tanto di cappello al tennista tedesco Alexander Zverev che agli US Open a New York, durante l’incontro con l’italiano Yannick Sinner, appena ha sentito uno spettatore urlare "Deutschland Über Alles!" si è recato dall’arbitro per protestare tale la forza evocativa del nazismo racchiusa in quelle tre parole. «Ha appena detto la frase più famosa di Hitler. È inaccettabile», ha detto il tennista di Amburgo. Il direttore di gara ha subito espulso lo spettatore.
Questo gesto, oltre a farmi pensare al razzismo quasi sempre tollerato nel nostro calcio perché gli interessi in gioco sono troppo elevati per danneggiarli, mi ha riportato al mese di agosto quando ad Agrigento una coppia si accomodò al ristorante di Mareme Cisse, brava e simpaticissima cuoca senegalese, salvo andarsene avuto conferma che la titolare fosse una signora di colore. Puro razzismo. Non fossero usciti spontaneamente, erano da allontanare come quella persona a New York.
E anche se nulla cancellerà questo episodio, bel gesto quello dei titolari dei Giardini del Massimo, il ristorante del Teatro Massimo di Palermo, che il 30 agosto hanno proposto una cena a 4 mani tra la Cisse, del ristorante Ginger di Agrigento - gestito dalla cooperativa sociale Al Kharub, e il loro chef Gianvito Gaglio con incasso donato in beneficenza. Bravi perché in una serata, grazie alla Cena della Teranga sono stati raccolti 3500 euro. Teranga, nella lingua dei Wolof del Senegal, definisce ciò che si offre all'ospite e che, con un gesto di reciprocità, impegna quest’ultimo a ricambiare.
In un viaggio attorno al Mediterraneo, gli chef hanno proposto un percorso partito dal cocktail di benvenuto, il Bissap Mediterraneo (bevanda tipica del Senegal), per proseguire con le entrées a base di Tartellettes di fichi, caprino erborinato di girgentana e miele della Valle dei Templi proposto da chef Cissé e Arancina di Mafè di chef Gaglio. L’antipasto è Alalunga, tenerumi, arachidi e zenzero del resident dei Giardini del Massimo, mentre i primi sono il Mariste, un couscous con gambero rosso di Mazara del Vallo marinato e lime su crema di kiwi e rucola, elaborato da Mareme Cissé e lo Gnocco di Thieboudienne di Gianvito Gaglio. Chiudono il menù due piatti della chef senegalese: Filetto di sgombro marinato e cotto in sottovuoto con verdure al vapore e cipolla Paglina di Castrofilippo caramellata e lo Sherbet di pera e Nero d’Avola.
Un successo. «Ogni persona che lascia il proprio Paese – ha detto Mareme Cissé - che sia la Sicilia, il Senegal o qualsiasi altro, porta con sé la propria cultura, saperi e storie che finiscono inevitabilmente per arricchire la nazione ospitante. È sempre stato così. Far parte di una comunità significa per me questo: condivisione, scambio e rispetto reciproco, per costruire insieme progetti e idee nuove e di valore. In sintesi, per creare bellezza».