Il 7 giugno alle ore 15 Augusta Bargilli sarà ospite a Identità Milano, sul Main Stage, per portare la sua testimonianza del mondo del vino che ha ispirato il regista Paolo Virzì a creare un capolavoro cinematografico, Cinque secondi, dove la storia narra anime, rimpianti e rinascita. Come afferma Augusta: «Il vino, come la vita e come il cinema, è collettività. Si fa con le persone, con le mani, con la voce, con la presenza. È un atto condiviso, un'opera che nasce dall'incontro, dal fare insieme. Il vino e il cinema nascono entrambi da una coralità, atti di luce e materia, di tempo e lavoro condiviso. Come scrisse Galileo Galilei, "il vino è un composto di umore e di luce". E così anche il cinema, un impasto di luce e ombra, di tempo e memoria che si trasforma in visione. Il vino, come il cinema, è custode del tempo».
Augusta appartiene a quella rara stirpe di donne che non inseguono il destino: lo riattraversano. Le sue radici affondano nella campagna toscana di Collemezzano, in una famiglia dove il vino non era semplicemente produzione, ma grammatica domestica, memoria tramandata, rito quotidiano. Poi la frattura: la depressione e l'alcolismo del padre dissolvono il patrimonio familiare, trascinando ogni cosa verso la perdita. Restano la madre, la terra e una forma ostinata di dignità. Per anni Augusta sceglie altrove. Dopo il passaggio a Miss Italia studia teatro e cinema, lavora nell'immagine, frequenta un mondo distante dalla ruralità delle origini. Eppure il vino continua a riaffiorare, silenzioso e inevitabile, come fanno le appartenenze autentiche.

Non come seduzione edonistica, ma come possibilità di ricomporre una genealogia interrotta. Il recupero della cantina di famiglia, riacquistata all'asta, segna così il principio di una restituzione intima prima ancora che materiale. La maternità, affrontata in solitudine a venticinque anni con la nascita della figlia
Aloisa, ridefinisce ulteriormente il suo sguardo.
Augusta torna alla terra, lavora per storiche famiglie del vino toscano e trasforma la propria traiettoria esistenziale in una vocazione agricola. Non abbandona il linguaggio artistico: lo trasferisce nella materia viva del vino. Non sorprende allora che
Paolo Virzì abbia riconosciuto nella sua storia la densità narrativa di una rinascita.
Cinque secondi attraversa infatti il dolore, la depressione, il ritorno alla vigna e la possibilità della redenzione attraverso la cura. Una visione che
Augusta conosce intimamente: per lei la terra non salva, ma ricompone.
Oggi vive in Friuli, a Prepotto, dove coltiva vecchie vigne con un approccio rigorosamente artigianale. Schioppettino, Refosco, Friulano e Picolit convivono con varietà internazionali radicate da decenni nella
ponca friulana. Vinificazioni essenziali, follature manuali, affinamenti misurati: ogni scelta rifugge l'artificio per inseguire profondità e verità espressiva.
Dal 2019 condivide vita e visione con l'enologo Pierpaolo Sirch, compagno anche di questo percorso agricolo e umano. Tre ettari appena, custoditi senza alcuna ossessione produttivistica, perché per Augusta il vino non coincide mai con la performance. Nel suo immaginario un calice deve evocare memoria, assenza, ritorno. Deve avere il respiro delle cose vissute. Per questo i suoi vini non cercano il consenso immediato: cercano riconoscimento emotivo. Come certi racconti sinceri, restano. Sarà con noi a Milano per raccontarci il suo futuro.